MANUALE DI NON SCRITTURA CREATIVA/1

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Esatto. Proprio così. Un manuale per NON diventare un aspirante scrittore. Per incoraggiarvi a smettere di scrivere. O per dirla in termini più gentili, per aiutarvi a capire se avete qualche speranza di essere pubblicati oppure no.

Vi dirò tutto quello che non vi hanno mai detto sui manoscritti inediti che se ne vanno in giro per il mondo, che rimbalzano dai sogni, al cassetto a un editore, a un altro editore ancora. E la prima cosa che vi dirò non è quello che si ripete sempre, ossia che è difficile farsi leggere, che ci mettono una vita a risponderti, che bisogna essere amici dell’amico della prozia dell’editore. No, la prima cosa che vi dirò è che la stragrande maggioranza degli inediti che arrivano alle case editrici non assomigliano neanche a un romanzo.

Ma andiamo con ordine. Invece di partire dall’inizio, dalla pagina bianca, partiamo dalla fine. Non voglio insegnarvi a editare il vostro romanzo. Voglio provare a darvi, un post alla volta, qualche consiglio per capire se vale la pena di editarlo. Suona un po’ crudele, lo so. Ma meglio arrivarci da soli che aspettare per mesi una risposta che non arriva. Anche perché se questo romanzo non funziona, non è detto che sarà così anche per quello dopo. E poi, lo ammetto, fra tutte le mie frasi lapidarie per cercare di scoraggiarvi, ogni tanto mi sa che mi scapperà anche qualche consiglio di scrittura (ma pochi, eh?).

Cominciamo dalla prima domanda che dovete porvi quando rileggete il vostro manoscritto. La domanda fondamentale. Che non è quali temi profondi veicoli il testo. E non è neanche come il vostro romanzo cambierà il mondo. La prima domanda da porsi è: Chi se ne frega?

Arrivati a pagina venti, trenta al massimo, se la sentite risuonare in qualche angolo del cervello, allora potete anche smettere di sistemare le virgole. E se non la sentite risuonare, provate a fingere di essere un lettore che ha pure pagato per avere fra le mani quelle pagine e chiedetevelo di nuovo.

Chi se ne frega? Perché dovrei andare avanti a leggere? Che cosa mi impedisce di chiuderla qui e andare a dedicarmi ad attività più gratificanti come una grattatina al piede?

Vi dico subito quali sono le risposte che non valgono:

– è interessante perché l’ho scritto io

– interesserà ai miei figli quando non ci sarò più

–  il senso di tutto lo si capisce nell’ultima pagina

–  poi c’è la risposta peggiore: il mio non è un romanzo come gli altri. Che fa un po’ lo stesso effetto di un carcerato che dice di essere innocente, per rendere l’idea.

Attenzione, non è necessario che ci sia qualche mistero irrisolto nelle prime pagine (anche se aiuta) o che vi sia un assassino da scoprire. Basta un personaggio abbastanza fragile e ferito, o affascinante e originale, che non si riesce a staccarsi da lui. Basta un’atmosfera avvolgente e intrigante. Basta una relazione conflittuale. Basta un’ingiustizia a cui porre rimedio, un torto da riparare. Basta che la posta in gioco sia abbastanza alta.

Basta. Ma non è per niente facile.

Altrimenti il mondo sarebbe pieno di scrittori. Non di aspiranti scrittori.

Alla prossima lezione!

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25 thoughts on “MANUALE DI NON SCRITTURA CREATIVA/1

  1. Direi che fra tutti i manuali di scrittura creativa che ripetono in continuazione che “tutti possono essere scrittori” (pare di sentire una versione, peraltro travisata, del motto di Gusteau di Ratatuille) ci voleva qualcuno che dicesse anche che magari prima di lanciarsi nell’avventura alla cieca è meglio farsi una o due domande!
    Complimenti, bellissima idea!

