Love Trainer

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Capitolo 2

Un mese prima

«Ho trovato i biglietti!» gridò Sara non appena sentì scattare la porta d’ingresso. Non spostò gli occhi dallo schermo del computer. «Vieni. Li sto comprando subito. Prima che l’offerta scada.»

Sentì i passi di Leonardo che la raggiungevano e bevve un lungo sorso di tè. Era entusiasta. Si era perfino decisa a provare il tè della Felicità che le aveva regalato Amanda. Aveva sempre pensato che portasse sfortuna, ma che diavolo. In quel periodo tutto andava per il meglio. Aveva trovato lavoro nello studio di un avvocato e nel giro di un paio di settimane avrebbe iniziato. Lei e Leonardo vivevano insieme ormai da otto mesi, otto mesi perfetti, senza un solo litigio. E aveva finalmente prenotato il fine settimana romantico a Parigi che desiderava da un sacco di tempo. Un alberghetto deliziosamente pittoresco (almeno così lo definiva il sito web) a due passi dalla Senna. Non le sembrava vero, lei e Leonardo che passeggiavano mano nella mano lungo la Senna, le luci della Ville Lumière che si riflettevano sull’acqua placida davanti a loro, il Pont Neuf, la Tour Eiffel… Era sicura che Leonardo non avrebbe resistito alla tentazione di una proposta di matrimonio sotto la Tour Eiffel. Lo conosceva troppo bene.

Le dita del fidanzato si posarono sulla sua spalla nell’istante esatto in cui lei cliccava e concludeva l’acquisto. Sara le sentì irrigidirsi appena. Leonardo era un po’ tirchio, doveva ammetterlo, ma si sarebbe rilassato quando avesse visto che occasione era riuscita a trovare. E poi la accusava sempre di non essere abbastanza impulsiva, di lasciarsi bloccare dalle proprie paure. Ora finalmente gli avrebbe dimostrato che non era così.

«Andiamo a Parigi!» esclamò Sara entusiasta e si voltò, pronta ad abbracciarlo e a farsi abbracciare. Ma non accadde nessuna delle due cose.

Leonardo era lì che la guardava con un’espressione tesa e rigida. «Forse è meglio aspettare…»

«Troppo tardi!» lo interruppe lei allegra. «Ho appena comprato i biglietti e poco fa ho prenotato un alberghetto meraviglioso. Ce lo meritiamo. E poi ho appena trovato lavoro, dobbiamo festeggiare!»

«Sara…»

«Sì, lo so che non è ancora un lavoro vero e proprio, sono in prova, ma andrò benissimo, lo so, me lo sento.»

«Sara…»

«Supererò la paura di volare. Te lo giuro. Sento di potercela fare.»

«Sara…»

«E poi tu hai sempre detto che volevi andare a Parigi, no? E se aspettiamo ancora un po’ farà troppo freddo e Parigi col freddo è terribile. Almeno dicono, io non ci sono mai stata.» Sara sarebbe andata avanti a parlare per sempre, perché sapeva che quando fosse rimasta in silenzio sarebbe arrivata qualche brutta notizia. E non voleva sentirla. Non ora. Forse se avesse continuato a blaterare ancora per un po’, Leonardo si sarebbe dimenticato di quello che voleva dirle e avrebbe accettato di fare quel viaggio e…

«Sara, sto per lasciarti.»

Le parole piombarono fra loro come un macigno. A Sara sembrò di vacillare, come se le fossero effettivamente cadute addosso.

«Scusa?»

«Sto per lasciarti» ripeté lui, l’espressione sempre tesa e forse un po’ dispiaciuta, ma sicuramente molto meno dispiaciuta di quanto avrebbe dovuto.

«Che cosa vuol dire che stai per lasciarmi?» chiese lei con una risatina che avrebbe dovuto servire a darle un contegno, ma che invece le uscì come un verso strozzato, tipo anatra selvatica. «Fra quanto pensi di farlo? Una decina d’anni?»

Lui le sorrise. Un sorriso appena accennato, ma Sara vi si aggrappò come a un’ancora di salvezza.

«Oggi. Sto per lasciarti adesso» disse Leonardo.

Addio ancora di salvezza. Sara lo guardò, smarrita. Le sembrava di essere appena finita nel film sbagliato. Avrebbe voluto alzarsi in piedi, per non essere almeno guardata dall’alto in basso, ma aveva paura di barcollare.

«Mi lasci?» chiese con un filo di voce. «Perché? Fra noi va tutto benissimo. Che cosa è successo?»

Soltanto allora Leonardo assunse un’espressione colpevole e Sara ebbe la sua risposta. Ma certo. La risposta più banale che potesse aspettarsi.

«Non ci sarà di mezzo un’altra, vero?»

Leonardo si morse il labbro, quel labbro adorabile e carnoso che un tempo si posava teneramente su di lei. Quanto era passato dall’ultima volta che l’aveva baciata? Non riusciva neanche a ricordarselo. Non doveva essere trascorso molto tempo, eppure non le tornava in mente neanche un bacio negli ultimi giorni.

A quel punto sì che si alzò, praticamente schizzò in piedi, sospinta dalla rabbia. «Sei andato a letto con un’altra?»

Leonardo scosse la testa, regalandole un ultimo istante di speranza. Poi rispose: «Non è solo che ci sono andato a letto. È che mi sono innamorato di lei».

Accidenti. Se fosse esistito un campionato per il modo più crudele di lasciare la propria fidanzata, Leonardo l’avrebbe vinto senz’altro.

«Come hai potuto farmi una cosa del genere?» chiese Sara, la voce che le tremava. «Se è perché non sono abbastanza decisa, per tutte le mie paure, ti assicuro che posso cambiare. Ci sto già provando, davvero.» Lo guardò supplichevole. «Ho anche comprato i biglietti aerei…»

Lui si strinse nelle spalle, l’aria vagamente contrita. «È troppo tardi, mi spiace» disse in tono quasi indulgente. «Sono cose che capitano, Sara.»

Lei si lasciò cadere di nuovo sulla sedia. Nel farlo, la tazza di tè della Felicità si rovesciò sul tavolo, inzuppando la stampata della prenotazione dell’albergo.

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