MANUALE DI NON SCRITTURA CREATIVA/6

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Non so quale sia il primo posto affollato che vi viene in mente (la spiaggia a ferragosto, i bagni delle donne al Salone del Libro, la pagina Facebook di Gianni Morandi), ma sappiate che non è niente, paragonato alla stragrande maggioranza dei manoscritti inediti. Una densità di popolazione che al confronto in Cina sono quattro gatti.

Personaggi nuovi a ogni voltar di pagina, non importa se la storia sta per finire o se è iniziata da venti pagine e il protagonista ancora non si è visto, loro ci sono sempre, l’esercito dei fedelissimi, gli interminabili personaggi secondari pronti a riempire ogni vuoto di trama e di ispirazione.

Per carità, non che un romanzo debba essere necessariamente un dramma da camera, affatto, ed è inutile dire che i personaggi secondari sono importantissimi e a volte possono fare la differenza. Ma che bisogno c’è di strafogare la storia di personaggi completamente superflui, con una certa tendenza alla logorrea, oltre tutto? Se la vostra protagonista va a bere qualcosa e il tizio dietro il bancone non ha altra funzione che servirle un cocktail, in quel momento, non c’è alcun bisogno di farlo parlare per cinque cartelle dei fatti suoi o di spiegare nei dettagli come è finito lì e che rapporto aveva con la madre. A meno che ovviamente tutto questo non si innesti in qualche modo nella trama principale. Certo, possiamo dare qualche indicazione sul suo aspetto, possiamo fare di lui un personaggio curioso, interessante, un po’ assurdo, possiamo (anzi, dovremmo) fare in modo che dia il suo contributo a definire l’atmosfera generale del romanzo o anche solo del locale (se il clima è cupo, il suo viso potrà essere esausto, severo, di un pallore inquietante, per fare qualche esempio banale), ma possiamo risparmiarci la sua biografia.

Sfoltire, sfoltire, sfoltire, è uno dei consigli che do più spesso. Come fare a capire quali personaggi sacrificare e quali no? Per prima cosa, chiedetevi se sono indispensabili, che ruolo hanno nella storia. Poi c’è un altro trucco.

Ricordate il gioco delle 10 differenze? Fatelo di nuovo, questa volta fra i personaggi secondari. Sì, perché di solito non è molto facile distinguerli l’uno dall’altro. Parlano allo stesso modo, sono poco o per nulla caratterizzati, hanno reazioni molto simili e le loro emozioni si ripetono. Sono intercambiabili, insomma. Se fra due personaggi secondari non trovate più di quattro differenze, allora molto probabilmente potete sacrificarli entrambi. Al vostro protagonista non servono otto amici tutti uguali, ne bastano un paio, ben caratterizzati e con un ruolo chiaro nella storia.

Degli altri, statene pure tranquilli, non sentirà la mancanza.

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9 thoughts on “MANUALE DI NON SCRITTURA CREATIVA/6

  1. Nel romanzo rosa più che mai, hai ragione Mara, i personaggi non possono essere utilizzati a riempitivo. Il romance funziona con una schiacciante abbondanza di scene a due. Anzi a tre: lui, lei e l’ostacolo. Se l’ostacolo non viene dall’esterno ma nasce dalla condizione di uno dei personaggi è meglio. Nelle scene a due, i due non passeranno il tempo a parlare di cose e persone esterne alla coppia ma di loro stessi. Esempio lui, lei e un segreto (lui viene da Marte, lui non ce l’ha, lui ha il pollice valgo). Questo impianto fondamentale lascia ai personaggi secondari pochi ruoli e molto precisi. Per esempio l’amica di lei ci fornisce l’occasione di far emergere per differenza la superiore qualità della protagonista. I personaggi che rappresentano il microcosmo sociale della vicenda servono sopratutto a far emergere la natura straordinaria di lui.

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      1. Ah ah ah! Avevo capito che era una battuta, ne ho approfittato per chiarire quel punto, perché ho visto che altrove era stato frainteso! Al bel libertino, poi, si sa, si concede tutto. 🙂

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