Femminismo e letteratura: che cosa ci perdiamo noi donne?

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Foto di wiredforlego (CC)

C’è un elefante nella stanza della letteratura. Un elefante rosa.

È un elefante con tanti nomi diversi e tante sfaccettature diverse, un po’ romance, un po’ women’s fiction, un po’ storia d’amore, un po’ commedia romantica. A volte non si sa neanche bene come chiamarlo. E infatti se ne parla il meno possibile. Lui non se la prende, non tanto, anche perché con la sua mole occupa una porzione non indifferente delle librerie e degli incassi. Con una zampa sostiene il vacillante mondo dell’editoria, con l’altra sostiene il morale delle sue lettrici. Che questo gli chiedono, appunto. Di essere intrattenute, di sognare un po’, di evadere.

L’elefante rosa è lì per le sue lettrici (e anche per qualche lettore), non aspira a grandi premi letterari o a recensioni osannanti (è rosa, non è mica stupido). Sa qual è il suo compito e lo svolge, sereno. Domina le classifiche e se proprio qualcuno sentisse l’esigenza di criticarlo, è sempre pronto a tirare fuori un fazzoletto gigante e, come rispondeva Hitchcock ai suoi detrattori, piangere per tutta la strada fino alla banca.

Il mercato, certo, non sempre è letteratura, come dice Luigi Spagnol nel suo bellissimo post (di cui mi sono permessa di riecheggiare il titolo) ricco di dati e di spunti di riflessione; e se lui sfida chiunque a “definire in maniera soddisfacente in che cosa consista questa differenza” non sarò certo io a provarci.

Ma continuo a non spiegarmi il motivo per cui tante femministe nelle loro riflessioni girino intorno all’elefante fingendo che non esista o lanciandogli occhiate sdegnate e sospettose. Trovo irritante, per essere del tutto sincera, l’atteggiamento di superiorità con cui il femminismo ha quasi sempre liquidato il rosa, e quindi anche le migliaia di donne che lo leggono (e che, ricordiamolo, non leggono solo quello).  E non solo il rosa in senso stretto, ma in generale la letteratura d’evasione al femminile.

È proprio necessario continuare a considerarla roba da donnette, portando quindi avanti implicitamente l’idea che la donna, per farsi rispettare, debba rinunciare alle emozioni, fingere di non averne, giocare a fare la dura? Perché dietro quest’ansia di prendere le distanze da un certo tipo di letteratura al femminile non c’è quasi mai soltanto un giudizio di valore letterario. C’è il fastidio verso la donna sospirante e vittima delle emozioni, c’è la convinzione che la donna in ozio sia una donna passiva, superficiale, egoista e sostanzialmente inutile. In sottofondo, dietro questo atteggiamento sdegnoso, si coglie un’idea che di femminista ha poco e niente, ossia che la donna debba sempre mostrarsi impegnata in qualcosa, anche quando legge.

Paradossalmente, alcune femministe adottano nei confronti della women’s fiction lo stesso atteggiamento che in un recente post su Il Libraio Michela Murgia rimprovera – giustamente – all’universo culturale dei festival e dei premi, in cui “le autrici italiane sono quasi sempre intervistatrici o moderatrici, figure di spalla al servizio di un altro ospite. Se l’ospite principale sono loro, in genere è perché sono considerate esperte di tematiche percepite come legate al mondo femminile (femminicidio, femminismi, maternità…), oppure sono portatrici di storie personali sul filo del caso umano”.

Non è poi molto diverso da quello che succede anche ai romanzi d’amore, dove l’approvazione femminista arriva soltanto se sullo sfondo c’è, appunto, una tematica legata al mondo femminile o una storia personale sul filo del caso umano. Solo accanto a un tema drammatico, di provata serietà, l’intrattenimento femminile viene sdoganato e i sorrisetti beffardi si spengono.

Ma allora, a rischio di essere bersagliata da critiche feroci, un certo tipo di femminismo non sta forse commettendo lo stesso errore che in altri campi è così pronto a criticare? Perché tanto accanimento rispetto al rosa, perché tutta quest’ansia di prenderne le distanze? I romanzi d’amore in fondo insegnano a sognare, indicano la strada verso la felicità, ci riconciliano con noi stesse. Non lasciamoci fuorviare dal personaggio maschile, che il più delle volte è soltanto un premio finale, non un mezzo o uno strumento.

