E poi arrivò il Carnevale

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Foto di Roberto Trombetta (CC

Se state per entrare in un negozio di costumi di Carnevale, vi consiglio di lasciare i vostri principi femministi fuori dalla porta, legati a un palo come se fossero un pitbull. Perché è proprio così che ci si sente, un po’ pitbull, mentre ci si aggira fra infermiere scosciatissime con scollature vertiginose (roba che si spera che non entrino nel reparto dei cardiopatici), poliziotte in minigonna con le manette fra i denti, marinarette con la giarrettiera di pizzo (la giarrettiera? Ma perché? Forse per lanciarla in mare a qualche malcapitato stile salvagente?) e fatine provocanti con gonnellini che sembrano arrivare dritti dalle confezioni dei loro equivalenti infantili. La cosa più innocente che ho visto era il costume di Wonder Woman, che è notoriamente la più zoccola delle super eroine.

Mi sembrava di essere finita in una puntata di Drive In, ci mancava solo Ezio Greggio al posto della commessa che mi guardava sbuffando. Il peggio dell’immaginario televisivo anni Ottanta, tutto ripiegato in tanti bei sacchettini quadrati di plastica e prezzato, per la gioia delle adolescenti a caccia di idee.

A Carnevale ogni scherzo vale. Ma allora perché gli uomini per far ridere comprano parrucche e tette finte e si travestono da donne e le donne invece accorciano le gonne e si trasformano nel più becero degli oggetti del desiderio maschile? Che poi non sarebbe neanche solo questo il problema, con buona pace del pitbull che ringhiava fuori dalla porta, se non fosse per l’assoluta mancanza di alternative e di possibilità di scelta, almeno per chi non ha l’arte, il tempo e la pazienza di fabbricarsi il proprio costume da sé.

Carnevale dovrebbe essere l’occasione per infrangere ogni regola, per ribaltare l’ordine così come lo conosciamo, per dare briglia sciolta al piacere, al divertimento, alla fantasia. Ma l’unica cosa che rischiava di infrangersi nei costumi che ho visto erano le cuciture dei corpetti.

E sì, lo so, non crediate che non mi sia sentita io per prima terribilmente grigia e bacchettona e moralista. Ma il pitbull femminista aveva ragione. Quella sfilata di donne procaci e mezze nude non ribaltava nessuna regola, metteva in scena fantasie maschili da film pornografico, cosa ancora più grave peraltro quando a farlo erano i costumi infantili. Le ragazze e le donne che indosseranno quei costumi saranno le comparse nel film di qualcun altro ed è triste che lo facciano illudendosi di esserne le protagoniste o addirittura le registe.

Questo non è il Carnevale in cui lo schiavo diventa padrone, per un giorno, e viceversa. Questa è una farsa, in cui è la realtà a essere messa in scena nei suoi aspetti più grotteschi, fra una risata e l’altra. Il Carnevale non si esaurisce nei costumi prefabbricati di un negozio, d’accordo, ma è comunque preoccupante che qualcuno confonda quella sfilata di pin up mal svestite con un’occasione di libertà, di rovesciamento delle regole e di inversione dei ruoli. Quello che ho visto in quel negozio non era il mondo alla rovescia, era un Carnevale tutto al maschile, declinato secondo un certo tipo di piacere e di immaginario maschili, neanche dei più raffinati. Per quel genere di divertimento non serve il Carnevale, basta accendere la televisione.

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4 thoughts on “E poi arrivò il Carnevale

  1. A me il carnevale non piace. Non so se è per quello che scrivi qui, non ci avevo mai fatto caso in maniera così lucida, ma certamente questa è una delle cose che influisce. ma più in generale, è divertente mettersi una maschera? E’ divertente dover essere allegri per forza? E’ divertente esagerare per necessità, fino alla caricatura della realtà? Boh. Francamente davvero non so cosa ci sia di bello in tutto questo

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  2. Quando ero giovane (anni 70- 80) mi piaceva il carnevale: era un giorno in cui potevo esprimere la mia fantasia ..solitamente criticata..uno dei miei ultimi travestimenti fu da zebra..ma mentre gli uomini vestiti da donne erano già un classico le donne vestite da sexsimbol non andavano ancora tanto di moda..

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    1. Anche secondo me. Non ricordo tante poliziotte e infermiere in versione sexy, ma potrei sbagliarmi. Certo che se fosse davvero così, dopo anni di battaglie contro gli stereotipi di genere, ci sarebbe davvero da chiedersi dove abbiamo sbagliato…

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