Imparando a sognare

Alfons Mucha, 1896
Alfons Mucha, 1896

Ci sono molti modi per combattere dalla parte delle donne, c’è il lavoro delle associazioni, c’è il lavoro di informazione dei giornalisti, c’è quello fatto a scuola dagli insegnanti contro gli stereotipi (quello che gli insegnanti migliori hanno sempre fatto, gender o non gender) e poi c’è quello di chi crea, nell’immaginario collettivo, modelli femminili e maschili diversi, insegnandoci che ruoli e diritti diversi sono possibili (e il femminismo rosa è uno dei modi per farlo).

Mariangela Camocardi con questo racconto fa due di queste cose: insieme a Emma Books devolve il ricavato delle vendite a Doppia Difesa, l’associazione che aiuta le donne vittime di violenza, e ci propone una figura femminile forte, romantica e indipendente, Clelia, ai tempi in cui sostenere il suffragio universale significava ancora essere anticonformisti.

Ecco la dedica dell’autrice, che apre Insegnami a sognare (Emma Books, 2012):

Lo spirito di sacrificio, la capacità di donarsi anche a discapito di sé, le rinunce fatte per amore, le prove affrontate con coraggio e accompagnate da un sorriso, sono il frutto di un antico retaggio insito nel DNA femminile. Come invisibili stigmate impresse da secoli di soprusi perpetrati sulle donne, tuttora vengono fatte oggetto di stupri e sopraffazioni che una società moderna e civile non deve e non può  tollerare. Molte denunciano, ma tante, troppe, tacciono.

È a tale scopo che dedico il mio racconto a chiunque viva un simile dramma sulla propria pelle con rassegnata impotenza, senza trovare la forza di ribellarsi. Un silenzio che stride e che dovrebbe invece turbare le coscienze di chi continua ad abusarne con crudeltà e cinismo.

Facciamo in modo che si ponga fine a qualunque tipo di violenza rivolta alle donne, contribuendo con la nostra solidarietà. Chi ancora subisce stupri e altre angherie ha bisogno di tutto il nostro aiuto.

Ed ecco un brano, che ci aiuta a conoscere Clelia. Siamo a Stresa, nel 1897:

Nonostante non ci fosse futuro per loro due, per un numero imprecisato di sere aveva sbirciato nella platea del Venus, nascosta tra le quinte, speranzosa di rivederlo tra gli eleganti e mondani gentiluomini che affollavano la sala.  Per vincere la delusione, in quei mesi si era esortata, per altro inutilmente, a smetterla di sospirare per lui. Scoprire che l’aveva rimpianta faceva esultare la parte di sé che non si era mai davvero rassegnata a vivere senza Pietro.

«Non sono riuscito a dimenticarti, Clelia.»

«Con queste parole vi siete guadagnato il mio perdono, ma ora devo andare perché sono stanca e…» Tacque e deglutì. Non poteva distogliere gli occhi dalla sua bocca carnosa, desiderando allo spasimo un solo, appassionato, ultimo bacio, prima di uscire in punta di piedi dalla sua vita.

«Sei maturata, Clelia» osservò Pietro senza spostarsi di un centimetro, ma anzi accorciando maggiormente la distanza che si frapponeva tra loro. «Sei diventata una donna ancora più bella di quanto ricordavo.»

«Grazie, ma il prossimo giugno compirò diciotto anni e sono una donna.»

«Ah, su questo nessun dubbio» annuì lui, passandola lentamente in rassegna con aperto apprezzamento. «Credi che potrei corteggiarti?»

Lei scosse il capo. «Non sono la fidanzata che fa per voi, temo.»

«Ci ho riflettuto, a dire il vero, ma sai un cosa? Ho capito che quando ci si mette di mezzo il destino c’è ben poco che si possa fare per sottrarsi ai suoi disegni. Lascia che ti dimostri fino a che punto sei importante per me.»

Perché insisteva e la tentava? Possibile non capisse che doveva lasciarla in pace? «Non voglio… non sono adatta a voi» ribadì Clelia arretrando, pronta a ruotare sui tacchi e a scappare. «Inoltre che dirà la vostra famiglia?»

«Mia madre vuole conoscerti, dopo ciò che gli ho raccontato di te. Vi piacerete, ne sono certo: lei è anticonformista, un po’ come te, ed è una sostenitrice sfegatata del suffragio universale. Mi ha detto: “Pietro, se ti entra in testa una donna e non ne esce più, quello è amore, puoi scommetterci”.

«Amore? Io non vi amo, e comunque voglio un uomo che mi consideri sua pari e non mi faccia sentire inferiore a lui.»

«Non mi ami? Te lo leggo negli occhi che menti.»

«Va bene, mento, ma le cose resteranno invariate tra noi due. Non ho mai sognato quello che non potevo avere. Anzi, io non sogno affatto.»

«Ti insegnerò a farlo,  amore, e ti renderai conto che ne vale la pena.»

Poi, incurante della ritrosia che gli opponeva, la tirò risoluto a sé e la tenne stretta qualche istante, prima di baciarla.

«Pietro, non ho nulla da darti» bisbigliò Clelia contro la sua bocca, quando si separò brevemente da lei. «Sono accadute cose nel mio passato che devi sapere, prima di stabilire se tu… se noi due possiamo…»

«Qualunque cosa tu possa dirmi non modificherà affatto i sentimenti che provo nei tuoi confronti, e avremo tutta la vita per farlo, Clelia.»

Lei comprese che niente l’avrebbe indotto a desistere, e a quel punto che altro c’era da aggiungere? Capitolò senza ulteriori obiezioni all’insidioso calore di quelle braccia, mentre Pietro le catturava di nuovo le labbra.

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