Non dire niente

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Non dire niente.

Se il medico ti tocca un po’ troppo a lungo le tette durante una visita, tu non dire niente.

Se a scuola il maestro di ginnastica ti dà una pacca sul culo e una palpatina e poi ti strizza l’occhio, tu non dire niente.

Se sull’autobus noti il cazzo duro del tizio dietro di te incollato al sedere e lo senti gemere, tu non dire niente.

Se l’amico di tuo padre ti dice che sei proprio graziosa e ti tocca sopra la camicetta per sentire quanto sei cresciuta, tu non dire niente.

Non dire niente perché dopo ti sentirai ancora più sporca.

Non dire niente perché daranno la colpa a te.

Non dire niente perché resterai sola.

Non dire niente perché in cambio riceverai sorrisetti paternalisti che ti faranno sentire piccola  e stupida.

Non dire niente perché ti risponderanno che non sai stare agli scherzi.

Non dire niente perché perfino tua madre ti guarderà con sospetto.

Non dire niente perché il tuo compito è capire e perdonare, non accusare.

Non dire niente perché se non ti hanno spezzato un paio di ossa non ci crederà nessuno che un po’ non ti è piaciuto.

Non dire niente perché non hai sofferto abbastanza. Perché le vere donne non si lamentano, le vere donne sono quelle che lasciano fare, che comprendono le esigenze degli uomini, le vere donne sanno che la colpa è loro, che sono sporche come il desiderio che accendono nelle mani e nella bocca degli uomini, che qualcosa hanno fatto e qualcosa devono scontare. Le vere donne sanno come si accontenta un uomo, sanno renderlo felice.

Le vere donne sanno quando è il momento di tenere la bocca chiusa. E non dire niente. Non è proprio questa la misura del nostro valore? Non è forse il silenzio delle donne, la nostra capacità di tacere, a fare la differenza fra una brava ragazza e una puttana?

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18 thoughts on “Non dire niente

  1. Nella vita di ogni donna c’è un episodio simile a quelli che hai descritto. Alzare la voce? Dire che ti fa schifo quel tizio che cerca di palpeggiarti in piscina? Arriva il bagnino, che ti sgrida. Ma come, un padre di famiglia! Ti sei sbagliata, oppure hai fatto la stupida. E “il padre di famiglia”ci riprova, due minuti dopo, ringalluzzito dall’assist ricevuto. E tu gli lasci una strisciata a sangue con le unghie sulla schiena. Così impara. E lo guardi, mentre si incazza e urla “Che cosa dico a mia moglie, adesso?”

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  2. Grazie per questo post forte, immediato, onesto: arriva un po’ ferendoti, un po’ alleviandoti da quella stessa ferita di “riconoscimento”, dovuta al sentire di esserci passata mille volte nel quotidiano delle situazioni degli esempi che riporti. In più mentre ti leggevo ho pensato e ripensato alla questione della mia professione in particolare e come quella più di altre in certi periodi sia stata per me teatro involontario di tanti momenti sgradevoli, ambigui, irrispettosi. Per il fatto di essere donna, non tanto per la professione in sè. Al contempo mi sono sentita fiera delle mie scelte e meno sola leggendoti. Alla prossima e un saluto all’amatissima Spagna!

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  3. Grazie per aver scritto questo articolo a nome di tutte le “vere donne” che seppur 10,12, 14 o 18enni sono diventate “donne di valore” nel silenzio. Evitando di parlare, per non diventare immediatamente “nipoti ingrate”, “pessime alunne”, “inadeguate a questo lavoro” ecc. ecc. Io al mio “poco valore” ho creduto fin oltre i 30 anni, poi pian piano ho capito CHI veramente era privo di valore… e non ero io. 😉

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  4. Un anno fa ho permesso al parrucchiere di strusciare il suo pisello sui miei fianchi facendo finta di niente, ignorandolo proprio, perché tanto non era niente di che e dal momento che quando me ne ero accorta ormai il taglio era a metà.
    Pensare che nella zona è uno che lavora bene..ci andavo da adolescente quando abitavo qui e niente del genere per fortuna era mai accaduto.
    Sono stata stupida? Forse. Non me la son sentita di umiliarlo.

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  5. Molto bello questo post, duro a volte ma così sono queste situazioni che noi donne ci troviamo a subire. Trovo vergognoso quello che Asia Argento sta subendo, ieri ad esempio sul Messaggero in prima pagina un articolo di una donna, una giornalista affermata che addirittura incolpava l’attrice di aver voluto rubare la scena al produttore!. Ma da l’altra parte la solidarietà delle altre donne che ha day un senso alla denuncia. Quelle donne che si sono sentite chiamate una per una in queste situazioni cosi quotidiane e mi piace pensare che coloro che hanno reagito e si sono affiancate ad Asia non siano solo quelle più abituate a trattare con queste situazioni ma ci siano anche donne che abbiano schiuso un loro angolo di anima fino ad allora tenuto al buio.

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    1. Anche secondo me. È stata una sorta di presa di coscienza o di confronto collettivo. Ora la parte difficile sarà fare il passo successivo. E onestamente non saprei dire quale possa essere, a parte una difesa a oltranza del diritto a denunciare e della necessità di proteggere le vittime.

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