Buon lavoro

di Mara Roberti

TEMA: Racconta che cosa fa la tua mamma, se lavora o è casalinga.

SVOLGIMENTO – La mamma di Claudia

La mia mamma è una lavoratrice casalinga, perché lavora in casa. Nel senso che la stanza del ferro da stiro adesso è il suo studio e noi non ci possiamo più entrare, ed è un peccato, perché era divertente nasconderci nell’armadio delle lenzuola.

A me non piace quando la mamma lavora, perché dobbiamo stare zitti e non possiamo usare il camion dei pompieri con la sirena, e se vogliamo dirle qualcosa dobbiamo bussare alla porta e non entrare finché non ce lo dice lei. E non possiamo mica bussare ogni volta che vogliamo dirle qualcosa, perché altrimenti lei grida che così non riesce a combinare niente. Poi però si arrabbia se Pietro sale sullo schienale della poltrona per prendere le forbici e cade e si fa male. Dice che dovevamo avvisarla e noi non ci capiamo più niente.

Io ogni tanto, quando ho voglia di parlare con lei ma non posso disturbarla, le disegno una principessa dentro il castello mobile con le ruote o una casa volante che sputa fumo dal camino come un razzo, e glieli infilo sotto la porta, ma lei urla che se faccio così non riesce a concentrarsi e lascia i disegni lì per terra senza neanche raccoglierli.

Ogni tanto la mamma lavora anche fuori dallo studio, per esempio quando è al telefono e parla con una voce tutta strana e fa un sacco di versi tipo “mmm mmm” e ride tutta falsa. Una volta durante una telefonata Pietro ha preso l’altro telefono e l’ha imitata e lei poi era così arrabbiata che a cena ci ha dato latte e biscotti, anche perché il risotto durante la telefonata si era bruciato e a lei era passata la voglia di cucinare.

Quando la mamma lavora, noi sbagliamo sempre. È strano, perché lei dice che lavora in casa per poter stare con noi, ma poi sembra che preferirebbe che noi non ci fossimo.

A dire la verità, da quando la mamma è una lavoratrice casalinga, si arrabbia con tutti. Si arrabbia con la nonna quando la chiama all’ora sbagliata, con l’idraulico che viene quando gli pare e le fa mollare il lavoro a metà, e dice che questo nella città in cui vivevamo prima non succedeva, che lì la gente aveva più rispetto per il lavoro degli altri. Ma secondo me lo dice perché nella città in cui vivevamo prima la mamma faceva un lavoro importante e aveva un grande ufficio con una finestrona e una poltrona che girava e lì mica ci andava l’idraulico. E se ci andava al massimo parlava con Clara, la segretaria della mamma, mica con lei.

Nella città in cui vivevamo prima, la mamma si vestiva sempre elegante al mattino e si truccava e io ero tutta orgogliosa perché la mia era la mamma più bella ai cancelli della scuola. Anche se non è che ci venisse spesso, a portarmi a scuola, perché di solito ci andavamo con il papà.

Il papà è un’altra persona con cui la mamma si arrabbia un sacco, ora. Dice sempre che lui fa il lavoratore di prima classe e lei quella di seconda classe, che non ho capito bene che cosa vuol dire. Credo che sia perché il papà ha iniziato a lavorare da poco, mentre la mamma lavora da un sacco di tempo. Quando il papà ha trovato lavoro, infatti, abbiamo comprato la torta con le fragole, come quando io ho iniziato la prima elementare. Mentre mangiavamo la torta, il papà ci ha chiesto tutto allegro se eravamo felici di cambiare città. Io allora mi sono alzata e mi sono chiusa in camera mia e non volevo più uscire e Pietro, che ogni tanto è proprio scemo, non capiva perché ero arrabbiata. Quando gli ho detto che dovevamo cambiare casa e scuola e tutto quanto, lui ha gridato che non era vero, che era impossibile. E quando la mamma più tardi mi ha dato ragione, la prima cosa che Pietro le ha chiesto era se veniva anche il figlio di Clara. Perché Clara, a furia di sentirne parlare, era diventata un po’ una di famiglia. E la mamma ha fatto una faccia cattiva, o forse solo molto triste, e ha detto che Clara no, lei non veniva.

Io non volevo partire. Con Giovanna dovevamo ancora finire di preparare il ballo per il saggio della scuola. E poi a chi avrebbero dato il mio banco? E il mio appendino per il cappotto? Ormai c’era su il mio nome.

Ho passato un sacco di giorni chiusa nella mia stanza a tenere il muso, come diceva il papà, che ogni tanto non capisce niente proprio come Pietro. O forse era solo così felice per il nuovo lavoro che nella sua testa non ci stava nient’altro.

A volte, quando vedo la porta chiusa dello studio, mi viene da pensare che forse per la mamma era brutto uguale, quando guardava la porta della mia stanza. E che forse anche lei si chiude dentro perché vuole tenersi vicine le sue cose per evitare che gliele portino via. Io prima di partire volevo solo che mi lasciassero in pace, perché mi sembrava che mi stessero portando via tutto, anche la pelle di dosso. Forse alla mamma è successa un po’ la stessa cosa.

L’altro giorno ho detto alla nonna al telefono che la mamma adesso si veste male e non si trucca più come prima, e che quando ci accompagna nella nuova scuola io mi vergogno un po’. Proprio adesso che è sempre lei ad accompagnarci. La nonna si è arrabbiata come una furia. Mi ha detto che la mamma ha buttato via la sua carriera per seguire mio padre e stare con noi e che stava ricominciando tutto da capo e che ero fortunata ad avere una madre come lei. Che avevo tutto da imparare da lei. Quasi tutto, si è corretta poi. Quando le ho chiesto che cos’era che non dovevo imparare dalla mamma, la nonna è stata un po’ in silenzio e alla fine ha detto: tu non pensare mai che il tuo lavoro sia meno importante di quello di un uomo.

È strano, perché la nonna non ha mai lavorato e il nonno invece sì. Mi ricordo che la domenica, quando andavamo a pranzo da loro, dovevamo stare zitti zitti, perché il nonno si chiudeva nella stanza con il lettone scuro per riposare. La nonna invece non riposava mai, neanche la domenica. Diceva che una donna non deve mai farsi trovare a far niente e che lei teneva sempre un piumino in mano, se il nonno stava per rientrare, così quando sentiva la porta si alzava e si metteva a spolverare. Era buffa quando lo diceva, perché mi faceva l’occhiolino e all’improvviso sembrava che diventasse più giovane. Secondo me quindi è normale che la mamma pensi che il lavoro degli uomini è più importante di quello delle donne, a furia di dover stare zitta mentre il nonno riposava.

Poi però ho pensato che la nonna è bellissima e si veste sempre tutta elegante, quindi secondo me anche la mamma fra un po’ si vestirà bene di nuovo. E quando lo farà forse lo studio tornerà a essere la stanza del ferro da stiro e lei non ci si chiuderà più dentro. E sarà la stanza del ferro da stiro più artistica del mondo, perché l’altro giorno quando ci sono entrata di nascosto ho visto che sul muro c’erano appesi tutti i miei disegni, i castelli con le ruote e le case volanti a testa in giù che sputavano fumo dai camini come i razzi. Secondo me la mamma alla fine li ha messi lì perché si sente un po’ come quelle case, tutta capovolta, e non se lo immagina che per me invece lei è il camino con il razzo dentro, che tiene su tutta la casa.