Dove sono gli uomini?

uomo violento tutte

Queste immagini sono i primi quattro risultati che ho ottenuto dopo aver cercato su Google “uomo violento”. L’uomo dov’è? Non c’è. Non c’è quasi  mai. Se è presente, salvo rare eccezioni troviamo un pugno, la tasca posteriore dei jeans, un braccio, una spalla. La parte scelta non è quasi mai il viso, ma un dettaglio molto più anonimo e astratto, privo di emozioni. Nel caso delle donne, invece, il volto è quasi sempre presente.

L’uomo nella rappresentazione della violenza non esiste. La causa diretta del problema è assente dal racconto di quel problema, dimenticata, e quindi parzialmente assolta. Se la donna è al centro di quella rappresentazione, in qualche modo ne deduciamo che ne sia anche responsabile, che il problema sia suo, prima che dell’aggressore, che la colpa sia declinata al femminile, proprio come le immagini.

La donna delle immagini si difende, si nasconde, si sottrae alla violenza. Ed ecco allora il secondo messaggio: donne, difendetevi, fate qualcosa, per la miseria, se non volete farvi picchiare. Per averne la conferma, basta leggere i titoli dei risultati collegati a quella ricerca: “Come riconoscere un uomo violento” “Che cosa fare se incontri un uomo violento” “Come difendersi da un uomo violento”. Il tutto, lo ricordo, partendo da una ricerca che includeva soltanto le parole “uomo” e “violento”, senza alcun riferimento alle donne.

Infine il volto femminile, un volto distorto dalle emozioni, stravolto dalla paura, in netto contrasto con l’immobilità del pugno, che trasmette forza, fermezza e decisione, oltre che rabbia e aggressività. Ricordo bene una vittima di violenza che mi raccontò che non provava più dolore per i colpi del marito, che la paura lo cancellava, cancellava tutto il resto. La paura fredda e immobile che ti mangia dentro, non quella delle mani sulle orecchie o degli occhi strizzati. L’altro messaggio quindi è che la donna sia emotiva, instabile e fragile, e l’uomo invece saldo, forte, decisamente più dalle parti dell’autorità che del delinquente.

Queste immagini non raffigurano: additano, incolpano, scaricano responsabilità. Compresa la responsabilità di difendersi. Lo conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, il fatto che la maggior parte dei post sull’argomento si rivolga a una lettrice donna, non a un uomo.

La violenza sulle donne, insomma, resta ancora un problema tutto femminile. La provochiamo, la subiamo e dobbiamo imparare a impedirla. E intanto gli uomini, la stragrande maggioranza senza colpe e la minoranza colpevole, si sentono autorizzati a guardare altrove, perché il problema, dicono quelle immagini, non li riguarda.

La sventurata felicità delle donne

Foto Lis Bokt (CC)
Foto Lis Bokt (CC)

«Ma aveva ragione. La pasta era scotta.»

Sono le parole di una donna che è stata picchiata dal marito perché la pasta che c’era in tavola non era abbastanza buona. Sentirle mi ha aiutata a capire che esiste una seconda forma di violenza, terribile quasi quanto quella fisica: quella che noi donne esercitiamo contro noi stesse. Per soffocarci, metterci a tacere, impedirci di essere quello che siamo. Una donna realizzata è una donna sbagliata, che ha tradito gli altri, ha tradito i suoi cari e i propri doveri di donna e di anima del focolare. Da qualche parte dentro di noi questa convinzione esiste. O almeno il dubbio, il sospetto che sia così.

C’è una verità che fa male, nella violenza di genere. Fa male dirla, fa male anche solo pensarla, fa male scriverla. Ed è che una parte delle donne pensa di meritarsela. Nel profondo, da qualche parte di sé, pensa che se quegli schiaffi sono arrivati un motivo doveva esserci. Che qualcosa doveva avere fatto. L’ho provocato. Avrei dovuto lasciarlo in pace. Era evidente che era di cattivo umore. Ho iniziato io.

Contro questa violenza nella violenza ci si sente, se possibile, ancora più impotenti. Il dovere di difendersi passa per il diritto a essere se stesse, a realizzarsi, a essere felici. A non cercare la nostra identità in quello che facciamo per gli altri, in quello che diamo, nella nostra capacità di annullarci per metterci al servizio altrui.

In vista del 25 novembre, mi sono chiesta che cosa poteva fare il femminismo rosa contro la violenza di genere e la mia risposta è questa. Il femminismo rosa insegna a guardare dentro di sé, a coltivare quelle emozioni che serviranno anche a difendersi, se necessario. È un femminismo in cui i sogni non indicano una via di fuga, ma la strada da seguire per stare meglio con se stesse. Per stare bene.

Il femminismo rosa serve a convincersi di avere il diritto di essere felici, a cercare dentro di noi, dentro ciascuna di noi, i motivi per cui vale la pena di combattere. Le emozioni sono il nostro strumento, la nostra arma. Ma solo se iniziamo a usarle per costruire noi stesse e per difendere quello che abbiamo costruito. E le donne, le persone, si costruiscono a partire dai loro sogni. A partire da qui potremo decidere se prendere o dare, senza sensi di colpa, e senza che nessuno provi a farci masticare rimorsi.

Perché quel piatto di pasta scotta l’abbiamo preparato tutte, ogni tanto, quando eravamo distratte a guardare dentro noi stesse. Quando avevamo troppo, o semplicemente altro, da fare. E anche se sembra assurdo, serve una donna davvero forte per convincersi che va bene lo stesso, che non è tanto grave. La felicità delle donne fa paura, soprattutto alle donne. È difficile da accettare. Ha qualcosa di vagamente impudico, di intimo, di riprovevole.

Contro il femminicidio servono leggi adeguate e una coscienza collettiva diversa. E ovviamente la colpa di una violenza è sempre e soltanto di chi la commette. Ma finché continuerà a succedere, ci vuole una donna davvero forte per difendere un’altra donna. Quella donna dobbiamo costruirla da sole, dentro di noi, a partire dai nostri sogni e dalle nostre emozioni, senza chiedere o aspettare il permesso di nessuno. Quando l’avremo costruita, dopo esserci prese cura di lei e averla incoraggiata e sostenuta, perché sarà sola, sarà sempre da sola nella sua battaglia per essere felice e per bastare a se stessa, dopo averla vista crescere, forse saremo diventate abbastanza forti da convincerci che dobbiamo difendere quella donna, sempre, da chiunque.