Perché serve una scatola rossa per gli “assorbenti sospesi” in tutte le scuole

 

foto statale
All’Università degli Studi di Milano

“Durerebbe una settimana, massimo, poi la distruggerebbero.”

“Abbiamo problemi più seri, a scuola.”

“Non ci sono i soldi neanche per la carta igienica.”

“Le ragazze non hanno alcun problema a procurarsi gli assorbenti.”

“È poco igienico.”

“Per le ragazze di oggi non è mica un tabù, ne parlano tranquillamente.”

“Il cartone può essere incendiato.”

Sono alcune delle obiezioni che ho raccolto davanti alla proposta di mettere in tutte le scuole, a partire dalle medie, una scatola rossa dove chi può e vuole lasci ogni tanto un assorbente e chi ne ha bisogno ogni tanto lo prenda. Le obiezioni sono tutte legittime, tranne forse quella sul costo, dal momento che per realizzarla bastano una scatola riciclata e un po’ di fantasia. È vero, le ragazze oggi ne parlano serenamente. Alcune. Di quelle che se ne vergognano e le vivono con imbarazzo non potremo mai tenere il conto. Ci sono. Ci sono anche loro. Solo che non lo sappiamo.

Certo, quasi tutte le ragazze possono pagarsi un assorbente. O almeno così crediamo.  Ne siamo proprio sicuri? I dati per l’Italia non ci sono, ma la period poverty esiste eccome, ed è un problema. Nel Regno Unito, dove dal 20 gennaio vengono distribuiti gratuitamente nelle scuole e nei college pubblici, una ragazza su dieci ha dichiarato di non potersi permettere gli assorbenti.

È vero che la scatola rossa in un bagno scolastico avrebbe una vita spericolata e forse qualche spiritosone se ne andrebbe in giro per il corridoio con due assorbenti incollati in testa a mo’ di orecchie o userebbe il tampax come missile, magari colorato ad arte. Anche i gessetti del resto possono essere usati per fare disegni sconci, ma non è un buon motivo per proibirli. La carta igienica prende fuoco facilmente, ma se ne incoraggia comunque l’uso. Le porte delle aule vengono prese a calci e a pugni, a volte, ma ancora non sono state abolite. Perché? Perché sono necessarie. E gli assorbenti invece no?

Il problema allora è un altro. Il problema è che i problemi delle donne si affrontano solo quando non creano problemi. Se non sono a costo zero, in tutti i sensi possibili e immaginabili, i problemi delle donne passano in fondo all’ordine del giorno e da lì al dimenticatoio. Vengono ignorati, non esistono, hanno la stessa rilevanza sociale dell’artrite delle cavallette. Ci sono sempre questioni più gravi di quelle che riguardano le donne, oltre al fatto che sarebbe cosa gradita che le donne facessero quello che ci si aspetta da loro, ossia dedicarsi a risolvere i problemi altrui, invece di assillare con i propri.

Una scuola che non mette nei bagni delle ragazze non dico un distributore gratuito di assorbenti, ma almeno un contenitore in cui sia possibile prenderli e lasciarli, è una scuola che ignora il fatto che una percentuale vicina alla metà della sua popolazione ha le mestruazioni una volta al mese. Le ragazze possono scambiarsi gli assorbenti sotto banco, in qualche caso possono chiederle a una bidella ben disposta, possono parlarne con una professoressa complice, ma per la scuola intesa come istituzione le mestruazioni non esistono. Al massimo, e non sempre, troveremo un cestino apposito in cui buttare gli assorbenti sporchi.

Ecco perché è fondamentale che il progetto della scatola rossa (o bianca, o lilla, o verde) prenda piede in tutte le scuole, come ha già iniziato a fare in alcuni licei e università, e che succeda a partire dalle medie. Non (solo) perché gli assorbenti costano. Non (solo) perché nessuna ragazza debba andare in giro con un rotolo di cartaigienica fra le gambe per tutta la mattina. Non (solo) per aiutare le ragazze a parlarne apertamente. Anche e soprattutto perché le mestruazioni devono diventare visibili, devono rivendicare un posto nello spazio pubblico. È il primo passo perché il femminile smetta di essere fatto di segreti e tabù. Ho scritto “Fazzoletti rossi” proprio perché mi sembrava necessario che le mestruazioni comparissero nei romanzi rivolti a un pubblico giovane e giovanissimo. Perché è a quell’età che è importante che siano un argomento come tutti gli altri.

