Manuale di NON scrittura creativa/8

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Le emozioni sono la nuova frontiera della pornografia. L’ultimo modo rimasto per spogliarci, dopo aver già visto centimetri di pelle a sazietà. E le emozioni positive, la felicità, la speranza, la gioia improvvisa, arrivano perfino più in là di quelle negative, ormai abusate. Se non credete a me, date retta ai pubblicitari, che ci si sono buttati a capofitto, con spot che strizzano l’occhio ai reality, il bello della diretta aggiornato al ventunesimo secolo.

Le aspirazioni letterarie, come i sogni in generale, sono uno strumento particolarmente raffinato di invasione della privacy. Ma non è mica solo Masterpiece a mettere a nudo i sogni altrui fra sorrisetti condiscendenti, anzi, quasi sempre facciamo tutto da soli. Nell’epoca dei social il pudore è diventato anacronistico, quasi asociale. Ogni giorno ci si ritrova circondati dalla messa in scena del processo creativo altrui. Baricco scrive in diretta il proprio romanzo e la sensazione è quella di sbirciare nell’intimità della sua camera da letto, cosa di cui personalmente farei volentieri a meno.

Facebook è diventato una tabella di marcia per aspiranti scrittori, con statistiche accuratissime sul numero medio di pagine che possiamo scrivere al giorno, un occhio sempre puntato sui computer altrui. Conosciamo i volti dei personaggi prima ancora di trovarli sulla carta, la loro casa, sappiamo come si vestono e dove si troveranno, i luoghi in cui si muoveranno, il tutto fra confronti accesi e preoccupati circa le proprie fatiche di scrittore. E a poco a poco, nell’indifferenza generale, la scrittura perde la propria anima, si riduce a un susseguirsi di numeri, prestazioni, tempistiche, tutto si uniforma e si appiattisce, anche ciò che per definizione è individuale e irripetibile, come il processo creativo.

Non solo tendenzialmente non frega niente a nessuno di quante pagine abbiamo scritto oggi, di quante ne abbiamo cancellate, se abbiamo messo la parola fine o scritto un nuovo numero di capitolo nel nostro manoscritto. Non solo. Credo che ci sia qualcosa di impudico. Che sia sbagliato. Sbagliato come raccontare le emozioni dei vostri figli a loro insaputa (sto aspettando con ansia la vendetta dei futuri diciottenni, quando scopriranno di essere diventati virali mentre ballavano in pannolino insieme al gatto di casa). La vostra storia è innocente. Ha bisogno di silenzio e discrezione. E il vostro dovere è proteggerla.

Ecco allora che in questo improvviso affollamento di scrittori potrebbe essere utile affidare loro un nuovo compito, quello di custodi delle emozioni, del loro segreto. Nella speranza che aiuti a tracciare una linea fra storie e storytelling, fra le trame che nascono dove nascono le emozioni e l’atto di raccontare che si fa merchandising.

Riprendiamoci il silenzio, nel caos entusiasmante del digitale. Fra tante voci, lasciamo che la scrittura almeno cresca nel silenzio.

Ogni tanto, tacciamo.

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14 thoughts on “Manuale di NON scrittura creativa/8

  1. Lo scrittore emergente è un gioiello da ammirare giorno dopo giorno 😀 e non per l’arguzia dei contenuti che ci appioppa sul social più gettonato del momento. E’ divertente seguire la dinamica (per chi ne ha tempo, ovvio) e scoprire alla fine un prodotto finito che sa poco di letteratura, ma tanto di presunzione. L’umiltà poi…
    Salut!

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      1. Questo tuo post mi spinge (ormai sta diventando un’abitudine) a riflettere attentamente. Io scrivo in coppia con Loredana Falcone che i nostri lettori chiamano “la metà oscura” perché a fatica partecipa alle presentazioni e comunque non ama la visibilità. Ecco, lei è il genere di scrittrice che ti piacerebbe perché non concepisce anticipazioni e piccole rivelazioni su quanto si sta scrivendo. A me invece piace. Non credo di ammorbare i miei contatti sui social, ma ogni tanto qualche traccia la lascio in giro. Certo non arrivo a dichiarare quante battute, quante pagine, quanti capitoli abbiamo scritto. Ma tra i nostri amici di facebook è diventata famosa la cucina di Loredana, luogo deputato ormai da anni alla creazione. Capisco il senso del tuo post, Mara. E so che hai ragione, ma per chi non ha ancora la fama e il battage pubblicitario di una grande CE, anche questa piccolz strategia di marketing può dare frutti, solleticando curiosità. E adesso linko il tuo post alla mia socia, fornendole così l’arma per imbavagliarmi 😉

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      2. Sì, è quello che mi hanno risposto anche in un gruppo. Ti ripeterò quello che ho detto lì: stanno scomparendo i confini fra scrittura e marketing e non credo che sia un bene. Una volta messa la parola fine siamo tutti (o quasi) costretti a farci promozione. Ma prima, durante la fase creativa, credo che il silenzio aiuti. Poi ovviamente ci sono tanti silenzi e tante voci diverse.

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  2. Ahimé,a volte la linea di confine con il merchandising è è estremamente labile (ho un pochino di coda di paglia… 😉 ), temo però che un prodotto ‘commerciale’ ne abbia anche bisogno. Ma hai ragione, mia saggia amica,le emozioni autentiche hanno bisogno di silenzio, lontano dal teatrino virtuale (spesso insopportabile) nel quale prima o poi la maggior parte di noi viene coinvolto o sceglie di coinvolgersi. Mi sembra molto appropriata una citazione da Giulia Alberico, che a sua volta la cita mi sembra dalla Margaret Atwood di “Negoziando con le ombre”: Voler conoscere lo scrittore dopo averlo letto è come voler conoscere l’anatra dopo aver mangiato il paté. che ne pensi?

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    1. Ahahaha! Bellissima! Ora ce ne vorrebbe una per chi vuole conoscere lo scrittore PRIMA di averlo letto. Secondo me dovremmo tacere finché non abbiamo messo la parola fine, poi tacere è impossibile, ahimè. Che gran privilegio poterlo fare e lasciar parlare gli altri al posto tuo!

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  3. Mi sono commossa. Sono sempre più sbalordita della sintonia che ritrovo nei tuoi pensieri. Che bello se tutti facessero qualche passo indietro, imparassero a custodire con rispetto le proprie emozioni e si curassero del modo di esprimerle, invece che degli altri. Mi sono un po’ allontanata da questo mondo virtuale, è davvero stancante e le mie energie voglio rivolgerle altrove.
    Ma davvero Mara non vuoi sbirciare nella camera da letto di Baricco??

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  4. Custodi di emozioni. Se lo scrivere è un mettersi a nudo, leggere è un penetrare tra le righe, le ossa delle emozioni dello scrittore. Con il mio romanzo ho consegnato le emozioni di quattro personaggi che sono state le mie. Ho sofferto e ho pianto su quelle pagine. Mi sono denudata. Esposta. Questo non per il mercato. Per chi vuole quelle emozioni come un abito da calzare.

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  5. In realtà, come lettrice, trovo stuzzicante leggere piccole anticipazioni, retroscena o rivelazioni su come nasce e cresce l’ispirazione. Ovviamente quando il tutto resta intrigante senza rovinare la sorpresa (e la lettura) e soprattutto se fatto da un autore (o un’autrice) che ammiro!

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