«Devi scrivere la mia storia!»

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Sarà perché non capiscono bene che cavolo scrivo (si veda qui) o perché, più probabilmente, pensano che per scriverlo serva sostanzialmente un computer e non avere un cavolo da fare (si veda qui), ma un’altra delle cose che mi succedono quando dico che scrivo storie sentimentali è che salta sempre su qualcuno insistendo che devo scrivere la sua storia. La sua storia d’amore, ovviamente. Sono pronta a scommettere che ai giallisti queste cose non succedono.

Per capirci, identikit tipo della persona che me lo dice: donna, lavoro serio serissimo (mica come scrivere romanzi rosa, insomma), intelligente, realizzata, con marito e figli, e una storia d’amore appassionata alle spalle che se è rimasta alle spalle qualche motivo ci sarà, ma si sa che la memoria fa più miracoli di un chirurgo plastico.

Ogni tanto in questi casi ho il sospetto di essere l’equivalente di un corso di scrittura creativa. Dei sentimenti, però. Avete presente tutte quelle persone che per mettersi a scrivere un romanzo la voglia e il tempo non li trovano, ma per andare a un corso di scrittura creativa sì? Un po’ come andare dal dietologo perché non vogliamo smettere di mangiare o andare da un consulente matrimoniale perché siamo troppo pigri per fare sesso.

Non voglio dire che quelle storie d’amore non fossero belle, molte lo erano e qualche cosa ho anche rubacchiato qua e là, confesso, ma era l’insistenza a essere un po’ sospetta. La generosità, quella vera, non è insistente. Mi sembrava strano che quelle persone fossero davvero così preoccupate per il mio traballante futuro di scrittrice rosa (qualcuna fra l’altro non la conoscevo neanche, era amica di un’amica). In realtà, quello di cui avevano davvero bisogno era portare un po’ di magia nella loro vita, vederla da una prospettiva diversa, sentirsi speciali. (In quest’ottica, mi rendo conto, per quelle persone, più che a un corso di scrittura creativa assomiglio a un selfie…)

Certo, avevano trascurato un piccolo dettaglio, ossia che per scrivere una storia non basta trascrivere le esperienze altrui. E questa è sempre la parte che mi dà un po’ sui nervi, non ammettere che scrivere storie rosa sia un mestiere. In fondo, posso anche capire che per un’avvocatessa e un medico impegnati a ricucire le vite altrui scrivere storielle rosa sia un passatempo romantico e un po’ rétro, come prendersi cura delle aiuole.

Poi però salta fuori, ironia della vita, che anche la vita di un medico e di un’avvocatessa ogni tanto ha bisogno di una ricucita e che una storia romantica può fare più miracoli di un antidepressivo e di un buon accordo sugli alimenti.

La pezza rosa, insomma, ha il suo perché, anche se nessuno è disposto ad ammetterlo.

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4 thoughts on “«Devi scrivere la mia storia!»

  1. “(In quest’ottica, mi rendo conto, per quelle persone, più che a un corso di scrittura creativa assomiglio a un selfie…)”
    Sei troppo forte! La citazione è emblematica del tuo stile su questo blog!
    Ma lo scriverai un libro così? Faresti concorrenza a Rossella Calabrò ma in ambiti diversi, dai!

    Libera

    Mi piace

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