Il rosa, questo sconosciuto

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È uno dei generi più letti e più bistrattati, e se ne parla male così di frequente che stupisce (o forse no?) che il più delle volte chi ne parla o ne scrive non abbia la più pallida idea di che cosa sia.

Perché chiamarlo rosa e non women’s fiction? scriveva su Facebook una commentatrice indignata dagli stereotipi e dalle accezioni negative legate alla letteratura femminile.

Semplice, perché sono due cose completamente diverse. Il rosa è un genere a sé, con regole ben definite, e se lo si conoscesse meglio, diventerebbe anche molto più facile spazzare via quegli odiosi pregiudizi per cui gran parte della letteratura scritta dalle donne viene classificata nel rosa, che lo sia davvero oppure no.

Ma quali sono queste regole? Eccole qui. E prima di storcere il naso, come spesso accade quando si parla di regole e letteratura, ricordiamoci che anche il giallo ha avuto le sue regole e che nulla vieta di provare a infrangerne qualcuna, ogni tanto, e stare a vedere che succede. Tutte tranne la regola numero uno.

  1. Il lieto fine, obbligatorio, imprescindibile, tutt’uno con la natura del rosa. L’unica regola che deve essere rispettata, sempre.
  1. L’amore contrastato dei due protagonisti. Contrastato da cosa? È proprio questo il bello. Più è originale e insormontabile l’impedimento, più interessante sarà la storia.
  1. La trama è portata avanti dalla relazione amorosa, che non può passare in secondo piano e non può essere una scusa per parlare d’altro. La vicenda sentimentale è l’argomento della storia, la risposta alla domanda: “Di che cosa parla il libro?”

Queste sono le tre regole fondamentali. Poi ovviamente se ne possono aggiungere molte altre, non sempre necessarie, più utili forse a chi scrive che a chi cerca strumenti per riconoscerlo: i protagonisti devono conoscersi nei primi capitoli; se c’è un personaggio negativo, deve redimersi entro la fine della storia; deve riuscire a far star bene chi legge; la protagonista cambia perché è l’amore a farla cambiare; i personaggi maschili devono riuscire ad accendere la fantasia; non sono ammessi tradimenti durante la vicenda; le protagoniste devono essere abbastanza credibili da far scattare l’identificazione…

Ma bastano le prime tre regole per riconoscere il genere, chiunque sia l’autore. Non è difficile, non è offensivo, non è discriminante, è semplicemente un genere. Se non piace, non è obbligatorio leggerlo. Se non lo si conosce, meglio non parlarne a sproposito. Perché solo così si potrà rendere davvero giustizia alla letteratura femminile, tutta la letteratura femminile, che si tratti di rosa, di women’s fiction o di un qualunque altro romanzo scritto da una donna.

E anche questo, che ve lo dico a fare, è femminismo rosa!

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4 thoughts on “Il rosa, questo sconosciuto

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