E allora gli uomini?

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Puoi decidere di occuparti solo di uncinetto, di cucina vegana bio a chilometro zero, dei fossili di oreopiteco o di come scaccolarsi con l’alluce e nessuno avrà niente da ridire (tranne forse l’alluce). Ma se decidi di occuparti solo di donne, allora apriti cielo.

Occuparsi esclusivamente di libri scritti da donne, di quadri dipinti da donne o di apriscatole inventati da donne, dichiarandolo nelle intenzioni, sarebbe sessista. Il che peraltro travisa completamente il senso del sessismo, perché occuparsi esclusivamente di libri scritti da uomini o di musica composta da uomini, dichiarandolo nelle intenzioni, non è sessista per niente. Lo diventa nel momento in cui spacci quello di cui parli per rappresentazione dell’intero panorama culturale e dell’intera società.

Ma il punto, non facciamoci fregare, non è la definizione di sessismo. Il punto è che ad alcuni uomini ancora non va giù che ci siano donne che si interessano, si occupano e si battono per qualcosa che riguarda loro e loro soltanto. “Ma come, e noi?” insorgono. “Perché non vi preoccupate della nostra arte”, sembrano voler dire, “o almeno di quella di tutti quanti, PRIMA che della vostra?”

Ecco allora il bisogno di sminuire il lavoro di quelle donne, di trattarlo con condiscendenza sommergendolo di vezzeggiativi e di un alone di superficialità e carineria. Se non ti occupi di un uomo, allora sei superficiale, va da sé, quasi per definizione. Quanto assomiglia al rancore del bambino trascurato l’ostilità nei confronti delle donne che scelgono di dedicarsi solo a se stesse? Quanto è facile tacciarle di egoismo e vanità perché non hanno scelto almeno una qualche nobile causa da cui dipenda la sopravvivenza dell’umanità, dell’umanità tutta, si intende.

Se le donne che hanno successo infastidiscono, quelle che lo fanno in un terreno esclusivamente femminile, dedicando le proprie energie esclusivamente alle donne, infastidiscono il doppio. Perché ci occupiamo del nostro bene, invece di sacrificarci per quello di tutti gli altri. Perché ogni tanto veniamo prima noi.

3 risposte a "E allora gli uomini?"

  1. infastidiscono ma soprattutto fanno paura agli uomini. Di base c’è sempre la cultura del “possesso”, della donna a servizio dell’uomo. Le donne che parlano tra loro, che decidono di occuparsi del loro bene, assumono una soggettività che fa paura a noi uomini, abituati a oggettivizzare le donne, per renderle più controllabili. Gli uomini fragili hanno bisogno di ruoli ben definiti, ereditati dal passato, ma questi ruoli paradossalmente condannano tutti noi maschi a rimanere nel nostro limite. Demolire un pò alla volta i paradossi maschilisti della società non è solo una “battaglia” delle donne per “liberare” le donne, ma è una una “battaglia” (condotta perlopiù da donne) per “liberare” le donne e gli uomini.

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