Accettare di includere la letteratura d’evasione femminile, intelligente e di qualità, in un discorso femminista significherebbe non solo ampliare il proprio orizzonte femminile di riferimento (quante donne non sono femministe perché non si sentono “all’altezza”, scoraggiate da certi atteggiamenti intransigenti), ma anche pretendere una letteratura libera da dominazioni e violenze più o meno camuffate. Significherebbe portare avanti una riflessione sulla necessità di rileggere e riformulare alcuni modelli dell’amore romantico, per intaccare stereotipi duri a morire.

I sospiri delle donne non sono inutili e superficiali come possono sembrare. Lo scriveva anche Soft Revolution, in un post coraggioso in cui elencava i motivi per cui vale la pena di leggere romanzi rosa (scritti bene). Alle spalle del successo del rosa c’è un esercito di donne molto più consapevoli, preparate e colte di quanto si pensi. È un peccato che un certo tipo di femminismo volti loro le spalle, che non impari a conoscerle, che si lasci spaventare dall’etichetta di romanticismo. Anche perché le donne che sospirano in realtà il più delle volte stanno solo prendendo fiato, per tornare a credere nei sogni e prepararsi a lottare.

 

 

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17 thoughts on “Femminismo e letteratura: che cosa ci perdiamo noi donne?

  1. Lo sdegno della letteratura rosa da parte delle femministe rientra in un più ampio sdegno per tutto ciò che è considerato tradizionalmente femminile. C’è anche da dire che tanti libri rosa (che, come dici giustamente, fanno da sostegno all’editoria, un po’ come i gialli, credo) sono portatori di modelli di femminilità stereotipati e al limite della degradazione, altro che intelligenza, e in questo senso sostengono e rinforzano i valori della società proprio dove dovremmo combatterli. In questo senso, sparando un po’ nel mucchio, le femministe dure e pure disprezzano il genere. E, mi dirai, proprio per questo dovrebbero imparare a distinguere, a rispettare i sentimenti che si accompagnano alla femminilità ed esaltare i libri scritti bene e che rinforzano valori positivi.
    Ma le femministe non lo fanno, essenzialmente perché prima ancora che femministe, sono élite culturale. E l’élite culturale schifa in toto generi in favore della Letteratura (che poi in pochi si calcolano, ma questo è un altro discorso), dimostrando una spocchia e un’ignoranza mica da poco.
    Hai ragione su tutto. Ti seguo (e magari leggerò un tuo libro rosa, per aprirmi anche io al genere :)).

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    1. Grazie Daria! Hai ragione, alcuni romanzi d’amore propongono modelli stereotipati, a volte anche un’idea pericolosa del romanticismo. Proprio per questo bisognerebbe parlarne di più, e in modo più obiettivo. Ma sono convinta che a poco a poco le cose stiano cambiando. Mi aspettavo di essere sommersa di critiche per questo post, per esempio, e invece non è così, per fortuna. Grazie per il commento e per il sostegno!

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      1. Ma che critiche, a dire le cose come stanno non si fa mai peccato!
        La risposta a tutta questa spocchia l’ha trovata, in modo definitivo e assoluto, Calvino alla fine di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”: “Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano. Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte”. Questo ha rovesciato completamente il mio modo di guardare alla letteratura (tant’è che ce l’ho tipo scritto dappertutto).
        Alla fine, tutti se la possono tirare tantissimo, ma la gente, da che mondo è mondo, ha solo voglia di sentire storie di questo tipo, e per questo questa è l’epoca dei generi. Tutto sta a come li si scrivono, questi generi. 🙂

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  2. “Anche perché le donne che sospirano in realtà il più delle volte stanno solo prendendo fiato, per tornare a credere nei sogni e prepararsi a lottare.”
    Lettura come evasione, come divertimento, come mezzo per sospirare in santa pace, per sognare un po’, per piangere anche, per dimenticare -per un momento- quella vita che per le donne è sempre più complicata: o sei multitasking, o sei una fannullona. Fatti trovare sempre con uno strofinaccio vicino, mi raccomando! L’ozio per l’uomo è il degno riposo, per la donna è l’anticamera della perdizione. Sono arrabbiata: datemi subito un romance!

