Due cuori e una capanna e due stipendi

piggy-2889041_1280“Io voglio restare a casa con i miei figli, vederli crescere, preparare le torte insieme a loro il pomeriggio, portarli ai giardini e cucinare la cena a mio marito. C’è qualcosa di sbagliato? Perché dovrei sentirmi meno donna o meno femminista per questo?”

Decidere di non lavorare e restare a casa non ci rende, ovviamente, meno donne. E neanche meno femministe. Ci sono più battaglie femministe da combattere fra le pareti domestiche, forse, di quante non ce ne aspettino fuori. Su un punto però non dobbiamo ingannarci. Ci rende meno indipendenti.

Sarà poco romantico ricordarlo, ma dopo aver teso la mano per farci infilare la fede, la tenderemo palmo all’aria per farci passare i soldi che ci servono. E questo, per quanto ci si ami, per quanto sia stata una decisione comune, per quanto suoni sgradevole e odioso, non rende il rapporto paritario e mette la donna nell’eterna condizione di chiedere. Non facciamoci illusioni. I figli crescono, l’amore cambia e si trasforma, in meglio o in peggio, ma i soldi resteranno sempre lì, a far pendere l’ago della bilancia in una direzione sola. I soldi pesano. E nessuno, tranne voi, penserà che ve li siete guadagnati.

Suona tutto poco romantico, certo, ma non è che ricevere la paghetta a fine mese per “le nostre necessità” lo sia molto di più. E forse, fra i tanti miti romantici da rivedere c’è anche questo. Forse dovremmo iniziare a scrivere i nostri diritti partendo dalla fine della coppia, non dall’inizio. I soldi non sono tutto, ma dove c’è uno squilibrio economico c’è uno squilibrio di potere. E quello squilibrio di potere potrebbe fare la differenza fra la vostra felicità e la vostra infelicità, un giorno. Potrebbe impedirvi di uscire da una relazione pericolosa, tossica o semplicemente sbagliata. Potrebbe farvi sentire sempre l’anello debole della coppia. Potrebbe convincervi che il vostro valore dipende dalla sfera domestica e da quella di coppia, e che da sole, fuori nel mondo, non avreste alcuna possibilità. Che non ne siete capaci. Quante situazioni di abuso partono proprio da qui? Dalla convinzione della donna di non essere capace di farcela, fuori di casa e dalla coppia?

Ci sono molti modi diversi di vivere il proprio diritto a essere felici e non spetta a nessuno tranne noi decidere quale sia quello che ci assomiglia di più. Ma non facciamoci illusioni. I soldi fanno la differenza. Sempre. Qualunque sia l’equilibrio che troveremo, qualunque sia l’accordo a cui si giungerà, ricordiamoci che potrebbe arrivare il momento in cui quei soldi ci verranno rinfacciati. Potrebbe arrivare il momento in cui la persona di cui ci fidavamo di più ci chiederà dove cavolo crediamo di andare, se non abbiamo neanche i soldi per l’autobus. E noi non sapremo che cosa rispondere. E tutte le cene che abbiamo cucinato e i pavimenti che abbiamo lavato e i dolci che abbiamo preparato non varranno più nulla e, quel che è peggio, non serviranno a comprarci la libertà.

9 risposte a "Due cuori e una capanna e due stipendi"

  1. Molto interesante l’idea del tariffario. Ci sono momenti in cui il romanticismo nella coppia deve mettersi da parte in cambio dell’equità. È verissimo che bisognerebbe pensare alla “fine” della coppia, non all’inizio; io non dimenticherò mai il momento della divisione degli “averi” con il mio ex marito; certe cose succedono, eccome.

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  2. Esatto! E poi, che cosa c’è di più romantico di un rapporto paritario sotto tutti gli aspetti, inclusi quelli concreti. E come dici giustamente tu, certe cose succedono, eccome se succedono!

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  3. Figurati che ora vivo la situazione opposta, dove le economie di casa dipendono sopratutto da me: ci vogliono molto dialogo ed energie per alleviare la disparità che i soldi inequivocabilmente insinuano nella coppia.

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  4. Sì, ci vorrebbe un altro post dedicato alla situazione opposta, che crea altrettanti problemi, probabilmente per gli stessi motivi di fondo…

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  5. Verissimo, il denaro purtroppo influisce sulla vita di una coppia e di conseguenza di una famiglia. Non è male l’idea del tariffario, ma impossibile a farsi, se pensiamo poi alle donne che lavorano fuori casa e si barcamenano tra torte e turni notturni con il pupo che non dorme…c’è da mettersi le mani nei capelli! I compiti che nonostante tempi e luoghi, sono richiesti o ci si aspetta che assolva una moglie sono numerosi. Ultimamente mi fanno molto ridere (e anche incavolare) i vari corsi che imperversano nel web: uomini, oltretutto giovani, che vogliono insegnare come ottimizzare ii tempo e come lavorare… evidentemente non hanno mai notato cosa faceva la loro mamma per loro 🙂

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  6. Certo che se ci sono donne che ancora non hanno capito l’importanza dell’indipendenza economica, stiamo messe proprio male! I motivi per cui non riusciamo ad andare avanti sono molti, ma uno è proprio l’importanza eccessiva che si continua a dare al matrimonio e alla famiglia. Bisogna cambiare il modo di vivere, andando a convivere con qualche amica invece di sposarsi, riservando all’amore i momenti migliori (che è il modo migliore per farlo durare, tra l’altro), e soprattutto chiudendo ogni rapporto tra amore e denaro. Prendiamo esempio dalle lesbiche, che hanno saputo creare reti di appoggio, anche economico.

