Ebook, il futuro è social

zeromsi pixabay

Il primo sbaglio è stato farla sembrare una guerra, fra cartaceo e digitale. Non lo è e non lo è mai stata. Il digitale non ha mai guardato con aria minacciosa il cartaceo annunciandogli che aveva i giorni contati. Gli ha dato una spintarella, al massimo, un fatti più in là, ora raccontiamo in due. Nient’altro. Digitale e cartaceo possono e devono convivere.

Il secondo sbaglio è stato insistere che “un libro è un libro” quando digitale e cartaceo sono diversi, si prestano a situazioni di lettura diverse, hanno dinamiche d’acquisto diverse e devono avere prezzi completamente diversi. Il supporto conta, ha sempre contato, dall’invenzione della stampa in poi, e ha sempre portato a un’evoluzione dei contenuti.

Il terzo sbaglio discende direttamente dal secondo ed è insistere che il digitale debba diventare sempre più interattivo, colorato, animato, sempre più app e sempre meno libro. Non sono d’accordo. I libri interattivi sono uno dei tanti figli del digitale, ma assomigliano più ai giochi di ruolo che alla narrativa e sono destinati, secondo me, a restare una cosa a sé. Alcuni dati recenti mettono in luce che la fetta più grande del digitale se l’è accaparrata l’editoria indipendente, che per la maggior parte è formata da autori che la scelgono come alternativa agli editori tradizionali, ma vogliono comunque un prodotto che assomigli il più possibile ai loro. Non a un gioco di ruolo, che richiederebbe oltretutto competenze e figure professionali completamente diverse.

Eppure è evidente che il digitale è destinato a cambiare, che sta attraversando una fase di passaggio, ancora costola del cartaceo e tentatore solo a metà. Ma che futuro lo aspetta?

La pubblicità a piè di pagina? Gli abbonamenti? La versione letteraria di Ryanair (che ho descritto qui)?

No, sono pronta a scommettere di no. Il rapporto fra lettore e libro è troppo prezioso e fragile. C’è solo un caso in cui siamo disposti a fare eccezione, quando l’intruso ha letto o sta leggendo lo stesso libro che stiamo leggendo o abbiamo letto noi. La longevità e l’affollamento dei gruppi nati sui social con questo scopo sono lì a dimostrarlo. C’è solo una cosa più bella della lettura, è leggere insieme, commentare, confrontarsi, tornare a rivivere le pagine amate attraverso lo sguardo altrui.

Ecco allora come immagino – e come vorrei – il futuro degli ebook: come una sorta di club del libro in diretta. Un po’ ereader, un po’ Goodreads, un po’ store, tutto in uno. Dove se voglio me ne sto per i fatti miei, se sono curiosa sbircio le evidenziazioni altrui e le loro note, se voglio lasciare traccia della mia lettura aggiungo un commento, e magari posso anche chattare alla fine di un capitolo o del libro, trovare recensioni autorevoli e altre meno autorevoli, farmi consigliare la lettura successiva, chiedere in diretta a un lettore inglese com’era in originale una certa frase.

Un digitale sempre meno freddo e solitario, senza profumo e senza peso, d’accordo, ma in grado di raccogliere intorno alle pagine di un libro la comunità dei suoi lettori, anche quando è sparsa ai quattro angoli del globo. L’equivalente digitale dei foglietti e delle storie di vita nascoste fra le pagine dei libri, tanto amati dalla libraia di Il libro dei ricordi perduti.

Un digitale sempre più social, insomma, e sempre meno cartaceo.

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8 thoughts on “Ebook, il futuro è social

  1. “Un po’ ereader, un po’ Goodreads, un po’ store, tutto in uno…”
    Questo è il mio profilo di lettrice! (Mara, ma mi stavi spiando?! :D)
    Ci aggiungerei anche la fantastica possibilità di organizzare la propria libreria digitale in tante sezioni, dove un libro può comparire in mille posti diversi ed essere sempre pronto a essere letto o riletto (persino in coda alla posta ;P).
    Per me che leggo tanto e posseggo centinaia di libri in digitale questa è una comodità non indifferente.

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  2. “Ecco allora come immagino – e come vorrei – il futuro degli ebook: come una sorta di club del libro in diretta. Un po’ ereader, un po’ Goodreads, un po’ store, tutto in uno. Dove se voglio me ne sto per i fatti miei, se sono curiosa sbircio le evidenziazioni altrui e le loro note, se voglio lasciare traccia della mia lettura aggiungo un commento, e magari posso anche chattare alla fine di un capitolo o del libro, trovare recensioni autorevoli e altre meno autorevoli, farmi consigliare la lettura successiva, chiedere in diretta a un lettore inglese com’era in originale una certa frase.” Quoto tutto!

    Tra l’autore e il lettore c’è un libro, quante volte quest’ultimo è diventato il fulcro di un’intimità così forte da divenire quasi un legame parentele? Leggere le parole che ha scritto un altro e sentirle mie, come fosse nella mia testa, questo è empatia.
    Il digitale, l’ ebook, i blog permettono, a mio avviso, di aumentare questa condivisione, questo rapporto di cui il libro è uno splendido mezzo.
    Ci si legge 🙂

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  3. Penso che le piattaforme come Bookolico – streaming dei libri, per capirci, modello Spotify – dovrebbero evolvere in questa direzione.

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    1. Concordo. Ed è necessario rivedere e ripensare gli ereader, perché smettano di scimmiottare i libri cartacei. Quanta strada da fare, e tutti a piangere la morte delle storie, quando sotto un certo punto di vista sono solo agli inizi! (Con il libro cartaceo sempre accanto, va da sé.)

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