Confessioni di una lettrice sedotta e abbandonata dal Kindle

Foto Toto @ Matinino (CC)

Buongiorno, mi chiamo Mara e non tocco un Kindle da almeno un anno. Ebbene sì. L’ho detto. Il mio Kindle giace inutilizzato e, inutile dirlo, scarico, da mesi. È sempre lì, sul comodino, ma non ricordo più neanche quando è stata l’ultima volta che l’ho acceso. E sapete qual è la parte peggiore? Che non ho voglia di farlo. Nonostante, ovviamente, continui compulsivamente a comprare ebook in offerta.

Qualche spiegazione ho provato (o hanno provato) a darmela, ed erano tutte molto sensate: il cartaceo è più riposante, è meno stressante, ti libera dall’ansia del multitasking costante, ti senti più coccolata, ecc. Ma nessuno di questi motivi mi convinceva del tutto. E non sopportavo l’idea di dover ragione a quegli insopportabili gufi un po’ snob che profetizzano la scomparsa improvvisa del ditigale. Io ho sempre creduto negli ebook e negli scenari aperti dal nuovo mercato editoriale, e continuo a crederci. (Oltre al fatto che se non leggessi più in digitale avrei perso ogni possibilità di rileggere anche i miei, di libri.)

Ogni volta che pensavo di riprendere in mano il Kindle, però, finivo sempre con lo storcere il naso e cercavo un libro cartaceo. Altro che una pausa salutare o una fase di crisi di quelle che nelle coppie prima o poi arrivano sempre, la mia sembrava una situazione senza uscita. Finché non sono successe due cose.

La prima è che mi sono decisa a usare Whatsapp. Che cosa c’entra? mi chiederete voi. C’entra. Perché usando Whatsapp ho anche scoperto che tutto diventava improvvisamente meno impegnativo. Le foto che scattavo non dovevano necessariamente essere belle. I messaggi che scrivevo non dovevano necessariamente avere un’ortografia accettabile (confesso di avere fatto stragi di maiuscole, accenti e punti alla fine della frase per cui fino a qualche mese fa avrei gridato allo scandalo).

Il digitale è poco impegnativo, provvisorio, approssimativo, perché i suoi canoni e i suoi parametri sono altrove. Su Spotify credo di non essere quasi mai riuscita ad arrivare alla fine di una canzone. Quando leggo le mail sono diventata così rapida che mi perdo quasi sempre per strada la metà del messaggio. Se mi dovessi scattare un selfie (cosa a cui per ora non sono ancora arrivata, ma chi può dirlo), non andrei prima dal parrucchiere. Qualche giorno fa in aereo una ragazza davanti a me si è scattata una foto su Whatsapp mentre digitava alla velocità della luce per avvertire che era appena atterrata. Una foto seria e per niente emotiva, più dalle parti delle impronte digitali (sì, sono davvero io!) che da quelle di un emoticon. Una foto che per significato e funzioni non aveva quasi nulla a che spartire con le foto come le avevo conosciute io fino a poco prima.

Con i libri però il provvisorio e l’approssimativo non funzionano. Con i libri vogliamo l’impegno. Reciproco. E ai primi tempi con il Kindle l’avevo trovato. Avevo la sensazione che ci stessimo impegnando entrambi a cambiare le cose. Lui mi veniva incontro con prezzi e modalità di acquisto più vantaggiosi e io gli andavo incontro rinunciando al piacere di sfogliare le pagine e di avere davanti una copertina, per investire a modo mio sul futuro del digitale. E che cosa c’è di più impegnativo che andarsi incontro a vicenda e investire su un futuro in comune?

La seconda cosa che mi è successa è che ho letto il post in cui Craig Mod spiega come a lui sia accaduto qualcosa di simile e in cui critica il digitale sostenendo che è rimasto, fra le altre cose, chiuso su se stesso, senza aprirsi al lettore o alla rete di lettori. È stato un po’ come se un’amica avesse appena criticato un’abitudine insopportabile del mio fidanzato che io credevo di dover mandar giù senza fiatare.

In quest’ultimo anno, se non prima, il Kindle ha smesso di venirmi incontro. Se ne è rimasto lì, identico a se stesso, senza rinnovarsi, senza scommettere davvero sul digitale, senza rischiare, senza offrirmi almeno un decimo di quello che mi offrivano nel frattempo gli altri dispositivi.

Ecco perché non ho più voglia di prenderlo in mano. Perché mi sento tradita, perché mi ha costretta a cambiare, a rivoluzionare tutte le mie abitudini di lettura e poi se ne è rimasto lì, ingrigito e rigido come un vecchio brontolone, con tutte le sue regole del cavolo sulla condivisione dei file e il prestito e i suoi DRM e una sfilza di divieti che neanche mia nonna, altro che gioventù ribelle e pronta a rischiare.

Quando lo prendo in mano, il Kindle ha il sapore un po’ malinconico e amaro di una scommessa persa per pigrizia, di una rivoluzione lasciata a metà perché c’erano da fare i conti in cassa, di una dichiarazione d’amore tradita dalla distrazione.

