«Ho sempre pensato di scrivere rosa.»

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Non “ho sempre desiderato”, “ho sempre sognato”, “ho sempre sperato”. No. Pensato. Dopo le acrobazie per far capire che cosa accidenti scrivo (che potete leggere qui), non avete idea di quante volte me lo sono sentito dire. E il tono… Era a metà fra il finto umile e il confidenziale, un po’ vanesio e un po’ condiscendente, come se mi avessero appena detto che hanno sempre pensato di dare i propri gioielli in beneficenza o che anche loro ogni tanto si infilano le dita nel naso.

Non ho mai trovato il coraggio di ribattere e mi sono sempre limitata a un sorrisetto irritato. Mentre fra me e me pensavo che scrivere rosa non sarà come dimostrare qualche complesso teorema matematico, ma non è neanche una cosa che venga necessariamente bene a tutti, con rispetto parlando. Che il semplice fatto che non esistano master in Scrittura creativa del romanzo rosa non autorizza a pensare che si tratti di un passatempo per dilettanti. Ma allora perché quelle persone, tutte intelligenti e anche simpatiche, a dispetto di questa uscita, davano per scontato di esserne capacissime e che l’unica cosa che avesse impedito loro di farlo fosse la mancanza di tempo?

All’inizio, vi dirò, mi offendevo parecchio. Poi però ho sentito qualcuno dire a un fotografo professionista che anche lui si dilettava di fotografia, e un’altra persona definirsi “grafica” solo perché si era appena installata photoshop e un’altra ancora dire che aveva sempre pensato di mettersi a tradurre solo perché sa bene l’inglese. E mi sono ricordata di quando, anni fa, ai tempi in cui lavoravo come correttrice di bozze, qualcuno mi disse: “Che bello, il tuo lavoro, dev’essere un po’ come fare l’uncinetto, no? Rilassante.”

Rilassante?

Insomma, sono giunta alla conclusione che non è invidia, non è frustrazione, non è neanche presunzione e non è – credo – un insulto (anche se all’epoca lo considerai tale).

È senso di colpa mal gestito. Perché dietro queste affermazioni c’è la convinzione profonda che fare quello che ti piace sia sbagliato e definirlo un mestiere un’eresia. E se non è un mestiere, allora significa che non c’è bisogno di impararlo e che è alla portata di tutti. Di tutti gli sfaticati che possono permettersi di farlo.

Certo, alcuni rosa sono scritti male e sono imbarazzanti, non si discute. Così come ci sono case che crollano al primo soffio di vento. Eppure, strano a dirsi, non ho mai sentito nessuno affermare che aveva sempre pensato di fare l’architetto…

Love Is the Answer

Photo by Thomas R. Stegelmann - CC License
Photo by Thomas R. Stegelmann – CC License

C’è un modo per toccare con mano le contraddizioni del rosa. Provate a spiegare che genere di libri scrivete a qualcuno che non vi conosce (e che non è un lettore forte). Io ci sono passata, per forza di cose, ed ecco come è andata. Vi riporto le mie risposte e, in corsivo, il modo in cui venivano interpretate.

1. “Scrivo storie sentimentali e mi firmo con uno pseudonimo.” Scrive libri erotici.

2. “Ho iniziato a scrivere commedie romantiche.” Scrive sceneggiature cinematografiche.

3. “Sì, adesso scrivo romanzi rosa.” Scrive cretinate.

4. “Scrivo per una casa editrice femminile che pubblica solo in digitale.” Scrive storie lesbo.

5. “Scrivo romance ma più sul genere women’s fiction per una piccola casa editrice digitale.” Non la legge nessuno.  Continua a leggere “Love Is the Answer”

E se vi dicessi che le Sfumature hanno fatto bene al rosa?

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Prima che me lo chiediate, no, non ho letto le Cinquanta sfumature di grigio/rosso/nero. O meglio, ho letto le prime cinquanta pagine, ho sbirciato un po’ le scene erotiche e ho dato seguito all’unico desiderio sfrenato che mi avevano suscitato, ossia quello di chiudere il libro.

Eppure al Salone del Libro di Torino durante l’incontro di Emma Books sul #rosachenontiaspetti ho dichiarato che le Sfumature hanno fatto un gran bene al rosa, e in particolare al rosa che fa bene alle donne. E questo nonostante rappresentino esattamente quello che il rosa scritto dalla parte delle donne, non per le donne, dovrebbe evitare: le dinamiche serva-padrone, la dominazione spacciata per romanticismo e la sottomissione spacciata per amore, concetti non solo sbagliati, anche pericolosi.  Continua a leggere “E se vi dicessi che le Sfumature hanno fatto bene al rosa?”

Rosapercaso

Ebbene sì. Lo confesso. Sono arrivata al rosa per caso. E anche un po’ per necessità. Se qualcuno mi avesse chiesto quattro anni fa che cosa ne pensavo del rosa, avrei detto che non era abbastanza aggressivo, ribelle e – ma sì, ammettiamolo – intellettuale per i miei gusti. Fatto. L’ho detto. Ho confessato.

E invece no. Perché più scrivevo storie d’amore e ne leggevo, più mi rendevo conto che c’era tutto. Tutto quanto. Era un genere ribelle (che cosa c’è di più ribelle che desiderare di cambiare la propria vita e impegnarsi per riuscirci e pensare di poterlo fare davvero?), era un genere che emozionava le donne e le riuniva, i due presupposti fondamentali per qualunque battaglia, e soprattutto mi faceva stare bene. Mi emozionava, o meglio, sturava quell’ingorgo emotivo che mi portavo dentro e che mi faceva commuovere per qualunque scemenza (comprese canzoni che non confesserò neanche sotto tortura), mi faceva tornare la voglia di sognare, di concentrarmi su quello che mi rendeva felice e dimenticare il resto.

E nel frattempo, il rosa italiano è cambiato, e il mio viaggio è diventato ancora più interessante. E in questo blog vi racconterò come è andata. Con la speranza di continuare a viaggiare in compagnia.

Alla prossima!