Manuale di NON scrittura creativa/7

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Oggi vi dirò una cosa che non vi diranno in molti e che probabilmente non troverete mai in un manuale di scrittura creativa: le vostre aspirazioni letterarie rendono. E rendono parecchio. Sono una boccata d’ossigeno per le casse agonizzanti dell’editoria. E non mi riferisco solo alle case editrici a pagamento. Corsi di scrittura creativa. Servizi di editing e di traduzione. Manuali. Il self publishing. A nessuno conviene dirvi di piantarla. Al contrario. I vostri sogni valgono tanto oro quando non pesano.

È uno dei motivi per cui si parla sempre meno del talento. Ha addirittura qualcosa di snob, d’altri tempi quasi, nell’epoca del Yes we can, in cui tutti possono fare tutto basta che si impegnino, sbattere in faccia a chi non ce l’ha il proprio privilegio alla nascita. Eppure il punto è tutto lì, non si scappa. Chi si impegna arriverà a scrivere un buon testo di intrattenimento, forse, ma senza talento non andrà molto più in là.

E così, fatti due conti e quattro corsi, il mondo si sta riempiendo a vista d’occhio di scrittori, spuntano come funghi a una velocità impressionante, dove meno te li aspettavi e dove te li aspettavi eccome. E non ci sarebbe niente di male, credo, anche se dubito che questa esplosione di creatività corrisponda a un aumento effettivo del talento in circolazione. Le storie ormai le scrivono tutti, perfino chi deve pensare il packaging di un bagnoschiuma o disegnare il percorso d’acquisto in un supermercato. Storytelling come se piovesse. Il punto è che con tanti scrittori ovunque, si è perso di vista un punto fondamentale: ossia che ai lettori degli scrittori non frega un accidente, in realtà.

Sono gli scrittori che amano parlarsi addosso, tenersi d’occhio e a braccetto, misurarsi, criticarsi, elogiarsi. Ai lettori gli scrittori non interessano mica. I lettori amano leggere, non amano gli scrittori.

Ecco il mio consiglio, allora: fate l’unica cosa davvero d’élite che è rimasta da fare, l’unica che vi distinguerà dalla massa: leggete. Non solo. Divorate storie, ingozzatevi di personaggi, scoprite quanti milioni di modi esistono per dire la stessa cosa senza dire la stessa cosa, perdetevi fra le parole.

E a furia di leggere e di dimenticarvi di voi, quando non ve ne fregherà più niente degli scrittori e degli aspiranti scrittori e delle classifiche e delle recensioni assurde a cinque stelline e delle ingiustizie del mondo letterario, quando avrete tolto il vostro dolce peso da sopra il manoscritto lasciando finalmente prendere fiato ai personaggi, la vostra storia, se è davvero buona, avrà l’ossigeno che le serve per crescere.

E con un po’ di fortuna, sarà rimasto in giro qualche lettore che possa godersela.

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38 thoughts on “Manuale di NON scrittura creativa/7

  1. Devo scrivere una recensione su un tappetino per fare yoga = sono una grande scrittrice. Intanto, mi preparo con:
    1. corso di scrittura creativa
    2. appuntamento con un editor (il testo è di ben otto righe… ok, scritte larghe…)
    3. appuntamento con una grafica (la cover va messa per il tappetino?)
    4. occhi dolci alle mie beta reader, cui non frega un c**** dei tappetini per fare yoga.

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  2. Bellissimo post oggi!
    Mi trovi completamente d’accordo. Forse perché, anche se mi diletto a scrivere ogni tanto, sono una lettrice compulsiva. Di quelle che non sanno proprio stare un giorno senza leggere. E poi mi piace commentare e sviscerare i libri letti con chi ha la stessa passione, anche se magari i gusti sono diversi.
    S’impara tanto analizzando un bel libro!

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  3. tristezza….tremenda tristezza…e come lettrice mi rinchiudo sempre piu’ nel mio angolino, rispolverando solo vecchi romance che nel tempo mi hanno regalato emozioni e tralasciando queste nuove grandi scrittici che scrivono manuali sul tappetino di yoga!

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    1. Oggi parlate tutte del tappetino di yoga, mi sa che mi sono persa qualcosa! Comunque sì, troppi scrittori arrivati e realizzati al primo libro, quando il lavoro dovrebbe essere appena cominciato. Ma di talento se ne vede sempre meno e quando lo si vede, chi non è in grado di riconoscerlo si permette pure di sbeffeggiarlo.

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      1. Non so se sia peggio l’applauso finto o lo sbeffeggio. Comunque è difficile trovare lettrici (o anche lettrici-scrittrici) con cui dibattere con piacere e serenità di libri, soprattutto se scritti da autrici italiane.

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      2. a me piace il dibattito. Lo scrittore deve conquistare il suo pubblico con umiltà. Piano. E’ difficile anche fare lo scrittore. Come far conoscere le nostre opere al pubblico? E quando non piacciono come prendere le critiche? Ci sono scrittori permalosi che non permettono nessun dibattito.