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    1. A tal proposito c’è un bellissimo libro di Alf Rehn che si chiama dangerous idea in cui si sostiene l’esatto contrario. La creatività non è per tutti, e soprattutto, NON E’ GRADEVOLE il più delle volte. 🙂

      Rinnovo complimenti. Finalmente Qualche voce fuori dal coro che sostengo pienamente! 🙂

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      1. Visto che son tanto rimasto colpito, avresti altri articoli che si collegano in qualche maniera ? Li apprezzerei molto molto! 🙂

        Io credo che per fare qualcosa di creativo, bisogna per così dire “sporcarsi le mani”! 🙂

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  2. Vero, verissimo, crudelmente. Il catalogo degli aspiranti scrittori e scrittrici è davvero vario. Tra quelli che dovrebbero capire che non è il caso di continuare ci sono coloro i quali non sanno neanche scrivere correttamente in italiano. Sbagliano la grammatica, la sintassi, la logica. Potrebbero avere anche qualche buona idea, ma senza la padronanza della lingua non andranno lontano. Per contro, un’altra categoria sono coloro i quali possiedono una buona padronanza dell’italiano, conoscono la grammatica, fanno buon uso della sintassi e magari anche delle figure retoriche. Ma si fermano lì. Cionondimeno sono convinti di essere degli scrittori. Saper scrivere bene non significa essere scrittori, è solo il primo, indispensabile, passo, ma il primo, non l’ultimo… Insomma, come mi pare voglia far capire Mara, perché un nostro scritto (non chiamiamolo più manoscritto, perché nessuno scrive più a mano) possa far centro dobbiamo immaginare di giocare una schedina del superenalotto. Solo se azzecchiamo sei numeri ci portiamo a casa il montepremi. Già se ne azzecchiamo solo cinque il premio è ridotto. Con quattro, poi, restiamo a bocca asciutta. Ecco, più o meno è quello che capita quando proviamo a proporre un romanzo a un editore. Dobbiamo azzeccare: la lingua, lo stile, la trama, l’originalità, la genialità, e infine dobbiamo possedere quello che comunemente, e anche volgarmente, viene chiamato “un pizzico di culo”. E avremo fatto sei.

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  3. Ma che bel post!! ….premetto sono solo una lettrice e ogni tanto mi capita per amicizia di leggere qualche scritto inedito. Non sono un’esperta, dalla mia al massimo ho la passione per la lettura, una buona mente analitica e la fortuna di aver letto molto e di tutto.

    Leggendo il post ma sopratutto queste due frasi:
    – il senso di tutto lo si capisce nell’ultima pagina
    -– poi c’è la risposta peggiore: il mio non è un romanzo come gli altri. Che fa un po’ lo stesso effetto di un carcerato che dice di essere innocente, per rendere l’idea.

    Ho letteralmente fatto la “hola”, specialmente per la prima frase. Ogni tanto mi capitato di dire all’amico che mi passa il suo scritto che un passaggio secondo me non ha “senso”, mettiamola così. La risposta tipica è: devi leggere quello che viene dopo. Tu cerchi di spiegare che per arrivare al “dopo” devi passare per il “prima” . A quel punto l’amico ti fa lo spiegono del perchè ha fatto una tale scelta che deve portare al dopo e tu tenti di spiegare che quelle cose non le deve dire a me ma devono essere scritte appunto o per lo meno lasciate intuire. Dopo una serie di battute in cui l’autore si ritrova spiegare ancora più nel dettaglio la sua scelta mi viene detto che non capisco perchè il suo romanzo/racconto è diverso dagli altri e lo capirò quando sarà pubblicato. La mia reazione a quel punto è semplicemente alzare le mani e auguragli ogni bene.

    Comunque grazie dell’articolo, mi sono sentita meno sola 😛 e scusa lo sfogo.

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  4. Mannaggia, quanta verità!

    Il problema è che esistono persone che acquistano romanzi apparentemente banali e semplici nel linguaggio, e poi fanno queste riflessioni: “Ma io sono più bravo di questo/a Tizio/a. Anche me potessi scrivere una storia così. Che ci volesse mai? L’italiano lo conoscesso anche io.”

    E poi tali manoscritti arrivano sulle scrivanie di tutti gli editor del mondo.
    Amen.

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