MANUALE DI NON SCRITTURA CREATIVA/4

Lachlan Hardy
Photo by Lachlan Hardy – CC

Siamo al quarto post (potete leggere qui il primo, il secondo e il terzo) e mi rendo conto che non vi ho ancora raccontato niente di me. Sono nata una quarantina di anni fa a Milano, vivo in Spagna e lavoro nell’editoria da circa vent’anni, come correttrice di bozze prima, poi come lettrice di manoscritti, editor e traduttrice e infine (anche) come autrice di commedie sentimentali.

Allora? Che ne dite? Vi è piaciuta la mia storia? Vi ha appassionati? Come? Non era una storia? Come no? Quel che mi è successo ve l’ho detto, no? E c’è il crescendo e perfino una specie di lieto fine, a ben vedere. Non mi dite che non vi ho intrigati. Che cosa vi è mancato?

D’accordo, ho esagerato, ma qualcosa di molto simile succede in più inediti di quanti immaginiate. Non raccontano: riassumono, riferiscono, informano il lettore di quello che è successo ai loro personaggi. Sinossi di quattrocento pagine spacciate per romanzi. E non è facile spiegare quello che manca alla storia, perché in realtà quello che manca è la magia, il tocco del narratore, la capacità di farci dimenticare che stiamo leggendo e trasportarci altrove.

La magia non sono in grado di spiegarvela, ma proverò almeno a indicarvi un paio di posti in cui la troviamo di solito:

– i luoghi

Ma come, l’ho detto chiaro e tondo che sono nata a Milano e ora vivo in Spagna, non vi è bastato?

No, non i luoghi geografici, non solo almeno. I luoghi intesi come gli spazi in cui si muovono i protagonisti, che sia una metropoli o la loro cucina. E non basta menzionarli. Chi legge deve vederli, percorrerli, sentirli. E questo ci porta dritti al secondo punto:

– le atmosfere

Che cosa avrei dovuto scrivere, che nelle redazioni delle case editrici ci sono livelli di stress da fare invidia a una sala operatoria prima di un trapianto, ma con i dizionari al posto dei monitor? Questo lo sanno tutti.

Appunto, lo sanno tutti. Quando descrivete un’atmosfera, se lo state facendo davvero bene, state inchiodando la vostra storia alla pagina, la state rendendo unica. Se riuscite a creare l’atmosfera giusta lo capite, perché la storia vera si sposta lì. L’atmosfera giusta però non sono due lucette su un panorama notturno. E potete aggiungerci tutte le cicale o i cani che ululano (sì, lo so, l’ho fatto anch’io) che volete. L’atmosfera giusta è uno stato d’animo. Anzi, quando è proprio riuscita, l’atmosfera è il grido che abbiamo dentro e che non riesce a uscire.

Beccatevi questa. Ma non c’è bisogno di aspirare a tanto, tranquilli. Fra gli scaffali c’è posto anche per chi sa raccontare una bella storia senza scomodare le urla che si porta dentro.

Raccontare una bella storia, però. Non riferirla.

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8 thoughts on “MANUALE DI NON SCRITTURA CREATIVA/4

  1. Ed anche qua mi trovo d’accordo. Su tutto. Solo una cosa però mi lascia un po’ perplessa. Qual è la soluzione ? Attenzione, non dubito che possa averla data. Solo che mi pare un po’ come, striminzita! 🙂 Dimmi, però, che son curioso. La eroina che si sporca le mani e che lo fa anche per me, questo proprio è impagabile! 😛 Grazie!

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    1. Nella soluzione c’è il segreto dell’essere scrittori e confesso che non so se sono in grado di darla. O di spiegarla. Il primo passo, secondo me, è pensare al lettore. Se si pensa davvero al lettore, con generosità, identificandosi con lui e con la storia che vorremmo leggere anche noi, quanto meno dovremmo essere in grado di capire se stiamo raccontando o riferendo.

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      1. L’obiettività non mi manca cara Rosa ma temo che se si tratta di cose mie, che questa vada a scemarsi. Gli amici ed i parenti manco a parlarne. Mi piacerebbe che si parlasse in un post tuo di quanta ipocrisia ci possa essere nei loro commenti per poi sentirsi dire che loro “non hanno letto neanche un libro nell’ultimo anno”. Io non son un gran lettore lo ammetto, ma se potessi, preferirei un commento di lettore “esperto”. Perlomeno lui mi direbbe come far sognare il mio libro o almeno provarci.

        Nascondo un filo di ipocrisia forse. Io leggo sulla media di cinque libri l’anno o quattro. Lo so, dovrei fare di più. Mea culpa. Non esiste scusante alcuno! 🙂 Provo a compensare leggendo i racconti altrui. Più che storie complete da libri io sono per racconti o serie di questi.

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