Perché le Colazioni d’autore hanno fatto un gran bene all’editoria

bookbreakfast libro
Foto di Petunia Ollister

L’oggetto libro ha qualcosa di ostinato, di cocciuto e di sacro, di inamovibile. È un resistente. È passato quasi indenne attraverso le avanguardie del secolo scorso, il futurismo, il formalismo, l’iperromanzo, la metanarrativa, il post moderno e l’epoca del digitale. La letteratura è cambiata, certo, si è interrogata sulle proprie funzioni, sul ruolo del lettore, sulla citazione e la parodia e la commistione dei generi, sulla scrittura del tempo e lo smascheramento della finzione, ma senza arrivare a scalfire l’importanza della storia e della dimensione del racconto. Il libro come oggetto è rimasto praticamente identico a se stesso. È cambiata la carta, certo, sono cambiati i materiali e le modalità di stampa. Le copertine si sono adeguate all’estetica corrente e hanno sperimentato a loro volta, ma il tutto sembra essere avvenuto senza gli sconvolgimenti vissuti da altre forme artistiche, come la pittura, la scultura o il cinema.

Con tutte le variazioni grafiche e storiche del caso, un libro nella maggior parte dei casi ha un solo senso di lettura, un unico orientamento, pagine numerate e continua a proporci titolo e nome dell’autore ed editore in copertina, alette e quarta. Con alcune eccezioni più o meno significative, è scritto quasi sempre in caratteri neri e con un font che non aspira a essere protagonista. Tutto sembra insomma convergere verso la storia, la rassicurazione del racconto, il patto implicito fra autore e lettore. Il libro tiene duro, non molla. Rigetta ogni esperimento (come i flip book di qualche anno fa, che hanno avuto vita breve) e quando proprio non può ignorare un fenomeno come l’ebook, lo obbliga ad assomigliargli il più possibile e a scimmiottarlo, proponendo modalità di lettura sostanzialmente analoghe a quelle del cartaceo (con alcune differenze, certo, ma non sostanziali).

Perfino l’interattività e la multimedialità hanno lasciato il libro quasi indifferente. Chi progettava e sognava applicazioni in cui la storia prendeva vita davanti agli occhi del lettore, in cui le illustrazioni si muovevano a seconda di come inclinava il supporto di lettura o in cui la letteratura si intrecciava ai giochi di ruolo, consentendo al lettore di dirigere la trama e condizionarla, ha dovuto presto arrendersi o accontentarsi di un pubblico più ristretto di quanto sperasse.

L’oggetto libro è un sopravvissuto. L’hanno dato per morto o moribondo un’infinità di volte ed è sempre risorto e ha tirato dritto per la sua strada, un po’ più acciaccato, forse, con qualche lettore in meno e qualche refuso in più, ma si è rialzato e ha proseguito. La resilienza del libro è la sua forza, certo, ma come spesso accade, anche la sua debolezza. Il libro resta lì, si intreccia al suo tempo in modi meno sfacciati di quanto accada con altri media e altre forme artistiche, e dunque rischia di scollarsi da una parte del pubblico, che invece al suo tempo aderisce e vuole aderire con la stessa costanza e determinazione con cui aderisce allo schermo del cellulare e a quello del computer.

Poi sono arrivati i #bookbreakfast di Petunia Ollister, le sue Colazioni d’autore, e hanno cambiato tutto.

Non ce ne siamo accorti subito, o almeno io non me ne sono accorta subito, ma hanno inciso in profondità sul rapporto fra libro e lettore, portando nuova linfa e nuovi lettori all’editoria. Non solo perché sono fotografie magnifiche, non solo perché sono fatti con cura e precisione e una raffinatezza dissimulata nell’apparente semplicità. I #bookbreakfast soprattutto sono riusciti a portare il libro in altri ambiti costringendolo a parlare il loro linguaggio. Sono riusciti nella difficile impresa di schiodare l’oggetto libro dagli scaffali e schiaffarlo su Instagram e sui social in generale, operando uno slittamento di significato che in pochi sono stati capaci di fare. Nei #bookbreakfast, infatti, il libro non arriva su Instagram come protagonista di un momento di vita, come la traccia di qualcos’altro, della storia che racconta o della storia di chi lo sta raccontando e leggendo e recensendo. No. I libri nei #bookbreakfast diventano forma e colore, diventano un elemento compositivo, che solo apparentemente condiziona e orienta gli altri. Il fondo scelto, le tazzine, le matite, i taccuini, le tavolette di cioccolato hanno in realtà la stessa importanza formale del libro e ci dialogano alla pari. I libri dunque diventano oggetti grafici, giochi di linee e di colori e di forme, punto di partenza e di arrivo di attenti rimandi formali e di equilibri interni raffinatissimi. Il tutto senza mai trascurare il significato a favore della forma, senza mai dimenticarsi della storia che raccontano.

