Manuale di NON scrittura creativa/10

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Gentile lettore, grazie per i preziosi consigli che ho trovato nella sua scheda. Solo mi preme segnalarle un fraintendimento che temo abbia intralciato la sua analisi e le abbia impedito di comprendere appieno il senso del mio racconto.

Il nome della fidanzata del mio protagonista non è Ada. È Alba. Perché rappresenta un nuovo inizio, una nuova possibilità. Un nuovo orizzonte. Che poi non a caso è il nome del locale dove si conoscono, che però lei ha tralasciato di citare nella scheda, cosa che mi conferma nella mia teoria che il senso complessivo del testo le sia sfuggito. Ora, come può essere così sicuro che il mio romanzo non meriti di essere pubblicato, con tanti errori di interpretazione da parte sua?

No, non mi è arrivata davvero. Ma me ne sono arrivate di molto simili, e il senso più o meno era sempre quello. Mi era sfuggito un dettaglio, non avevo colto, non avevo capito. Dimenticando la regoletta che ci insegnano da piccoli: si dice “Non mi sono spiegato”, mai “Non hai capito”.

I dettagli sono importanti, sono fondamentali, ma non sono paillettes, non li si appiccica sopra una storia per darvi un senso. Il senso deve emergere dalla storia stessa, il vostro messaggio, per arrivare in modo convincente, deve farsi metafora. E se non c’è storia, che la protagonista si chiami Alba come segno di un nuovo inizio o Alma perché rappresenta l’anima o Abba perché a vostra nonna piacevano tanto, il romanzo non funzionerà.

Nel post precedente abbiamo parlato dei tornado che possono investire la nostra storia. Poi ci sono i momenti in cui la storia va a picco. In quel caso, io non perderei troppo tempo a discutere di quanto è grande la punta dell’iceberg o a mettere in salvo l’argenteria, io correrei a riparare lo scafo.

Lo dicevamo anche qui, troppo spesso chi scrive si affanna su dettagli inutili e perde di vista l’unica cosa davvero importante: prendere per mano il lettore e accompagnarlo in un mondo che soltanto voi conoscete davvero. E se lo tenete ben stretto, non importa se legge Ada invece di Alba, ci sarà la vostra mano a guidarlo nel cuore della storia, esattamente là dove volete che arrivi, guidando il suo sguardo e il ritmo del suo respiro.

Ma dovete conoscere la vostra storia abbastanza bene da essere disposti a perdervi, almeno una volta, a buttare la mappa e muovervi a tentoni, insieme al lettore.

Perché se non saltate voi, che lo tenete per mano, se restate aggrappati ai dettagli e non vi buttate, non salterà mai neanche lui.

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10 thoughts on “Manuale di NON scrittura creativa/10

  1. La storia prima dello scrittore. A volte si crea un’affinità elettiva, a volte no. Ma bisogna sempre cercare di perdersi in quello che si scrive. Essere dentro, immersi, sommersi. E poi, sì, una volta finito, tornare a galla e prendere le distanze, per giudicare con occhio critico. Ma prima no. Entrambe le cose sono impegnative. Tuffarsi fino a perdersi e poi tornare su e decidere se quel tuffo ci ha fatto trovare delle perle in fondo al mare o se abbiamo solo dato una testata contro uno scoglio.

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  2. Una volta scritta, la storia appartiene a chi la legge. Ed è il lettore l’unico giudice valido. Poi potrei raccontare episodi spassosissimi di colleghi (nel senso di giornalisti) che hanno scritto articoli di presentazione di romanzi dei quali non sono riusciti a interpretare neanche la sinossi. E allora altro che Ada per Alba. Io e Loredana ci siamo ritrovate due protagonisti che erano fratello e sorella trasformati in teneri e sfortunati amanti.

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  3. Ciao Mara! E’ facile, quando si inizia a scrivere, impuntarsi su dettagli di poco conto, perché non si capisce quanto incidano i vari aspetti della storia sulle impressioni del lettore. Il problema è fermarsi a quello stadio, perché ci si sente scrittori già fatti e confezionati.

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    1. Verissimo. Poi secondo me c’è anche un altro problema: vogliamo comunicare un tema preciso, ma non siamo in grado di tradurlo in una storia, in una metafora, in un’atmosfera, nel percorso dei personaggi. Così lo racchiudiamo tutto in alcuni dettagli “posticci”, a effetto, che però da soli non possono veicolare l’intero senso della storia. Sull’ultima frase, oh, quanto hai ragione!

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    1. Complimenti, Sabrina, davvero. Io non sono sicura di essere così coraggiosa. Una parte di me vuole sempre tenere tutto sotto controllo e ha una gran paura di mollare le redini e scoprire che la storia le si sgretola davanti. Ma hai assolutamente ragione tu!

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