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  4. Ho sempre cercato la critica costruttiva. Serve a me a capire, migliorare. Poi il talento, bella questione. Se mi baso su i concorsi vinti sembra di sì, se valuto tutti gli altri che sono in stragrande maggioranza dico No. Ma il concorso misura il talento? Forse ho sbagliato metodologia. ( deliri di un martedì mattina in casa per capire)

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  5. C’è più invidia tra gli scrittori che tra avvocati. Ho trovato tanta cattiveria dentro ai gruppi letterali supportati da Facebook Lettori legati agli ennesimi titoli, sempre gli stessi. … Certo possono farci da guida (titoli e autori che hanno fatto scuola) e ci hanno dato tanto. Trovo giusto però che si dia spazio a nuovi “talenti” che hanno qualcosa da dire. Il problema è, se ti affacci e ti esponi per farti conoscere, questi, pieni di acrimonia, ti gettano addosso critiche gratuite, come se fossero di gente che senza leggerti e conoscerti, ti evitano di proporti. Quel che dici è vero: siamo tanti a scrivere e pochi quelli che leggono. Di certo l’editoria non aiuta uno sconosciuto, preferisce investire soldi facili su cantanti attori giornalisti e fare il copia incolla con costo per la traduzione di scrittori stranieri.
    Nel mio piccolo, quando leggo evito di criticare, al massimo poso il libro e non lo leggo. Ma è difficile che ciò accade partendo dal presupposto che la difficoltà a capire può essere mia e non dell’autore. Bado poco agli stili e tanto meno mi soffermo sul linguaggio adoperato, Mi interessa il contenuto. ciò che ha da dire l’autore.

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  6. Riflessione amara, ma vera…
    D’altra parte credo che la sensazione di perdersi nella scrittura di una sia un piacere che non sarebbe giusto negare a chi abbia voglia di cimentarsi. La pubblicazione di un libro o di un racconto, non si nega a nessuno, è vero, ma il vero piacere e quello della “creazione”.

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    1. Assolutamente, Angelo, come dici tu è un piacere che non si nega a nessuno. Quanto alla pubblicazione, il discorso cambia, secondo me, rispetto al piacere della creazione. Entrano in gioco altri criteri, fra cui le tanto odiate regole e logiche di mercato. Ma qui il discorso si allarga…

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  7. Bella riflessione la tua. Io da lettrice, ma anche da autrice, non voglio vedere lo scrittore spuntare come un pupazzetto a molla tra le righe. Spazio ai personaggi e alle storie. Quelle belle si fanno strada comunque, a scapito di invidie e conventicole.

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    1. Il talento va indirizzato e affinato con la pratica e l’esperienza, ma farne una questione di percentuali è a dir poco riduttivo. Neanche si trattasse di separare il grasso dal prosciutto in macelleria. Rimane il fatto che bisogna averlo. E non tutti ce l’hanno.

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  8. Libri, manuali, corsi…hai affrontato un tema che andrebbe parecchio approfondito. I grandi scrittori dei tempi andati non hanno frequentato nessuna scuola ne acquistato costosi manuali…ho creato anch’io un blog dove si parla di questo…bisogna aprire gli occhi e vivere la vita.

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    1. No, Chiara, non sono d’accordo. Non ho mai fatto corsi, ma ho letto alcuni manuali e mi hanno aiutato molto a limare, “sgrezzare” il mio approccio alla scrittura e migliorarlo nettamente (i miei primi scritti “istintivi”, quasi mi vergogno a rileggerli adesso). Insomma, i manuali non permettono di “cavare il sangue dalle rape”, ma, di sicuro, aiutano a migliorare il materiale di partenza.

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      1. Si, è vero, ci sono degli strumenti che aiutano a migliorarsi. Ho letto svariati manuali, alcuni costati altre i trenta euro, e l’unica cosa che ne ho tratto è stata ulteriore curiosità ma nessun metodo. Di sicuro chi vuole diventare “scrittore” e farlo per lavoro, deve conoscere gli strumenti, ogni mestiere ne ha di specifici. A mio avviso c’è chi ci lucra davvero parecchio. Nel mio blog ne parlerò. Saluti

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  9. Sono d’accordo con Angelo, quando un corso o un manuale sono validi, si impara moltissimo. E non solo sulla scrittura. Anche su se stessi, quando sono davvero ben fatti. Gli scrittori, quelli veri, hanno sempre qualcosa da dirti di magico sulla vita e sulle storie in cui vivono.

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  10. Bellissimo articolo. Prima di scrivere bisogna leggere… parrebbe scontato ma non lo è. 😉 Una persona che stimo molto un giorno mi disse che aveva una storia in mente e aveva voglia di scriverne, ma prima di farlo aspettava di leggere il suo millesimo romanzo. Buona domenica!

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