Nella salute e nella malattia

Cinque talismani per combattere la paura di fermarsi (e di spegnersi).

Una cosa vecchia, perché se non si può guardare avanti guarderemo indietro per un po’. Ci sono bauli di fotografie e di ricordi che bussano da tempo nel cuore pretendendo di essere aperti. Ci sono tante noi stesse e noi stessi, bambine e ragazze che sorridono dal passato, come abiti smessi troppo presto, come vestiti imbarazzanti nascosti in fondo all’armadio e tornati improvvisamente di moda.

Una cosa prestata, perché per ogni oggetto prestato c’è sempre un dopo, c’è l’impegno a ritrovarsi, il momento in cui lo restituiremo, quello in cui non ci servirà più, in cui ci rivedremo, in cui salderemo tutti i conti, una promessa di futuro nelle mani.

Una cosa regalata, contro la tentazione della solitudine, per allungare la mano e imparare a chiedere con la naturalezza con cui lo facevamo da bambini, per riscoprirci fragili in cambio della certezza di un senso, per sapere che apparteniamo ai nostri bisogni e siamo legati a filo doppio al nostro perdono.

Una cosa nuova, perché se non possiamo strizzare chilometri e ore per viaggiare, allora ingozzeremo i minuti di cose belle, di cose scontate, di cose nuove, di cose sognate, di cose interessanti, di cose curiose, di cose inutili e divertenti.

Una cosa blu, per accogliere la tristezza e tenercela accanto quando ci serve, per smettere di averne paura e provare ad ascoltarla. Chissà che non ci parli di noi più di quanto fossimo disposte ad ammettere, che la fragilità non ci sussurri le risposte che cercavamo nella forza e le impasti con la paura per farne la materia della felicità.