Perché io lo sapevo che il Kindle in realtà mi considerava solo una consumatrice come tutte le altre, ma ho sempre fatto finta che mi considerasse anche una lettrice speciale, finché lui ha smesso di ascoltarmi e di starmi al passo ed è rimasto indietro. Non è ringiovanito. È rimasto vecchio. Non è cresciuto insieme al mio modo di leggere digitale. Non ha ascoltato le mie esigenze. Non mi ha più lusingata, blandita, coccolata come faceva all’inizio. Io ho tollerato i suoi difetti (come quelle note impossibili da prendere, un dizionario così scomodo da usare che fai prima con il cartaceo, i pdf da leggere con la lente di ingrandimento, le pagine tutte sballate) nella convinzione che prima o poi sarebbe cambiato. E invece, si sa, poche convinzioni hanno fatto affondare tante coppie come questa.

Il Kindle, insomma, mi ha trascurata. E c’è un po’ di livore adesso nel mio rifiuto a prenderlo in mano e a riaccenderlo. Un po’ di sano risentimento. Sei sicura che se lo meriti? mi sussurra una vocina ogni volta che sto per caricarlo. E alla fine decido sempre di no. Perché non è facile perdonare chi ti costringe a cambiare e poi resta ostinatamente identico a se stesso.

Ma come spesso accade nelle coppie, mentre gli volto le spalle non desidero altro che scoprire che mi sto sbagliando. E che da un momento all’altro riceverò una dichiarazione d’amore così magnificamente fasulla e impostora da convincermi a perdonargli tutti i suoi sbagli e a scommettere di nuovo sul nostro futuro insieme.

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26 thoughts on “Confessioni di una lettrice sedotta e abbandonata dal Kindle

  1. Ciao Mara! Io non strizzerò mai l’occhio a quelli che hai definito “snob” e che io chiamo #lettoribacchettoni. Fatta tale premessa, anche io a volte non ho avuto voglia di leggere in digitale e ho preferito il cartaceo. Purtroppo è vero: il mondo digitale ci mette fretta e se non riusciamo a calare il ritmo, anche la lettura digitale ci sembra approssimativa. Però, di fatto, è un’apparenza, una stortura del mondo social che ha assunto queste caratteristiche. Talvolta porto Kobo con me in giro, ma in verità, proprio per non percepire questa fretta, riservo la lettura digitale proprio al momento più rilassante della giornata: a letto. Mi sistemo, indosso il pigiama, mi infilo sotto le coperte con la luce spenta e mi godo l’ebook. Provaci, magari riesci a stare più rilassata e il Kindle tornerà a coccolarti 🙂

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  2. Io mi trovo benissimo,Mara, il traduttore non è il massimo ma è comodo e abbastanza efficiente; uso il Kindle solo per leggere, senza note, sottolineature o share di brani. Non lo uso come un social, insomma, ma come un libro, puro e semplice.
    In carta leggo ormai solo i romanzi che compro per tenere in libreria. I miei autori più amati o i classici.
    Non ho mai avuto un moto di rifiuto verso il kindle, anzi confesso di essere piuttosto protettiva e timorosa che un giorno si spenga per sempre o che io lo dimentichi da qualche parte. Poverino, tutto solo e triste.
    Baci!

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  3. Personalmente adoro il digitale, quindi ho sia il Kindle sia il kobo. Uso il primo per i libri esclusiva Amazon o in offerta solo lì (e difatti stamattina ho comprato l’ultimo Gay a 0,99), il secondo per tutti gli altri. Sul kindle il vocabolario di italiano è più funzionale perché fa riferimento allo Zingarelli e non al Devoto. Invece per i libri stranieri la traduzione funziona molto più velocemente sul kindle, però ancora non ho avuto il coraggio di affrontare un libro intero.
    Per la letteratura niente più cartaceo, tranne per i libri della biblioteca di quartiere e per gli Harlequin che compro usati e rivendo.

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    1. Tu poi Teresa, con tutti i libri che leggi, se fossero in cartaceo dovresti andare a vivere in un magazzino… Ma non ho capito dove funziona meglio la traduzione dei vocaboli stranieri, perché hai scritto due volte Kindle e mi è rimasta la curiosità!

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      1. Intendevo dire che la traduzione dei testi in lingua è più semplice sul kindle che mette tutta la traduzione sotto il testo originale mentre sul kobo bisogna cercare parola per parola. Per giunta, mi pare, ignora il francese.

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  4. Onetsamente non condivido e francamente non capisco la ricerca di un “passo avanti”. Whatsapp. i social sono una cosa, il kindle è un’altra: un ottimo elettrodomestico per leggere libri senza riempirsi gli scaffali, e in condizioni che per il cartaceo sono proibitive (parlo da lettore col Kindle retroilluminato): leggere in autobus oscuri la sera, o anche a letto a luci spente è la differenza fra la vita e la morte

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    1. Sono d’accordo, e fino a poco fa era lo stesso anche per me (amavo alla follia il Kindle). Ora vorrei che mi desse qualcosa di più. Vorrei potermici relazionare meglio, che abbia più funzioni, che sia più social. Che assomigli meno a un libro su carta. Ma, come fai notare giustamente tu, è importante che sappia anche stare zitto ed essere semplicemente un elettrodomestico, a seconda di come lo vuole chi lo legge. Sul poter leggere a luci spente, ti do perfettamente ragione!