Se fossero gli uomini ad avere le mestruazioni, nessuno se ne vergognerebbe, anzi. La sindrome premestruale se la giocherebbe con la peste bubbonica in termini di gravità e i distributori nei bagni ci sarebbero eccome. Non è soltanto una questione di privilegio, ma della rappresentazione che lo rispecchia. Il maschile è la norma. Il femminile l’eccezione a quella norma. Per questo la presenza degli assorbenti nei bagni deve essere giustificata da ragioni imprescindibili, per questo viene subordinata a tutti gli altri problemi di cui soffrono la scuola e i ragazzi. Perché il femminile non è la norma. E in un mondo in cui non è la norma, quando ti arrivano le prime mestruazioni capisci che per te valgono regole diverse e che dovrai conquistarti con i denti i luoghi di potere, perché “di norma” non ti sono concessi. E la tua vita inizia a cambiare e a prendere, sottilmente, in modo quasi inavvertito, una direzione diversa.

L’idea è facile da realizzare: bastano una scatola di cartone, un pennarello e un po’ di creatività. “Prendine uno se vuoi, lasciane uno se puoi” è la scritta che ho visto più di frequente, ma nulla impedisce di scriverci sopra tutt’altro. È un progetto a costo zero, che fomenta e rafforza la solidarietà e lo spirito di collaborazione, che permette di riflettere sui tanti modi in cui la nostra società vive gli spazi comuni, che incoraggia lo scambio di informazioni e la consapevolezza. I luoghi pubblici devono appartenere a uomini e donne, e perché sia davvero così, devono essere in grado di interpretare le esigenze di entrambi.

Si può fare. Basta volerlo fare.

copertina fazzoletti rossi

 

 

 

9 risposte a "Perché serve una scatola rossa per gli “assorbenti sospesi” in tutte le scuole"

  1. Mi rendo conto che a scuola, da ragazzo, ho sempre ignorato i disagi che le compagne potevano avere a causa delle mestruazioni e a distanza di un po’ di tempo mi sorprende quanto loro non abbiamo mai fatto pesare questo problema agli altri. Alle scuole medie mi ricordo di comportamenti al limite della decenza da parte di molti compagni maschi che venivano “compresi” dagli insegnanti e dai genitori con le solite frasi ” sono maschietti, poverini bisogna capirli, gli ormoni, devono sfogarsi”. Invece l’attenzione data alle esigenze delle ragazze soprattutto nel periodo delle scuole medie è marginale e credo che anche la sola presenza di queste scatole rosse garantirebbe un po’ di visibilità alle esigenze femminili. Ne parlerò con un’amica che insegna proprio alle scuole medie. Grazie

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  2. Le ho parlato proprio questa sera, mi ha detto che qualche anno fa quando insegnava in un liceo c’era una scatola rossa autogestita dalle ragazze, ma mai alle scuole medie. Vuole proporla alla preside, speriamo si riesca ad attuare. E’ bello passare dalle parole ai fatti!

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  3. Credo che anche in molti uffici aperti al pubblico ci potrebbe essere un cestino con degli assorbenti, oppure anche semplicemente nelle scrivanie, assieme al cestino delle caramelle, ci potrebbero essere degli assorbenti. Proprio per rendere tutto più naturale, eliminando quel senso di pudore e vergogna che ancora caratterizza le mestruazioni. Provo a lanciare questa idea: chi ha a che fare con il pubblico, magari nel sociale, potrebbe provare a mettere un cestino con caramelle e uno con alcuni assorbenti sulla sua scrivania (oppure assieme, per far capire che sono a disposizione di tutte), magari potrebbe abbattere qualche tabù…

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  4. Questo tuo articolo mi ha ricordato la mia (stabile e) dimenticanza nel portarmi gli assorbenti quando andavo al liceo, e spesso li dovevo acquistare quando stavo già a scuola, molte altre volte me li hanno forniti le amiche, e anche noi avevamo pensato a questa cosa, in un bagno riuscimmo anche a metterli (stavo al liceo artistico avevamo dipinto la scatola con una pittura a 4 mani su sfondo rosso :-)) e durarono anche parecchio, era diventata una prassi consolidata appunto di solidarietà femminile che tange sul rispetto per il ciclo di una buona parte della popolazione della scuola, che smetterebbe di essere ignorata se fosse proprio la scuola a prendere atto del fatto che il mestruo non deve più essere un qualcosa da negare o ignorare, perché ignorando questo si ignorano le donne è un dato di fatto come giustamente sottolinei.

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  5. Su instagram all’hastag #tamponbox ci sono foto che testimoniano quante scuole stiamo adottando questa iniziativa. Più visibilità hanno questi progetti e più verranno seguiti. Nel mio piccolo la mia amica insegnante ed io stiamo coinvolgendo altri insegnanti di altre scuole a queste iniziative. Grazie Roberta per dare risalto ed eco a queste idee!

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