Arriva la tormenta Ana, seguita da Bruno, Carmen, David, Emma… in fila per due col resto di uno

Ana, Bruno, Carmen, David, Emma, Félix, Gisele, Hugo, Irene, José, Katia, Leo, Marina, Nuno, Olivia, Pierre, Rosa, Samuel, Telmva, Vasco y Wiam.

Sono i nomi che avranno le prossime tormente che investiranno la penisola iberica provenendo dall’oceano Atlantico. Ana, prevista nella notte fra oggi e domani, lunedì 11 dicembre, è una tormenta storica, quindi, e non solo perché porterà ventiquattro ore di pioggia e venti fino a 140 km orari e perché rischia di provocare “danni significativi”. Resterà nella storia soprattutto per essere stata la prima tormenta ad avere un nome, da queste parti. Quelle che seguiranno alterneranno nomi maschili e femminili, che non si dica, e seguiranno un rigoroso e rispettoso ordine alfabetico.

Non sarà l’ordine alfabetico, però, ad aiutarci a far fronte al caos portato dalla tormenta, e neanche il fatto che si alterneranno fra maschi e femmine, come bravi bambini delle elementari in coda verso lo scuolabus. Ad aiutarci sarà, secondo gli esperti, il fatto che abbia un nome. Non è lo stesso, insomma, gridare di stare attenti alla tormenta che gridare di stare attenti alla tormenta Ana. La popolazione, pare, reagisce con più solerzia se il pericolo ha un nome di battesimo.

Resta da vedere se la reazione cambierà a seconda del nome. Ana ha qualcosa di inquietante, in effetti, nella sua apparente semplicità  evoca un discreto potere distruttivo, volendo. Con Carmen secondo me avremo qualche difficoltà in più, perché sfido chiunque a non pensare a Bizet e a chiedersi se arriverà a passo di danza suonando le nacchere. Per non dire della tormenta Rosa, dove l’amor si posa, che forse avrà le sue difficoltà a essere credibile. Con Telmva probabilmente saremo così impegnati a cercare di pronunciarlo che la tempesta ci coglierà tutti alla sprovvista in un groviglio di consonanti.

Stiamo a vedere se funziona. Nel caso, forse varrebbe la pena di estendere l’iniziativa. Propongo un nome di battesimo anche per le elezioni politiche, per il campionato di calcio, per qualche guerra lontana di cui non frega niente a nessuno. Più nomi di battesimo per tutti, insomma, come sulla Nutella. La soluzione era così facile, ce l’avevamo sotto il naso e non ce n’eravamo accorti.

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