Manuale di NON scrittura creativa/13

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Funziona un po’ come per le bugie. Fornire troppe spiegazioni non richieste è il modo migliore per far insospettire chi ci ascolta. Sempre meglio dare molto per scontato, dire il meno possibile, rimandare tutte le spiegazioni che possono essere rimandate e fornire solo le informazioni necessarie.

Con le storie è lo stesso.

Le informazioni sono il cruccio di molti scrittori, se le portano nello zaino come un fardello che non vedono l’ora di svuotare nella storia e farla finita. Ecco così che sul più bello, magari quando l’eroe è in pericolo di vita e i paramedici sono arrivati appena in tempo e stanno per praticargli l’iniezione che potrebbe salvarlo, senza sapere che il nostro eroe è allergico proprio alla medicina che stanno per sparargli in vena, mentre la siringa viene preparata, la storia si interrompe per:

  • avvisarci che il protagonista è allergico a quel farmaco (adesso?!).
  • spiegare che di solito tiene sempre al collo una targhetta che avverte dell’allergia ma che giusto il giorno prima se l’era tolta in piscina dove va tutti i mercoledì da undici anni ma poi l’ha dimenticata negli spogliatoi e quando se n’è accorto era troppo tardi e la piscina era chiusa.
  • raccontarci di quando da piccolo si trovò in una situazione identica e fu salvato dalla teppa della scuola che tirò il pallone contro l’infermiera un attimo prima che gli somministrasse la medicina.
  • spiegare che il nostro eroe ha sempre avuto un terrore cronico delle siringhe e che da piccolo si nascondeva sotto il letto per non farsi trovare ed era sempre il cane a rivelare la sua presenza alla madre
  • una breve storia degli otto anni di vita del cane, morto tragicamente sotto le ruote dell’auto del padre del protagonista.

E quindi, dov’eravamo rimasti? Appunto, dove eravamo rimasti?

La tensione della scena ormai è andata e il lettore ha perso ogni interesse, travolto da una valanga di informazioni inutili. Ma allora, quando dobbiamo informare il lettore e come fare a capire quali informazioni gli servono e quando?

In realtà, distribuire le informazioni è più facile di quanto sembri: basta aspettare che ce le chieda la storia. In qualche caso, dovremo tornare indietro e aggiungerle qualche capitolo prima, come nel caso dell’allergia del protagonista, ma è sempre la storia ad avvisarci, a chiedere spiegazioni, a esigere dettagli. Capiterà perfino di trovare le informazioni sulla pagina prima ancora di averle pensate.

La chiave, però, è limitarsi alle informazioni indispensabili. E per indispensabili intendo proprio indispensabili. Chi decide se sono indispensabili, chiederete voi? Siamo sempre lì: lo decide la storia.

Voi per esempio avete stabilito che la vostra protagonista ha divorziato cinque anni prima. Ma se ha perso del tutto i contatti con l’ex marito, se l’ex marito nella storia non compare, se nessuno dei personaggi sente il bisogno di chiederglielo o di ricordarglielo, se lei stessa non sente mai il bisogno di ripensare al primo marito e agli errori e alle gioie del primo matrimonio, allora è molto probabile che non abbia bisogno di saperlo neanche il lettore. E che la vostra protagonista non abbia mai avuto una fede al dito, qualunque passato avreste voluto per lei. Come bravi genitori, ogni tanto dobbiamo tirarci indietro e arrenderci all’evidenza: i nostri personaggi non fanno sempre le scelte che riteniamo più adatte a loro.

Se un’informazione è importante, sarà la storia a chiederla e se avete costruito bene la trama  e il personaggio, non ci sarà neanche bisogno di informare il lettore, perché lo capirà da solo. Non esiste insomma una regola universale sul momento giusto per dare un’informazione, ma in linea di massima vale sempre la pena di rimandare tutte quelle che possono essere rimandate, con almeno due eccezioni: la bomba e la pistola.

La bomba è quella di cui parlava Hitchcock, nascosta sotto il tavolo a cui chiacchierano tranquilli i due personaggi. Lo spettatore può non saperne niente e saltare sulla sedia insieme a loro, ma se lo sa, la tensione della scena salirà alle stelle. Anche la pistola arriva dai manuali di sceneggiatura, che insegnano che se a un certo punto compare una pistola, prima o poi dovrà sparare. Vale per qualunque informazione mettiate nella storia. Se non è importante, se la storia non ve lo chiede, meglio evitare di aggiungerla. Ma se la aggiungete, prima o poi dovrà farsi sentire.

