Note sul Noir/3

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di Maria Masella

Riassunto della puntata precedente. Avete realizzato lo schema, anzi lo SCHEMA. Tutto torna, al millimetro.

Siete a posto?

No. Purtroppo c’è sempre ancora qualcosa da approfondire. Uno SCHEMA impeccabile non vi mette al riparo da uno dei guai peggiori, quello che il vostro noir sia soltanto un rebus travestito da romanzo.

Affrontiamo uno dei passi che trasformeranno il rebus in romanzo.

Movente

Parola stuzzicante. Per uno chef (categoria molto di moda) alcuni ingredienti stimolano la fantasia, la creatività. Per i pittori alcuni colori sono ricorrenti (il rosso di Carpaccio è quasi una firma).

Per uno scrittore le parole sono i veri ingredienti ed è normale che una parola possa giocare un ruolo importante, sia di stimolo per la costruzione di una storia.

Per me, movente è una parola guida.

Sul fedele Zingarelli movente è sia sostantivo sia participio presente del verbo muovere. Ed è proprio questa duplicità a sedurmi. Da una parte la staticità del sostantivo e dall’altra il movimento allo stato puro, presente, in atto e non in potenza.

Un noirista almeno discreto vive con la parola movente appollaiata sulla spalla, è la sua scimmia.

Un noirista almeno decente sa d’istinto che è il movente a muovere la storia, è il movente a dare profondità al colpevole e insieme alla vittima e all’investigatore.

Perché qualsiasi noir è giocato su tre persone: assassino, vittima, investigatore. Ed è il movente a dare inizio alla storia e fin quando l’investigatore non trova il movente il caso non è risolto! E la vittima? Sembra la più estranea al movente… Sembra.

Cercate di vedere la scena. L’assassino muove verso la vittima armato del movente. La vittima è la sua meta, ma perché ha scelto quella e non un’altra? Questo è il punto su cui in noirista deve lavorare: chi legge deve capire perché è stata scelta quella vittima e, almeno in parte, essere accanto all’assassino in una specie di condivisione del movente.

Il movente perfetto ha alcuni requisiti:

  1. Comprensibile al lettore medio. Odio, amore, vendetta, gelosia, invidia, interesse… Sì, funzionano sempre, perché tutti noi li conosciamo.
  2. Condivisibile dal lettore medio. Non ci saremo vendicati uccidendo, forse neppure ci saremo vendicati, ma l’impulso alla vendetta l’abbiamo provato tutti.
  3. In movimento. Non basta dire “ha ucciso per gelosia” bisogna far sentire come è nata la gelosia, come si è sviluppata tanto da diventare padrona dell’assassino.
  4. Vado pazza per i moventi ibridi: non soltanto la gelosia, ma forse un pizzico di interesse. Perché neppure l’assassino sia monolitico.
  5. Anticipato con tocchi leggeri. Questo, come sempre quando si parla di anticipi, è difficile. Seminare una parola, una frase che a romanzo concluso faccia dire al lettore “Sì, un cenno c’era!”. La leggerezza di tocco è essenziale. Un trucco da banale mestierante? Inserirlo in un diverso contesto. Esempio. In Celtique si scopre che un senegalese viene ucciso perché scambiato per un altro. Un personaggio commenta, molte pagine prima, che per alcuni tutti i neri sono uguali.

Ma, come dico a ogni incontro con il pubblico, per un romanzo di più di duecento pagine un omicidio non basta e ne sono necessari almeno due.

Si aprono numerose possibilità:

  1. i due omicidi non hanno alcun collegamento, in questo caso l’autore deve sapere quale dei due è il più importante: sarà risolto per ultimo! Spesso il caso meno importante viene inserito per necessità temporali. Cito nuovamente Celtique. L’omicidio del senegalese mi è servito per riempire i molti giorni in cui non accadeva nulla relativamente al caso “Celtique” e per costringere il protagonista a lavorare su due fronti. I due casi devono essere incastrati al millimetro, doppio SCHEMA! E SCHEMONE di confronto. Attenzione: i due moventi sono probabilmente diversi e questo rischia di frammentare il romanzo. Trucchi? Conosco quello usato in Celtique. Due delitti completamente diversi, ma sia il senegalese ucciso sia l’investigatore devono fare i conti con una doppia fedeltà: il primo alle sue due patrie e il secondo alla legge e a un vecchio amico latitante.
  2. I due omicidi sono collegati: il secondo è di copertura. Situazione semplice che può essere, anzi deve essere arricchita, dando molta profondità al movente del primo omicidio.
  3. I due, o più, omicidi sono collegati e tutti preludono all’ultimo, quello che per l’assassino è il più importante. Usato in Morte a domicilio. È molto coinvolgente se ben gestito. È necessario che il lettore si identifichi con l’investigatore, ma… Ma sul filo di lana provi pena e compassione per l’assassino. Usato anche in Giorni contati, ovviamente modificando i moventi.
  4. Serial killer. Molto diverso dal precedente. Per l’assassino tutti gli ammazzati sono di pari importanza. No, non è vero. Uno antico, il primo deve essere quello fondamentale, gli altri sono “per ricordare”. Usato con gran soddisfazione in Caso irrisolto.

