Pelo e contropelo

 

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Foto Beth (CC)

Non so più se sono incazzosa perché sono femminista o se sono femminista perché sono incazzosa. E pelosa, il che farebbe di me, secondo gli stereotipi duri a morire ricordati dalla Stampa, una femminista almeno per sei mesi l’anno (da quando vivo al mare, prima ero femminista molto più a lungo).

Pelosa per scelta, d’accordo, ma incazzosa un po’ per forza. Perché davanti, chessò, a Vissani che dice che le ragazzine fanno le stupide con la stessa tranquillità con cui avrebbe potuto dire che la maionese ogni tanto impazzisce (cosa che peraltro non autorizza nessuno, che io sappia, a usarla per attività illegali e poi appellarsi all’infermità mentale) è difficile non provare la tentazione di rispolverare la sua ricetta e ricoprirlo di sugo alla puttanesca.

In ogni caso, non mi ero mai soffermata più di tanto sulla questione “brutte e pelose”, finché non ho letto il post della Stampa sulle nuove femministe e sugli stereotipi duri a morire. Il femminismo rosa è uno di quei nuovi femminismi (loro ancora non lo sanno, ma per ora non gliene faremo una colpa) e quindi l’argomento mi interessava. Peccato che a metà del post abbia capito di non avere capito niente. Perché ho scoperto che, cito per pigrizia: il dizionario lo dice chiaramente: il femminismo è il «movimento diretto a conquistare per la donna la parità dei diritti nei rapporti civili, economici, giuridici, politici e sociali rispetto all’uomo».

Oh, cazzo. Allora ho sbagliato tutto. Io non voglio la parità di diritti. Io voglio il diritto di essere me stessa, di realizzarmi e di essere felice. Che gli uomini lo facciano oppure no rientra fra i tanti altri problemi, dall’effetto serra ai diritti degli animali, che mi preoccupano ma che non cambiano di una virgola il mio proposito. Voglio il diritto di emozionarmi, di vestirmi come mi pare, di studiare, di lavorare, di dedicarmi a me stessa. Se gli uomini intorno a me non lo fanno mi dispiace per loro, certo, ma io continuerò lo stesso a lottare per i miei diritti. E se potrò, anche per i loro (perché non credo di avere mai sentito un uomo che diceva di voler essere felice tanto quanto una donna; liberali a volte sì, ma scemi no, va detto).

E uno dei diritti che vorrei, a cui terrei davvero tanto, è che si possa parlare di noi donne senza fare riferimento al nostro aspetto, a quanto siamo belle o brutte e alle zone del nostro corpo che scegliamo di ricoprire di peli superflui. (No, neanche per dire che non è importante e che sono stereotipi duri a morire.) Non per altro, è che altrimenti, per rispecchiare la definizione di femminismo del dizionario, ci toccherà fare lo stesso con gli uomini. Con i politici italiani, per esempio. E ho il sospetto che non sarà molto piacevole. Non so se è peggio sentire quello che dice Salvini o soffermarsi sui suoi difetti fisici e sui suoi peli corporei.

Allora facciamoci un favore a vicenda, ignoriamo il nostro aspetto e parliamo d’altro. Perché sarà anche femminismo rosa, ma quelli che vogliamo estirpare alla radice sono gli stereotipi sessisti, non i peli superflui.

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13 thoughts on “Pelo e contropelo

  1. Recentemente ho letto non ricordo dove, che la parità dei diritti avverrà solo quando avremo delle politiche o delle manager o comunque delle donne di successo che siano brutte e anche incompetenti. Oggi o devono essere particolarmente belle o particolarmente brave. E allora grazie! Quando avverrà quello che purtroppo capita in molte situazioni con gli uomini in posti dove non dovrebbero stare, non sarà una grande giornata per quell’azienda o per quell’istituzione direttamente coinvolta, ma probabilmente potremmo effettivamente dire di aver raggiunto la parità dei sessi.
    Lì per lì mia aveva quasi convinto, ma leggendo il tuo post non sono proprio sicuro che sia opportuno lottare per raggiungere questo obiettivo. Come dici tu, perché ambire ad essere uguali a noi maschietti, quando è evidente lo stato pietoso in cui spesso versiamo? No, mi piace molto di più il tuo punto di vista “autonomista” (posso chiamarlo così?). Però i peli superflui per favore eh….. 😉

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  2. Qua si spacca in due il capello oh pardon il pelo…
    Femminismo o no, rosa o giallo, il diritto a realizzarsi e (provare) a essere felice dovrebbe essere di base per chiunque

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  3. Eccolo! Era il gioco di parole che cercavo durante la stesura del post e che non mi è venuto in mente, accipicchia! 🙂 Lo dico sempre che dovrei scrivere due versioni dei post, una pre e una post commenti!

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  4. Quindi è assolutamente impossibile liberalizzare il pelo a quanto mi pare di capire giusto?
    Va bene l’uomo che si depila anche in posti che non sapeva di avere, ma ci va bene uguale quello alla grizzly maniera, però per la donna non esiste la via di mezzo…
    Ecco questo un pelino mi fa incazzare, si può dire pelino in questo contesto?

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      1. Sono stanca di spendere tutti i miei soldi in rasoi, voglio fondare il partito del “pelo libero”, la prima cosa che proporrò nel mio programma elettorale sarà una spiaggia per pelosi, visto che esistono quelle per nudisti non vedo perchè dobbiamo discriminare donne e uomini che abbracciano la filosofia darwiniana della discendenza dalle scimmie e la sfoggiano con orgoglio…

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