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  7. DISEGNO/PROPOSTA DI LEGGE

    FATTORE ASSOLUTAMENTE IMPORTANTE:

    INIZIATIVA A COSTO ZERO ma “rivoluzionaria” per DARE DIGNITA’ alle donne che “scelgono” o sono “costrette” a lavorare in casa per la famiglia e per l’educazione dei figli.

    “Rivoluzionaria” in quanto darebbe una IDENTITA’ SOCIALE alle donne mogli e madri italiane che ben sappiamo essere (almeno a livello europeo) tradizionalmente legate alla famiglia.

    EVITEREBBE (cosa non da poco) in caso di separazione dal marito (successivamente entrare nel merito spetterà agli organi competenti) di lasciare la donna priva di sostentamento economico nella fase transitoria di un eventuale allontanamento forzato dalla casa coniugale, o nel caso il marito esca dalla casa coniugale, nella fattispecie vista in prospettiva di un ALLONTANAMENTO VOLONTARIO PER CAUSA GRAVE (violenze fisiche e/o psicologiche)

    EVITEREBBE istanze nell’immediato per la richiesta degli alimenti dando la possibilità alla moglie di un minimo sostentamento per se e per i figli in fase di separazione;

    EVITEREBBE alla moglie casalinga di sentirsi DIPENDENTE ECONOMICAMENTE E PSICOLOGICAMENTE dal marito, trovando soddisfazione nello svolgere un lavoro così importante

    PRATICAMENTE:

    La donna che si dichiara casalinga o che è fiscalmente a carico del marito (nel caso di convivenza senza matrimonio solo in presenza di figli minori e/o studenti otre i 18 anni)

    HA DIRITTO

    – ad una percentuale sul reddito del marito/convivente in misura del 25% del netto, accreditabile su un conto corrente SPECIALE aperto a suo nome NON COINTESTATO dove il datore di lavoro del marito o il fisco in sede di dichiarazione dei redditi (per i lavoratori autonomi) accrediterà la somma a lei destinata;

    – all’equivalente 25% dei contributi INPS o altre categorie con l’apertura di una posizione contributiva speciale “ad hoc “, in questo caso al raggiungimento dell età pensionabile del marito la stessa, avrà facolta di RICEDERE al marito i contributi maturati oppure di tenerli per sè in caso avesse deciso di riprendere a lavorare fuori casa.

    Rendere OBBLIGATORIO in fase di matrimonio civile o di dichiarazione di famiglia di fatto, la scelta per la donna di aderire o meno a

    questa modalità, la scelta è comunque fattibile in ogni momento del percorso della vita matrimoniale a suo insindacabile giudizio senza necessità alcuna di assenso da parte del marito/convivente,

    Gli obblighi del marito/convivente DECADONO nel momento in cui la moglie/convivente risulta assunta alle dipendenze o contrae contratto di lavoro anche a tempo determinato, per poi essere ripresi in caso di licenziamento e/o scadenza del contratto di lavoro

    In caso di decesso della moglie i contributi maturati sulla sua posizione assicurativa (esclusivamente quelli “ceduti dal marito”) verranno automaticamente riaccreditati sulla posizione del marito.

    Il saldo del “conto corrente SPECIALE” andrà per eredità esclusivamente ai figli nel caso moglie e marito risultino separati (non entra nell’asse ereditario);

    il “conto corrente SPECIALE” dovrà essere alimentato in entrata esclsivamente dal datore di lavoro del marito/convivente e/o dal Fisco come specificato in precedenza.

    Nessuno oltre l’intestataria potrà operare sul suddetto conto corrente;

    Nulla cambia a livello di “coniuge a carico” e/o assegni familiari

    AUTOMATICAMENTE verrà aperta la posizione INPS con versamento obbligatorio della quota annuale per assicurazione in caso morte o invalidità permanente (già per altro in vigore)

    Nel caso di coniugi separati il rimborso assicurativo in caso morte dell’assicurata andrà esclusivamente in favore dei figli.

    Io credo in questa cosa, naturalmente rivedibile e modificabile in base alle leggi vigenti, e mi spenderò fin quanto possibile per far si che la condizione attuale della donna casalinga nel matrimonio abbia tutele che oggi sono pressochè inesistenti.

    Roberta Chiarini

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