Si nota facilmente che non amo i romanzi di mafia, camorra e criminalità organizzata. Neppure gli intrighi internazionali. I miei sono assassini della porta accanto. E i moventi sono quelli che potrebbero spingermi a uccidere. Persona avvisata, mezza salvata! Ora sapete che cosa mi spingerebbe a uccidere.

Se volete saperne di più su Maria Masella e sui suoi libri, trovate tutto qui.

Se volete leggere le Note sul noir precedenti, le trovate qui qui

Note sul Noir/2

Foto Lea Lonza
Foto Lea Lonza (CC)

di Maria Masella

Due parole guida per chi scrive (e legge) noir (e non solo).

Se dico due intendo due: coerenza e movente.

La mancanza di coerenza allontanerà chi legge noir e un buon approfondimento sul movente inviterà ad acquistarne altri tuoi.

Spesso la lettrice e il lettore leggono velocemente, a spizzichi, ma di solito chi legge noir ha buona memoria e un buon allenamento a riesaminare mentalmente i fatti narrati, disponendoli in ordine cronologico anche se li ha incontrati in ordine diverso. Mi spiego meglio: in una storia è normale fare riferimento a eventi precedenti, anzi a più eventi precedenti, e non sempre si cita prima il più antico. Spesso c’è un lavorio di scavo a ritroso nel tempo. Ecco, parlando con chi legge noir, ho riscontrato la tendenza o la capacità a risistemare gli eventi e in modo cronologicamente corretto.

Quindi chi legge noir trova abbastanza facilmente incongruenze temporali e spaziali.

Come risolvere il problema di fornire un romanzo impeccabile (si spera)?

Che siate “da scaletta” o “all’arrembaggio” (come me) è opportuno, dopo aver scritto la parola fine (che scriverete molte volte!), aprirsi un file nuovo e scrivere la storia del delitto. Un chiaro elenco puntato e numerato in cui non compare il romanzo, ma proprio il delitto.

Esempio? Il mio primo Mariani, Morte a domicilio.

  • anni prima Mariani, durante un’indagine sull’omicidio di una prostituta (X), commette l’errore di rendere pubblico l’agendina della vittima, in cui compare anche il nome di una donna (Y) che ha abbandonato il mestiere, si è sposata, ha una figlia e continua a frequentare la prostituta X perché le “fa i capelli”
  • la leggerezza di Mariani distrugge la vita di Y: il marito si uccide per la vergogna, uccidendo anche la bambina
  • Y, anni dopo, tenta il suicidio buttandosi dal balcone. Non muore ma trascorre molto tempo in ortopedia dove conosce la madre di Mariani (volontaria AVO). Comincia a pensare alla vendetta.

Non procedo oltre perché è già chiaro che non ho lavorato al meglio. Riprovo. (Chiaro perché ho consigliato PC e non carta e penna?)

  • una donna (Y) abbandona il mestiere di prostituta, si sposa, ha una figlia. Continua a frequentare una ex collega (X) soltanto perché le “fa i capelli”
  • qualche anno dopo X viene uccisa.
  • Mariani, durante le indagini, commette l’errore di rendere pubblico l’agendina della vittima, in cui compare anche il nome di Y
  • la leggerezza di Mariani distrugge la vita di Y: il marito si uccide per la vergogna, uccidendo anche la bambina
  • Y, anni dopo, tenta il suicidio buttandosi dal balcone. Non muore ma trascorre molto tempo in ortopedia dove conosce la madre di Mariani (volontaria AVO). Comincia a pensare alla vendetta.

In pratica questo è l’antefatto che Mariani e chi legge scopriranno poco per volta.

Lo stesso lavoro deve essere realizzato per ogni delitto, mettendo ordine nei passi dell’assassino che scopriremo poco alla volta e non sempre nella sequenza in cui li ha fatti. Soltanto rileggendoli si possono trovare incongruenze temporali o spaziali.