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  5. Io al mio Kindle non rinuncerei mai! È come se l’avessi impiantato nel braccio.
    Vado alla posta e c’è coda? Zap. Lo estraggo dalla borsa e mi metto a leggere.
    Vado a piedi a prendere i bimbi a scuola? Ping. Parto da casa col Kindle acceso (se qualcuno si fosse preoccupato per me, lo posso rassicurare, non sono mai inciampata o finita contro pali e passanti).
    Mentre sono in cucina leggo intanto che la pasta cuoce…
    Il mio Kindle è sempre con me.
    Ci leggo benissimo, perché io sono una di quelle lettrici da edizione super economica (formato pocket che va in borsa, stampato su carta riciclata), che al costo di una copertina rigida porta a casa tre tascabili.
    Mi permette di accedere a edizioni originali in tempo reale (vedo un libro, mi intriga, lo compro e lo leggo) quando per un cartaceo come minimo dovrei aspettare qualche giorno. Senza tener conto delle spese di trasporto.

    L’unica cosa che non riesco a fare col Kindle è studiare. Eh già, per prepararmi le lezioni, o prepararmi per un corso ho bisogno della carta. Ho bisogno di evidenziare con tre colori diverse, scribacchiare note a margine… rovinare il libro direte voi! Sarà… ma io non riesco a focalizzarmi su un testo se non ho dato il mio contributo (pasticciando) 😀

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    1. Ecco, brava Silvia, forse hai messo a fuoco una delle cose che avevo in mente. Il mio rapporto con il Kindle era esattamente come l’hai descritto tu, fino a qualche mese fa. Poi ho iniziato a trovarlo troppo “rigido”. Non riesco a relazionarmici. Fa poco di più di un libro di carta, ma senza il piacere delle pagine e della copertina. Secondo me è arrivato il momento che il Kindle (e tutti gli altri lettori) trovino un modo per relazionarsi di più con chi li legge. Come, ancora sinceramente non lo so. A me piacerebbe che fossero più social, per esempio. Ma anche poterli usare in modo più agile per studiare, come hai detto giustamente tu. Per il resto, tu lo sai, io per il Kindle ho avuto un grande amore. E spero proprio che la fiammata ritorni!

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  6. Ciao Mara! Quando ho acquistato il kindle l’ho fatto per problemi fisici (un libro tropo pesante – “Mondo senza fine”, di Ken Follet – mi aveva spronato ad acquistarlo, e per un po’ l’ho usato, più che altro per capire come mi ci trovassi. Poi, di recente, mi sono trovato con tanti libri in cartaceo da leggere, e, come te, ho lasciato il kindle sul comodino lì, dimenticato. Premetto che il mio kindle raccoglie all’interno solo letture di svago; quindi lo uso solo per leggerci qualcosa di leggero la sera, prima di addormentarmi. In conclusione: non c’è nulla da fare: il caraceo ha, e avrà sempre, il suo fascino!
    Buona giornata!

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  7. Un post molto interessante 🙂 Io mi sono avvicinata solo da qualche mese al mondo ebook, e solo perché il Kindle mi è stato regalato. In passato ero una fervente sostenitrice del libro cartaceo. Lo sono ancora, ma ho dovuto ricredermi sul Kindle. Semplicemente lo sto vivendo come un complemento di lettura, e soprattutto per un tipo particolare di libri: per me non è lo stesso rilassarmi con un romanzo cartaceo oppure scorrere il dito su un manuale professionale. Il Kindle lo uso soprattutto per questa seconda categoria di letture. Il problema del multitasking ce l’avevo già, e permane immutabile, come un chip che ha cambiato il mio DNA. Quello sì, che mi disturba. E non credo possiamo colpevolizzare il Kindle. Ma quanta difficoltà, come dici tu, a leggere con attenzione un lungo articolo di notizie sul web, o a mantenere la concentrazione su una pagina senza avere la tentazione di divagare su altri lidi. A me questo preoccupa molto di più, ne avevo anche scritto sul mio blog tempo fa.

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  8. Ciao Mara, ti dico la verità, io non ho un bel rapporto con il libri in versione digitale.ogni tanto ne leggo uno ma purtroppo non mi rilasso come avverrebbe con un cartaceo. Non sarò abbastanza moderna, non sarò tecnologica, ma per me alcune cose hanno un fascino tale che non possono essere cambiate e i libri rientrano in questa categoria

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  9. PS ci sono lettori ereader tipo l’Icarus Illumina e l’energia ereader pro che sono android e con moooolta lentezza sono più social e soprattutto non hanno vincoli di formato 😉 io adoro il kindle, quando leggo mi aspetto di “sfogliare la pagina” ^^ ma pur essendo iper tecnologica ho preferito comprare un usato con i tasti di cambio pagina e non con il touchscreen.. Anche se i modelli qua sopra hanno sia il touch che i tasti 😉

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