Manuale di NON scrittura creativa/9

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La fine della stesura di un romanzo è il momento delle domande. Alcune le trovate nei post precedenti, ma ce ne sono altre in cui arrivare alla domanda significa essersi già dati la risposta. Sono tutte quelle questioni che ronzano come mosche sul retro della nostra mente e a cui non sempre decidiamo di dare retta.

La mia protagonista non è troppo antipatica? Il suo migliore amico non è uno stereotipo? Ho descritto troppo poco il posto in cui si trovano? Manca l’atmosfera giusta?

Questo, ormai lo sapete, non è un manuale consolatorio, che vi incoraggia a scrivere e vi dice che ce la farete. Al contrario. Vi spiega tutti i motivi per cui il vostro testo potrebbe NON funzionare.
Il vostro e il mio, ovviamente.

A un certo punto della stesura del romanzo che sto cercando di terminare, per esempio, mi è venuto il dubbio che i miei personaggi non fossero abbastanza completi, di non averli descritti abbastanza e che fossero rimasti soprattutto nella mia testa. In questi casi, la risposta secondo me arriva leggendo, leggendo romanzi ben scritti, che amiamo e che vorremmo aver scritto noi. Io sono stata fortunata. In quel periodo stavo leggendo Le confessioni di Max Tivoli, di Andrew Sean Greer, e mi sono imbattuta in questa pagina magnifica:

Non mi rattristava vederla così cambiata. Qualsiasi suo innamorato di un tempo forse avrebbe guardato quella bellezza invecchiata di diciott’anni, piena di espressioni bizzarre e pensose come questa, e si sarebbe sciolto di malinconia per quello che era andato perduto. Ma io non provavo malinconia; io ero diverso. Di lei non conoscevo solo gli aspetti ovvi, gli occhi, la voce, il brio, ciò che il tempo sbiadisce dal corpo: conoscevo l’infausto colpo di tosse di quando si annoiava; conoscevo l’odore dell’anice che usava per coprire quello delle sigarette; conoscevo il brivido delle sue tre vertebre visibili quando un’idea la scuoteva; conoscevo il fremito delle sue palpebre irritate dalla stupidità; conoscevo le lacrime che le salivano agli occhi l’istante prima di uno scoppio di risa; conoscevo le sue grida tremanti nella notte, la voce da operetta nella vasca da bagno, le dita smangiate, il suo modo di russare. Le cose che conoscevo, la Alice che conoscevo, il tempo non le avrebbe toccate.

E ho avuto la mia risposta. Conoscevo i miei protagonisti almeno la metà di quanto Max Tivoli conosce la sua amata? Li amavo almeno la metà di quanto lui ama lei? Perché solo in questo caso potevo sperare che il tempo non toccasse neanche loro.

Ci sono momenti, insomma, in cui solo noi sappiamo qual è la domanda giusta. Ma la risposta può scuotere il nostro testo alle fondamenta con la forza di un uragano. E no, lo so che cosa state pensando, ma non funziona. Dire: “Non importa, io compenso tutto con la forza del mio messaggio alla quarta riga di pag. 247” serve più o meno come chiedere a un uragano se gli spiace passare qualche metro più in là. Ogni tanto funziona, non dico di no, ma quasi sempre si finisce gambe all’aria. E bisogna ricominciare da capo.

Del resto, è quando si finisce gambe all’aria che ci arrivano le idee migliori.

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9 thoughts on “Manuale di NON scrittura creativa/9

  1. Conosco i miei personaggi così? Sì
    Li amo così? Sì, tutti, anche le comparse
    Quindi Mara ti aspetto al varco: perché non riesco a scrivere tutte le storie che vorrei? 😉😉😉😉

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  2. Grazie per questi tuoi consigli: “La vostra storia è innocente. Ha bisogno di silenzio e discrezione. E il vostro dovere è proteggerla.”
    Proprio così, ancora di più, la mia storia è il mio bambino nudo quello che, come le mie figlie, non avrei mai il coraggio di mettere alla berlina, nè su FB, nè con una persona che non sia amica. E’ per questo che sto cercando di vestire la mia storia con le metafore, accogliendo un tuo fantastico consiglio. Fantastico come tanti altri che sto scovando in questo NON manuale e che stanno creando quell’empatia che solitamente c’è tra allievo e maestro.

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