Ora si rilegge il romanzo e accanto a ogni punto di quello che fra me chiamo SCHEMA (sì, lo penso maiuscolo) indico in quale pagina del romanzo si scopre quello che lì è detto. Quante volte mi sono accorta di non aver mai scritto nel romanzo un passo importante importantissimo dell’assassino! O di averlo scritto più di una volta (le azioni dell’assassino sempre una volta, non di più per non confondere. Se è qualcosa che riguarda il movente, la ripetizione aiuta). Lo conoscevo ma avevo dimenticato di inserirlo a forza di dire “lo metto dopo che è meglio”.

Quando dico che la revisione di un noir è laboriosa, esagero?

Il movente alla prossima puntata, se interesserà.

In attesa della prossima puntata, se volete leggere le prime Note sul noir di Maria Masella, le trovate qui.

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Donne e scrittura

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Il confrontarsi delle donne con la scrittura pubblica è uno dei punti fondamentali del femminismo e si dimostra essenziale nella lotta contro l’oblio e l’effimero.

Duby e Perrot, Storia delle donne. L’Ottocento (pag 491).

Incontrato per caso da Maria Masella.

Note sul noir

Photo by Neal Jennings - CC
Photo by Neal Jennings – CC

Oggi mi faccio da parte. Sì, perché questi consigli di scrittura sul noir vi arrivano da una maestra del genere (e non solo). L’autrice, Maria Masella, ci tiene a precisare che non si tratta di un manuale di scrittura creativa e che queste righe sono solo il frutto della sua lunga esperienza di scrittrice e di lettrice attenta e appassionata. Secondo me valgono come un intero corso di scrittura creativa, invece, qualunque sia il genere che volete affrontare, ma non mi azzarderei mai a contraddire una donna che passa il suo tempo a scegliere i luoghi e le armi del delitto… Giudicate voi, insomma, e buona lettura! 

di Maria Masella

Giallo, thriller o noir? Uguali o diversi? In tutti e tre ci deve essere un delitto, un colpevole e possibilmente una persona o più che cercano di scoprirlo. Nota: parlo di colpevole al singolare ma possono essere anche più di uno. Nel thriller l’elemento fondamentale è la tensione, la paura che  accada qualcosa di ancora peggiore, mentre nel giallo classico (è inutile che ricordi che soltanto in Italia esiste il termine “giallo” mutuato dalla copertina dei romanzi Mondadori da edicola) l’importante è l’indagine. Nel noir? È importante l’indagine, non si deve trascurare la tensione, ma il nucleo è SEMPRE la ricerca del movente del delitto: questo apre la porta a considerazioni di vario tipo, da sociologiche a psicologiche. E le opinioni dell’autore sulla vita si sentono chiare e distinte, molto più che nel giallo classico e nel thriller.

Personalmente prediligo, come lettrice e come autrice, il noir: quindi parlerò di questo sottogenere anche se quasi tutto quello che scriverò vale anche per thriller e giallo classico.

Andiamo per esclusione. Un noir non è un rebus o un indovinello. Accumulare indizi stravaganti non renderà il tuo noir migliore. Sono da evitare misteriosi veleni che soltanto l’assassino e l’investigatore conoscono. Sono da evitare delitti in una stanza chiusa in cui si entra da una porta che soltanto l’investigatore riesce a trovare. Sono da evitare i finali aperti, quelli in cui il colpevole non viene individuato: può non scoprirlo l’investigatore ma il lettore DEVE conoscere la sua identità. Sono da evitare le ultime trenta pagine di spiegazione in cui il super eroe, intelligentissimo, chiarisce ogni dettaglio. Quando le trovo mi sento come se l’autore mi dicesse che sono stupida. Il lettore e la lettrice di noir accettano di essere un filino meno super dell’investigatore, ma un filino, non di più.

Che cosa è un noir? È prima di tutto e, dalla prima battuta all’ultima, un romanzo. Quindi ci devono essere personaggi, personaggi, personaggi… Personaggi che animino la trama delittuosa: dovrai dedicare la stessa cura al personaggio di tre righe come a quello di trecento. Da lettrice mi sono chiesta il motivo del successo di alcuni autori e ho cominciato a porre domande ad alcuni lettori forti. Non chiedevo “quale è il tuo autore preferito” perché sui gusti non si discute, ma “del tuo romanzo noir preferito cosa ricordi”: la risposta più frequente non è stata su un dettaglio dell’intreccio delittuoso, ma sui personaggi. Esempi: del ciclo Montalbano ricordiamo Salvo, Fazio, Mimì Augello, Ingrid… Pensiamo alle riduzioni televisive, non sempre fedeli nell’intreccio, ma fedelissime nel mettere in scena i personaggi. Amo Simenon e ho buona memoria: ma ricordo Maigret e non i dettagli dei singoli romanzi. Ricordati che un buon personaggio non si muove nel nulla, quindi dovrai scegliere un’ambientazione!

