La distanza dell’amore

Foto di Giuseppe Milo
Foto di Giuseppe Milo

«Mi ami?»

«Chiedimelo tra dieci anni, quando ti conoscerò meglio.»

La ragazza dagli occhi verdi racconta una delle storie d’amore più realistiche che abbia mai letto, uscita dalla penna di Edna O’Brien, la “Colette irlandese”, le cui storie però, come scrisse Philip Roth, “sono più buie e dense di conflitti”. La relazione fra Kate ed Eugene è descritta con grande pudore, ma mettendo a nudo in modo quasi spietato i sentimenti dei protagonisti, lasciandoli trapelare fra le maglie fittissime delle convenzioni, dei divieti, dei sensi di colpa.

Quel che più mi ha colpita, però, è il modo in cui la vicenda d’amore si intreccia al rapporto con la casa, con l’infanzia, con il punto da cui si è partiti, le origini rinnegate, sofferte o subite. Origini che in qualche modo comunque ci definiscono e non sempre trovano posto in una storia d’amore. “Molto spesso è la pur tanto desiderata separazione, la fuga dalla terra dell’infanzia, a esigere un’impossibile compensazione attraverso l’amore, fisico e romantico” si legge nella Nota sull’autrice in coda al romanzo.

La scena in cui il padre arriva a riprendersela e lei si nasconde sotto il letto, per poi uscire trasformata nel fantasma di sua madre, è forse il momento in cui questo rapporto viene messo in scena in modo più crudele e vivido.

«E così abbiamo tutti e due bisogno di un padre» le dice Eugene. «Abbiamo qualcosa in comune.»

Lungi da me, ovviamente, voler appioppare etichette all’autrice o alla sua lotta personale per l’emancipazione, ma nelle mie riflessioni sul femminismo rosa questo è un tema fondamentale. Il rosa femminista, infatti, è anche quello capace di usare l’amore per raccontare se stesse, il rapporto con ciò che siamo davvero, il triangolo complesso che unisce la donna alla persona amata e alla casa da cui proviene e che racchiude il suo senso di appartenenza. Forse per la difficoltà, in questo triangolo, di riuscire ad appartenere (anche) a se stesse. Perché la relazione amorosa è il momento nella vita di una donna in cui spesso si scontrano, in un conflitto prima di tutto interiore, i modelli imposti dalla società, il desiderio di concedersi e quello di restare fedeli innanzitutto a se stesse.

Ecco dunque che il femminismo rosa oggi può servire anche a questo, a un percorso che va in una direzione diversa, un percorso intimo e personale di riscoperta di sé e dei propri diritti attraverso i sentimenti e i differenti modi di vivere l’amore. Accanto alle battaglie sociali, insomma, il femminismo rosa può combattere un’altra battaglia, più complessa e segreta, e ancora più difficile da vincere. Quella per trovare la propria strada verso la felicità e verso se stesse, la stessa strada che a volte ci allontana da casa e volte ci costringe a tornare, sempre alla ricerca della distanza giusta, dalle aspettative altrui e da noi stesse.

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2 thoughts on “La distanza dell’amore

  1. Non sempre la strada verso la felicità e quella verso se stesse coincidono. Quale scegliere? Personalmente, la seconda. Anche se, lo confesso, si tratta sempre e comunque di una scelta dolorosa. Ma non possiamo abdicare a noi stesse, a ciò che siamo, a CHI abbiamo costruito con fatica, sacrificio e determinazione, per raggiungere la felicità. Che poi, non si rivelerebbe tale. Perché, intanto, avremmo perso noi stesse. Sarebbe una felicità artefatta, insincera. Ecco, quindi, che quella domanda “Mi ami?” e quella risposta “Chiedimelo fra dieci anni quando ti conoscerò meglio” riunisce -finalmente- quelle strade. La felicità da conquistare, senza perdere noi stesse. E l’accettazione piena da parte dell’altro. Per quello che siamo, per quello che diventeremo, man mano che il tempo passa. L’amore del “e vissero felici e contenti” è solo l’inizio della conoscenza. Dell’amore vero. Della felicità genuina.

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    1. Non svelo niente del romanzo, dico solo che quel dialogo è molto meno romantico di quanto forse può sembrare estrapolato dal contesto. È di un realismo schiacciante. E Babette come al solito hai centrato esattamente il punto, molto più di me: la strada verso la felicità e quella verso noi stesse non sempre coincidono. È una di quelle frasi così vere da essere dolorosa.

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