Se fa male non è amore

Il 14 febbraio è la festa degli innamorati,

di tutti gli innamorati,

quelli che hanno amato e perduto,

quelli che non ci hanno creduto abbastanza,

quelli che ci hanno creduto troppo,

quelli che hanno amato di un amore tiepido

e quelli che si sono scottati fin nel fondo dell’anima.

 

È la festa degli innamorati,

di chi ha troppo amore dentro per una persona sola

di chi ha troppo amore dentro perché è rimasto solo

di chi ha troppo amore dentro e per questo è da solo.

Di chi cerca se stesso in un amore futuro

e chi si ritrova soltanto in un amore passato.

 

Ma non è la festa dell’amore cattivo,

quello che per proteggerti ti fa il vuoto intorno

quello che ti fa sentire speciale solo perché fa male

quello che ti fa vivere nell’ansia a ogni istante

quello che ti striscia addosso, che fa paura,

la stessa paura che poi non fa sentire il dolore.

L’amore intermittente, in cui è o tutto o niente

in cui tu sei o tutto o niente,

in cui la tua vita si accende e si spegne.

 

San Valentino non è la festa del possesso spacciato per amore

della dominazione travestita da devozione

della colpa spacciata per condanna.

Se ti senti sola, non è amore.

Se ti senti in colpa, non è amore.

Se ti senti inadatta, non è amore.

Se hai paura di dire di no, non è amore.

Se hai paura di non essere all’altezza, non è amore.

Se pensi di non poterci fare niente, non è amore.

Se pensi che sia solo la vita che ti è toccata, non è amore.

Se non è la vita che avresti scelto, non è amore.

Se ti sei messa da parte, non è amore.

Se devi soffocare te stessa, non è amore.

Se lo fai per lui, non è amore.

Se lo fai per voi, non è amore.

Se non lo fai per te, non è amore.

Se fa male, non è amore.

E oggi non è la tua festa, non è la sua festa, non è la vostra festa.

È la festa degli innamorati.

 

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Il social è rosa

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“Tanti auguri! Perché non ti regali un ebook? Ovviamente sto parlando di un bellissimo libro… il mio! Ne vuoi sapere di più?” (messaggio privato)

“Io mi sto leggendo, e voi?” (in bacheca, con foto dell’autore del post intento a leggere il proprio libro e una cinquantina di tag)

“Ciao! Ho appena scritto un libro e sono sicuro che ti interesserà, è proprio il tuo genere!” (messaggio privato)

Vediamo se indovinate che cos’hanno in comune questi tre messaggi… Sono stati tutti e tre scritti da uomini! È una costante, ormai verificata: se qualcuno ti piazza il suo libro in bacheca o fa avance letterarie in privato, 9,99 volte su 10 è un uomo.

Non sto dicendo che le donne non facciano spam, ci mancherebbe, lo fanno eccome, ma in tutt’altro modo. Le donne si intrufolano nei commenti ai post altrui, si autoinvitano in decine di gruppi, copertina del romanzo in bella vista, si autocitano. Ma si consigliano a vicenda, anche. Si aiutano. Si fanno promozione. Sono inarrestabili, certo, ma collaborative. Fanno rete, appunto.

Gli uomini no. Gli uomini quando devono parlare di sé invadono gli spazi altrui, e più sono privati più sembrano ringalluzzirsi. Sono pronta a scommettere che siano davvero convinti che io debba leggere il loro libro, che non possa farne a meno, che è impossibile che non finisca per amare follemente la loro scrittura.

Per quanto sembri assurdo, in questa parodia del rapporto amoroso ho trovato le chiavi di lettura di alcune degenerazioni dei comportamenti di coppia. La ferocia degli uomini respinti, gli abusi, la tracotanza. I palpeggiamenti in autobus non sono poi molto diversi da una foto di se stessi leggendo il proprio libro sbattuta nella mia bacheca. Il principio di fondo è molto simile: prendilo, lo so che ti piace, bellezza.

Ovviamente non tutti gli uomini sui social sono così, anzi, grazie al blog, curiosamente (considerato che è un blog femminista, sui generis, certo, ma pur sempre femminista), ne ho conosciuti di molto interessanti, collaborativi, oltre che intelligenti e cortesi. Una rarità, però, sui social, va detto.

In un post sul blog di Emma Books intitolato Il rosa è conservatore o progressista? rispondevo alla domanda concludendo che il rosa è social. Oggi sono convinta che sia vero anche l’inverso.

Perché gender o non gender, e con buona pace delle poche mosche bianche maschili che vale la pena di avere fra le proprie amicizie, la collaborazione, la condivisione, il chiacchiericcio sfrenato e indiscriminato sono un dono tutto nostro.

Il social è rosa, signori.

Voi farete anche gol, ogni tanto. Ma quando si tratta di fare rete, le donne non le batte nessuno.