Note sul noir

Photo by Neal Jennings - CC
Photo by Neal Jennings – CC

Oggi mi faccio da parte. Sì, perché questi consigli di scrittura sul noir vi arrivano da una maestra del genere (e non solo). L’autrice, Maria Masella, ci tiene a precisare che non si tratta di un manuale di scrittura creativa e che queste righe sono solo il frutto della sua lunga esperienza di scrittrice e di lettrice attenta e appassionata. Secondo me valgono come un intero corso di scrittura creativa, invece, qualunque sia il genere che volete affrontare, ma non mi azzarderei mai a contraddire una donna che passa il suo tempo a scegliere i luoghi e le armi del delitto… Giudicate voi, insomma, e buona lettura! 

di Maria Masella

Giallo, thriller o noir? Uguali o diversi? In tutti e tre ci deve essere un delitto, un colpevole e possibilmente una persona o più che cercano di scoprirlo. Nota: parlo di colpevole al singolare ma possono essere anche più di uno. Nel thriller l’elemento fondamentale è la tensione, la paura che  accada qualcosa di ancora peggiore, mentre nel giallo classico (è inutile che ricordi che soltanto in Italia esiste il termine “giallo” mutuato dalla copertina dei romanzi Mondadori da edicola) l’importante è l’indagine. Nel noir? È importante l’indagine, non si deve trascurare la tensione, ma il nucleo è SEMPRE la ricerca del movente del delitto: questo apre la porta a considerazioni di vario tipo, da sociologiche a psicologiche. E le opinioni dell’autore sulla vita si sentono chiare e distinte, molto più che nel giallo classico e nel thriller.

Personalmente prediligo, come lettrice e come autrice, il noir: quindi parlerò di questo sottogenere anche se quasi tutto quello che scriverò vale anche per thriller e giallo classico.

Andiamo per esclusione. Un noir non è un rebus o un indovinello. Accumulare indizi stravaganti non renderà il tuo noir migliore. Sono da evitare misteriosi veleni che soltanto l’assassino e l’investigatore conoscono. Sono da evitare delitti in una stanza chiusa in cui si entra da una porta che soltanto l’investigatore riesce a trovare. Sono da evitare i finali aperti, quelli in cui il colpevole non viene individuato: può non scoprirlo l’investigatore ma il lettore DEVE conoscere la sua identità. Sono da evitare le ultime trenta pagine di spiegazione in cui il super eroe, intelligentissimo, chiarisce ogni dettaglio. Quando le trovo mi sento come se l’autore mi dicesse che sono stupida. Il lettore e la lettrice di noir accettano di essere un filino meno super dell’investigatore, ma un filino, non di più.

Che cosa è un noir? È prima di tutto e, dalla prima battuta all’ultima, un romanzo. Quindi ci devono essere personaggi, personaggi, personaggi… Personaggi che animino la trama delittuosa: dovrai dedicare la stessa cura al personaggio di tre righe come a quello di trecento. Da lettrice mi sono chiesta il motivo del successo di alcuni autori e ho cominciato a porre domande ad alcuni lettori forti. Non chiedevo “quale è il tuo autore preferito” perché sui gusti non si discute, ma “del tuo romanzo noir preferito cosa ricordi”: la risposta più frequente non è stata su un dettaglio dell’intreccio delittuoso, ma sui personaggi. Esempi: del ciclo Montalbano ricordiamo Salvo, Fazio, Mimì Augello, Ingrid… Pensiamo alle riduzioni televisive, non sempre fedeli nell’intreccio, ma fedelissime nel mettere in scena i personaggi. Amo Simenon e ho buona memoria: ma ricordo Maigret e non i dettagli dei singoli romanzi. Ricordati che un buon personaggio non si muove nel nulla, quindi dovrai scegliere un’ambientazione!

Chi legge un noir vuole avere le tre risposte “chi, come e perché”, ma quando chiuderà il libro gli resteranno dentro i personaggi che ha conosciuto e se comprerà altri tuoi romanzi sarà perché, oltre alla razionale soddisfazione di aver letto un coerente intreccio, avrà conosciuto  delle persone e il modo migliore per conoscere una persona non è esaminare il suo aspetto fisico ma scoprire le motivazioni che guidano i suoi passi. Conoscendole sarà entrato nel loro mondo.  Hai presente gli illusionisti? Il tuo lavoro è molto simile: con una mano distrai il pubblico con un bel delitto, due indizi, tre interrogatori, mentre con l’altra apri la porta di un mondo  e inviti il lettore a entrare.

Alcune di voi leggono (e scrivono) anche romance. Quando ricomprate un autore? Quando i suoi personaggi sono vivi. Per i noir? Idem!

Quanta violenza e quanto sangue mettere nelle pagine? È come chiedere quante scene di sesso mettere in un romance: quanto ritenete che serva. Qualcuno riterrà sempre che è troppo, altri diranno che è poco.

Penso che non esista alcun romanzo, di un genere qualsiasi, che sia piaciuto a tutti: mettetevi il cuore in pace.

Il mio consiglio finale, mettersi il cuore in pace, è utopistico, tipo “la pace nel mondo”.

Che cosa vi avevo detto? Se volete saperne di più sull’autrice di questo post e sui suoi libri: www.mariamasella.it