Manuale di RIscrittura creativa/2

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Quando decidiamo di riscrivere un testo, perché ci sembra che non funzioni o semplicemente per provare a vedere che cosa succede, con la curiosità di un bambino che smonta il suo giocattolo preferito, finiamo spesso per fare scoperte inaspettate. Proprio come il bambino. E come lui, anche a noi servono coraggio e incoscienza in parti uguali per cominciare, perché stiamo per mettere mano a qualcosa che amiamo e che molto probabilmente non tornerà mai più come prima. O almeno noi non lo vedremo più con gli stessi occhi. Quasi sempre, però, ne vale la pena. Perché arriviamo a conoscere la nostra storia molto più di prima. A conoscere il nostro percorso creativo. E a migliorarlo.

Ma da dove cominciare? La storia molto spesso ci piace già così com’è. Dopo tutte le ore che le abbiamo dedicato ci siamo affezionati a ogni singola riga e sì, certo, intuiamo che da qualche parte c’era qualcosa in più che ci sarebbe piaciuto dire, ma non sappiamo come arrivarci.

Un buon punto di partenza per la riscrittura sono i personaggi. Perché a volte ce ne sono almeno un paio che possono essere sacrificati. Attenzione, non sto dicendo che sia indispensabile farli fuori, che sia un errore non farlo e che ogni bravo scrittore dovrebbe avanzare fra le fila dei suoi personaggi mietendo vittime in modo spietato. Ovviamente ci sono storie in cui non è possibile farlo, per esempio quando sono molto corte o hanno pochi personaggi. Ma quando è possibile, spesso è un ottimo modo per cominciare a riscrivere una storia e soffiarci dentro nuova vita. Come capire quindi quali personaggi sacrificare?

Per cominciare, pensiamo che più miriamo in alto più i risultati saranno interessanti. Non sto suggerendo di far fuori il protagonista o la protagonista (cosa che peraltro aprirebbe scenari davvero impensati!), ma neanche di prendervela con qualche comprimario di cui forse non si sentiva la necessità, ma di cui non si noterà neanche la mancanza. E che quindi non ci costringerà a ripensare la storia.

I personaggi ideali da eliminare sono quelli che entrano a far parte della storia per un unico motivo, di solito per dare il via alla vicenda o per apportare un’informazione fondamentale o per presentare qualcuno a qualcun altro. Sono personaggi rilevanti, ben caratterizzati, spesso molto vicini al nostro protagonista e abbastanza presenti nella storia. Di quelli che non si può fare a meno di citare in quarta di copertina, per intenderci. Eppure, non appena proviamo a eliminarli, ci accorgiamo che quasi tutte le scene funzionano perfettamente anche senza di loro. Questo perché di solito erano distratti mentre il protagonista si occupava delle cose davvero importanti, si limitavano a qualche commento ininfluente ai margini della vicenda, non erano insomma di nessun aiuto e di nessuna utilità. Si limitavano a svolgere una funzione ed esaurita quella, vagavano per la storia come anime in pena, salvo di solito scomparire improvvisamente per non fare più ritorno.

Ecco dunque da dove possiamo cominciare se vogliamo cimentarci con la riscrittura. Proviamo a eliminare una o due di queste figure e vediamo che cosa succede.

Ecco alcune delle conseguenze possibili:

  1. il protagonista è costretto ad affrontare da solo le situazioni in cui usava il nostro personaggio-funzione come spalla, quindi ora non solo ha più spazio, ma siamo obbligati a farlo agire di più, a misurarsi con i problemi e le novità, ad assumersi un maggior numero di responsabilità narrative. A crescere, insomma, in un certo senso. Soprattutto se a scomparire è un membro della sua famiglia, un migliore amico, un fidanzato, un fratello o una sorella.
  2. in assenza del personaggio-funzione, siamo costretti a trovare un altro modo per giustificare determinati snodi, per esempio, il coinvolgimento del protagonista nella vicenda, il modo in cui viene a conoscenza di una certa informazione, il perché di una sua scelta. È uno dei momenti più interessanti della riscrittura e spesso la struttura narrativa ne esce enormemente rafforzata. Eliminare il personaggio-funzione infatti può servire a portarci più vicini al cuore della nostra storia, a sviluppare meglio il tema, a rendere più intimo e ricco il percorso del protagonista. Tolta la scusa, eliminato il pretesto, anche il protagonista sarà costretto a dire chiaro e tondo che cosa cerca, che cosa spera di imparare o quale conflitto spera di risolvere.
  3. alcuni dei tratti del personaggio-funzione possono ricadere su altri personaggi secondari, arricchendoli. Capita spesso che in una storia ci siano personaggi che si assomigliano o che hanno qualche affinità emotiva o caratteriale. Se decidiamo di eliminare uno dei due, l’altro avrà molte più sfumature a disposizione e potrà diventare più complesso e articolato.

Ma non finisce qui, ovviamente. Ora abbiamo una storia sbilanciata, un po’ zoppa. Nel prossimo post vedremo alcuni dei modi in cui possiamo provare a rimettervi mano, intervenendo sulla trama e sulla struttura narrativa. Per ora, anche se ci sembra impossibile, abbiamo una visione privilegiata dei meccanismi interni della nostra scrittura, dopo averla messa a nudo in modo un po’ crudele, dopo averla smembrata per poterla guardare più da vicino. Proprio come il bambino davanti al suo giocattolo, quando, tolti i primi pezzi, riesce finalmente a sbirciarci dentro.

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6 thoughts on “Manuale di RIscrittura creativa/2

  1. La scrittura per me è un continuo processo di demolizione e ricostruzione, soprattutto nei brevi racconti che scrivo che, proprio per la loro brevità, devono contenere ciò che è veramente indispensabile alla storia e tralasciare ciò che invece non aggiunge alcun valore.
    Trovo questi tuoi spunti davvero stimolanti. Mi consentono di focalizzare e denudare il processo creativo, di averne maggior consapevolezza. Grazie! Continuerò a seguirti con interesse!

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