«Ho sempre pensato di scrivere rosa.»

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Non “ho sempre desiderato”, “ho sempre sognato”, “ho sempre sperato”. No. Pensato. Dopo le acrobazie per far capire che cosa accidenti scrivo (che potete leggere qui), non avete idea di quante volte me lo sono sentito dire. E il tono… Era a metà fra il finto umile e il confidenziale, un po’ vanesio e un po’ condiscendente, come se mi avessero appena detto che hanno sempre pensato di dare i propri gioielli in beneficenza o che anche loro ogni tanto si infilano le dita nel naso.

Non ho mai trovato il coraggio di ribattere e mi sono sempre limitata a un sorrisetto irritato. Mentre fra me e me pensavo che scrivere rosa non sarà come dimostrare qualche complesso teorema matematico, ma non è neanche una cosa che venga necessariamente bene a tutti, con rispetto parlando. Che il semplice fatto che non esistano master in Scrittura creativa del romanzo rosa non autorizza a pensare che si tratti di un passatempo per dilettanti. Ma allora perché quelle persone, tutte intelligenti e anche simpatiche, a dispetto di questa uscita, davano per scontato di esserne capacissime e che l’unica cosa che avesse impedito loro di farlo fosse la mancanza di tempo?

All’inizio, vi dirò, mi offendevo parecchio. Poi però ho sentito qualcuno dire a un fotografo professionista che anche lui si dilettava di fotografia, e un’altra persona definirsi “grafica” solo perché si era appena installata photoshop e un’altra ancora dire che aveva sempre pensato di mettersi a tradurre solo perché sa bene l’inglese. E mi sono ricordata di quando, anni fa, ai tempi in cui lavoravo come correttrice di bozze, qualcuno mi disse: “Che bello, il tuo lavoro, dev’essere un po’ come fare l’uncinetto, no? Rilassante.”

Rilassante?

Insomma, sono giunta alla conclusione che non è invidia, non è frustrazione, non è neanche presunzione e non è – credo – un insulto (anche se all’epoca lo considerai tale).

È senso di colpa mal gestito. Perché dietro queste affermazioni c’è la convinzione profonda che fare quello che ti piace sia sbagliato e definirlo un mestiere un’eresia. E se non è un mestiere, allora significa che non c’è bisogno di impararlo e che è alla portata di tutti. Di tutti gli sfaticati che possono permettersi di farlo.

Certo, alcuni rosa sono scritti male e sono imbarazzanti, non si discute. Così come ci sono case che crollano al primo soffio di vento. Eppure, strano a dirsi, non ho mai sentito nessuno affermare che aveva sempre pensato di fare l’architetto…

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6 thoughts on “«Ho sempre pensato di scrivere rosa.»

  1. Buongiorno Mara! Non ho mai seguito un corso di scrittura creativa, ma ho sempre amato scrivere; inizialmente, per vari anni, ho scritto poesie, poi mi sono spinto più in là, provando a scrivere racconti. Ho constatato che il genere di racconti che mi riesce meglio scrivere è quello rosa; al contrario, non riesco molto benee ad intessere trame per quei racconti che implicano un po’ di tensione e suspense… Buona giornata!

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  2. A proposito di essere pagati per fare quello che più piace (e che riesce meglio) a quanto stanno le tariffe dei calciatori di serie A? Peccato che non ci abbia mai pensato… 😉

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