bookbreakfast holden
Foto di Petunia Ollister

Ecco così che accanto al Giovane Holden, il “succo d’arancia, uovo col bacon, pane tostato e caffè” che compongono la “colazione abbondante” del protagonista diventano anche elementi formali, cerchi, rettangoli e note formali che sembrano opporre resistenza e voler far implodere l’ordine e il vuoto dell’immagine e il minimalismo della copertina bianca di Einaudi, dicendoci al tempo stesso molto del suo protagonista, del suo rapporto con l’ipocrisia e il vuoto che lo circondano, e perfino delle scelte “ipnotiche” di traduzione. E le patatine sotto Cent’anni di solitudine sembrano portarci nella selva che fa da sfondo all’immagine, in uno scrocchiare di foglie divertito che rende omaggio in modo perfetto al realismo magico dell’autore e alla sensorialità della sua scrittura.

bookbreakfast marquez
Foto di Petunia Ollister

Ecco come scatta la magia dei #bookbreakfast. Nel gioco di assonanze e nei palleggi fra i sensi. Nell’impossibilità di separare forma e significato, nel rincorrersi continuo di entrambi, tanto che si potrebbe guardare per ore le fotografie di Petunia Ollister, godendosi il modo in cui i temi del libro si fanno colore e odore e sapore, prendono posto nell’immagine e strizzano l’occhio all’altro capo dell’immagine, dove un altro tema fa capolino, in una simmetria o in un’assonanza di forme e colori. E i sensi non restano certo in disparte, una tazza di caffè, un ciuffo di panna, un croissant, una tavoletta di cioccolato fanno a loro volta parte del gioco, a loro volta forma e significato, insieme.

I #bookbreakfast sono irresistibili, perché procurano piacere a chi li guarda, un appagamento estetico che non tradisce mai il suo soggetto, al contrario, lo esalta. E così facendo Petunia Ollister coglie alla sprovvista perfino il tenace e cocciuto oggetto libro e lo mette al centro dei social senza snaturarlo, esaltandolo, stuzzicandone la vanità e provocandolo e punzecchiandolo un po’, ogni tanto. E i libri si offrono allo sguardo, si concedono al piacere estetico dei social e dei nuovi mezzi, come regine sorprese dal lampo di un flash. Sotto lo sguardo di Petunia Ollister, i  libri si lasciano sedurre dalla grafica e dal design, si concedono alla ricerca della bellezza e al lavoro cromatico sempre più protagonista e sempre più consapevole oggi.

Ecco perché sono convinta che i #bookbreakfast abbiano fatto un gran bene all’editoria. Perché sono riusciti a scardinare l’oggetto libro dal mondo delle parole, perché l’hanno raccontato usando un linguaggio completamente diverso, l’hanno catapultato nel mondo dell’immagine e degli hashtag e del foodporn, non come ospite e guest star un po’ spaesata, ma come soggetto della comunicazione, costringendolo a parlare il loro stesso linguaggio.

E soprattutto, i #bookbreakfast non possono fare a meno di emozionarci, completando così il circolo del piacere estetico e della narrazione. E rendendolo irresistibile.

I #bookbreakfast sono i protagonisti di un volume magnifico uscito da poco e ritratto nella foto che apre questo post, Colazioni d’autore, dove sono raccolti i ritratti di libri che parlano di cibo o di cucina, edito da Slow Food Edizioni.

Petunia Ollister
Foto di Petunia Ollister
Annunci

4 thoughts on “Perché le Colazioni d’autore hanno fatto un gran bene all’editoria

  1. Non conoscevo tutto ciò… si devo dire che la mia prima impressione è di armonia e bellezza. Sono d’accordo con le tue parole, penso che lo scopo e scoop sia poi quello, a cui però finora nessuno era riuscito ad arrivare…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...