Chi legge un noir vuole avere le tre risposte “chi, come e perché”, ma quando chiuderà il libro gli resteranno dentro i personaggi che ha conosciuto e se comprerà altri tuoi romanzi sarà perché, oltre alla razionale soddisfazione di aver letto un coerente intreccio, avrà conosciuto  delle persone e il modo migliore per conoscere una persona non è esaminare il suo aspetto fisico ma scoprire le motivazioni che guidano i suoi passi. Conoscendole sarà entrato nel loro mondo.  Hai presente gli illusionisti? Il tuo lavoro è molto simile: con una mano distrai il pubblico con un bel delitto, due indizi, tre interrogatori, mentre con l’altra apri la porta di un mondo  e inviti il lettore a entrare.

Alcune di voi leggono (e scrivono) anche romance. Quando ricomprate un autore? Quando i suoi personaggi sono vivi. Per i noir? Idem!

Quanta violenza e quanto sangue mettere nelle pagine? È come chiedere quante scene di sesso mettere in un romance: quanto ritenete che serva. Qualcuno riterrà sempre che è troppo, altri diranno che è poco.

Penso che non esista alcun romanzo, di un genere qualsiasi, che sia piaciuto a tutti: mettetevi il cuore in pace.

Il mio consiglio finale, mettersi il cuore in pace, è utopistico, tipo “la pace nel mondo”.

Che cosa vi avevo detto? Se volete saperne di più sull’autrice di questo post e sui suoi libri: www.mariamasella.it

La sposa spadaccina

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Maria Masella ha una bibliografia sterminata e soprattutto è una scrittrice trasversale, capace di passare da un genere all’altro, oltre a essere una donna di grande intelligenza e spirito critico. E so che non si tira mai indietro quando c’è da insegnare qualcosa. Così per presentare il suo brano rosa e femminista, che trovate qualche riga più sotto, ho pensato di ricorrere alle sue stesse parole, perché sapevo – e avevo ragione – che avrei avuto soltanto da imparare. Eccole qui:

Rosa e femminismo?

Nei rosa di un tempo erano frequenti le protagoniste in posizione subalterna, come prigioniere o giovinette impoverite, infermiere o segretarie; il “grande riscatto” si otteneva spesso facendo innamorare il protagonista. Lui comandava ma lei era “signora del suo cuore”. Attualmente questo schema è diventato sia meno rigido sia più raro.

Nei rosa storici, pur rispettando i codici di comportamento dell’epoca, le protagoniste prendono le redini della propria vita o, almeno, cercano di prenderle, riconoscendo di essere importanti come persone, non soltanto come “appendici” di un uomo.

Nei rosa contemporanei molte protagoniste hanno un lavoro anche importante. Un lavoro è indipendenza economica, quindi libertà di pensiero, d’azione, di scelta: libertà in potenza se non ancora in atto! Aspettano l’Amore (siamo in territorio rosa) ma nel frattempo vivono.

Da La forza dei sogni, di Maria Masella (Mondadori, 2014), ambientato in provincia di Genova nel 1853:

Dante era rivolto verso l’altare, da anni non metteva piede in una chiesa e si sentiva un commediante della peggior specie.

Dal brusio capì che la sposa era arrivata e si voltò ad accoglierla.

Teresa aveva alle spalle la luce del mattino più brillante di quella delle candele e delle lampade. Era in tutto la sua bella spadaccina. I meravigliosi capelli la ornavano come un manto prezioso e nessun fronzolo superfluo mascherava la sua bella figura.

Contravvenendo alle regole non rimase fermo ad aspettarla ma mosse verso di lei.

Non sentì i commenti a mezza voce e non li sentì neppure Teresa.

Soltanto Costaguta tossicchiò, come sempre quando era in imbarazzo, e poi disse: — Ve l’avrei consegnata, non temete!

E quella matta di Teresa spinse indietro il velo a scoprire il viso e di fronte a tutta la comunità disse a voce abbastanza chiara da essere sentita da molti: — Consegnata! Proprio come un oggetto! — E posò la mano sul braccio che Marana le porgeva. — Andiamo a fare quello che dobbiamo.

Lidia armeggiò nella borsettina cercando i sali perché si sentiva svenire, dando di gomito al marito per il suo infelice commento; Beatrice abbassò il viso rosso di vergogna… Marco non sapeva dove guardare.

Nessuno ricordava che una sposa si fosse comportata in modo simile.

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