Ascoltate la storia, insomma, e parlate solo se interrogati, come si diceva una volta ai bambini. Non so se i bravi scrittori lo facevano, ma sono pronta a scommettere che sono ottimi bugiardi.

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12 thoughts on “Manuale di NON scrittura creativa/13

  1. La spiegazione è una brutta bestia!
    Mi trovi totalmente d’accordo sul fatto che raccontare una storia non voglia dire sviscerarne le motivazioni, ma piuttosto suggerire i perchè fornendo uno spunto su cui il lettore possa compiere un proprio atto di immaginazione.
    Ma purtroppo non è sempre facile! Nel mio ultimo racconto, io stessa (beh, sono alle primissime armi, abbiate pietà!) mi sono lasciata incastrare da una subdula delucidazione che si è insinuata prepotente nella narrazione, ahimè, uccidendola!
    Sbagliando s’impara, annunciava un altro vecchio detto.

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  2. ottimo articolo.
    Vorrei aggiungere qualcosa per chi scrive noir. Le informazioni “in itinere” sono necessarie se non vogliamo che la soluzione scenda dal cielo o esca dal cappello del prestigiatore. Ma è necessario fornirle seguendo alcune accortezze in modo che il lettore, quando gli servirà l’informazione, possa pensare “eppure me l’aveva detto!”. Posso segnalare alcune accortezze che ho trovato facili da gestire e con discreti risultati: 1) l’informazione è fornita insieme ad altre che sul momento sembrano tanto più interessanti da lasciarla in ombra. 2) l’informazione è fornita ma in modo incompleto e fraintesa. 3) l’informazione è in contrasto con un’altra che sembra molto più attendibile. 4) l’informazione è fornita da una fonte ritenuta poco attendibile.
    conosco altri trucchi, ma questi sono giù sufficienti per gestire una storia non molto complessa.
    Come disseminarli? Posso rivelarvi il mio sistema ma ogni giallista ha il suo.
    Ok, ecco il mio di me! Quando ho finito quello schifo che chiamo prima stesura, comincio le riletture e mi segno nel diario di bordo (revisione e inserisci commenti, molto più pratico che metterlo su un foglietto che poi perderei) “qui un accenno a X”. Quando rileggo una seconda volta, bado al diario di bordo, effettuo spostamenti di inserimento informazioni. Alla terza letta provo a inserire. Alla quarta vedo come va…
    Un consiglio: non usare sempre lo stesso trucco, il top è combinarne due.
    Di solito ne semino almeno cinque o sei in un mariani.

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  3. La nostra scrittura dopo anni di esercizio e di pubblicazioni, sta evolvendo in una forma sintetica che ci piace molto. Istintivamente cerchiamo di dire solo il necessario mettendo il lettore nella necessità di leggere tra le righe. Però, nel romanzo top secret che stiamo scrivendo, un editore che ha letto un’anteprima, ci ha chiesto di essere molto più esplicite. Di non chiedere troppo al lettore. Niente infodump, sia chiaro, però a nostro parere è intrigante leggere una storia che ti costringe quasi a un lavoro di indagine per capire, conoscere, inserirti nella vicenda.
    Il tuo post è imperdibile, come sempre.

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    1. Ogni storia chiede più o meno informazioni all’autore, è vero. È un gioco fatto di equilibri molto delicati. Ed è vero anche, come fai notare giustamente tu, che a volte la storia chiede ma deve essere il lettore a rispondere. E qui la decisione si fa ancora più difficile. Grazie, Laura!

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  4. Un articolo molto interessante. Effettivamente non è facile gestire il tarlo delle informazioni. A volte sembra che servano a riempire la storia, a temporeggiare, quasi infilate a forza come tappa buchi. Questo accade forse per il fatto che viene travisato un fondamentale. Certo al lettore interessa sapere vita, morte e miracoli dei personaggi, ma sono d’accordo con te, nei momenti e nei tempi giusti. Via il superfluo, quello che non aggiunge niente alla storia. In fondo un romanzo è come una pianta, va annaffiato di tanto in tanto, quando lo richiede. Complimenti Mara!

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  5. Proprio vero. La storia e i personaggi, se ben ascoltati, sanno indicare cosa scrivere e quanto, relativamente alle informazioni (e non solo). Una sottolineatura importante, la tua, Rosa.
    Da tenere presente, in particolare nella fase di revisione, in cui è opportuno, spesso, tagliare e spostare brani.

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