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  3. E’ vero che spesso la letteratura al femminile è considerata anti-femminista per il modello di femminilità che veicola e cioè quello della donna “angelo del focolare”, vittima di rossori e svenimenti la cui aspirazione massima è il matrimonio e il “vissero felici e contenti”. E devo dire che spesso anche nelle narrazioni più “trasgressive” dove si sottolinea la libertà sessuale della donna, alla fine si va a parare al desiderio latente di monogamia, matrimonio, casa, famiglia. E non ci vedo il male assoluto. Anzi, credo che per il nostro bagaglio culturale questo sia inevitabile, ma discutibile. Mettere le emozioni in un angolo non ha senso, esistono, le abbiamo e per fortuna non sono soltanto un privilegio di noi donne. Sognare l’amore é umano, il problema credo che nasca quando la narrazione di questo sentimento si traduce in costruzioni sociali tradizionali. E la tradizione, ahimé, non é proprio dalla nostra parte, nel senso che ripropone un rapporto di subordinazione in cui l’uomo é il dominatore e la donna la dominata.
    Mi piacerebbe leggere un romanzo pensato per un pubblico femminile che a vostro parere valga la pena di leggere, qualche consiglio?
    Grazie e complimenti per il blog, lo trovo davvero interessante!

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    1. Concordo su tutto. Per il romanzo da consigliare, sarò banale, ma Jojo Moyes per me è una lettura piacevole. I suoi romanzi sono ben scritti, intelligenti e pur all’interno di schemi che sarebbe bello un giorno venissero rivisti (lei povera/lui ricco, per esempio) riescono a riscattare in qualche modo le figure degli outsider. E soprattutto, sono belle favole che aiutano a sognare. Nel post di Soft Revolution che cito venivano elencate altre letture consigliate, per chi cerca un rosa ben scritto. Su matrimonio/casa/famiglia hai ragione, e non vale solo per il rosa. In generale i generi spesso sono “conservatori” in questo senso. Il criminale viene scoperto e consegnato alla giustizia, la protagonista si sposa, perfino il Vagabondo di Disney, povero lui, si ritrova con il collare!

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  4. Personalmente non condivido come evasione i testi che vedono le donne succubi (più o meno consenzienti) perché comunque sia un libro veicola un messaggio e vorrei che il messaggio fosse diverso e portasse esempi di donne libere, indipendenti.
    Non credo che l’amore possa essere confinato solo alle Cenerentole, no? Anzi. Sarebbe il caso di “evadere” sognando amori da pari a pari. Altrimenti che sogno è?
    D’accordo che ci sono delle “regole” a cui un “rosa” deve attenersi, ma forse sono obsolete…
    Per i gialli penso che la regola “il criminale viene consegnato alla giustizia” (non sempre rigorosamente applicata) rispetti ancora il senso “consolatorio” della letteratura di evasione (visto che purtroppo nella realtà non sempre è così); per il Vagabondo che si ritrova con il collare… bè parliamone… barattare la Libertà è una cosa grossa…
    Comunque sia fai bene a scrivere di questi temi: parlane è importante.

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    1. La penso come te, Antonella. Sono convinta che vadano rivisti i modelli dell’amore romantico. E non sarà facile, perché il rosa deve far sognare e siamo abituate a sognare a partire da determinati stereotipi. L’unica regola davvero imprescindibile, nel rosa, è il lieto fine. A partire da lì, la relazione può e dovrebbe (secondo me) essere da pari a pari. Basta con le dominazioni, con lei povera e lui ricco. Ma le protagoniste di oggi sono sempre meno sprovvedute, sempre più ironiche e autonome, e l’interesse dei romanzi d’amore si sposta sempre di più sul loro percorso interiore e sulla loro realizzazione.
      Quanto al Vagabondo, non ho mai sopportato quel finale! E di recente ho visto Mascotas, non so con che titolo sia uscito in Italia, e lì perfino il coniglietto anarchico ha trovato casa…

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  5. Condivido ogni parola dell’articolo. Tutto sta in quelle due parolette, “intelligente e di qualità”. Perché è proprio il generale sussiego nei confronti dei romanzi d’amore (non vorrei essere costretta metterli tutti nel mucchio dei ‘romanzi rosa’) a generare la letteratura di scarto, il ciarpame melenso privo di qualunque valore letterario

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