Come insegniamo alle bambine a subire la violenza maschile

“I maschietti sono fatti così, sono più portati ai giochi aggressivi.”

“Ha bisogno di esprimere la propria energia, è molto fisico.”

“Se ti picchia è perché in fondo in fondo gli piaci.”

“È tutto testosterone!”

“È colpa tua che ti metti a piangere e gli dai soddisfazione.”

“Il mio Mario tocca già il sedere alle compagne, da grande sarà un donnaiolo.”

“Ha solo bisogno di sfogare l’energia.”

“Devi portare pazienza con lui, ha difficoltà di apprendimento e ti picchia per sfogare la frustrazione.”

“Non mettetevi la gonna, se non volete che i maschi cerchino di guardarvi le mutandine.”

“Con i maschi bisogna avere pazienza.”

“È il suo modo di esprimersi.”

“Se vuoi fare giochi da maschi, tanto vale che ti abitui.”

“Voi femmine siete più mature, cerca di capirlo e vai tu a chiedergli scusa.”

“Sicura di non avere fatto niente per provocarlo?”

Sono alcune frasi che probabilmente abbiamo sentito e forse anche detto, magari senza renderci conto che erano tanti mattoncini della cultura dello stupro che ci circonda e che dietro ogni frase si nascondeva il bisogno di giustificare la violenza maschile, perché è su quella violenza che poggiano le basi del potere in una società patriarcale. Possono sembrare innocue, ma sono frasi pericolose, perché abituano le bambine a essere dalla parte sbagliata del potere, a dubitare prima di tutto di se stesse, le convincono che il valore e la maturità di una donna si misurino anche con la sua capacità di sopportare. Lo dimostra il fatto che dietro quelle frasi si nasconda spesso la paura di crescere un maschio “debole”, che scivoli troppo lontano dalla propria posizione di privilegio. E sì, certo, esiste anche la violenza femminile, ma non fa parte del sistema di potere in cui viviamo e proprio per questo si è spesso molto più rapidi e meno esitanti al momento di condannarla.

Grazie come sempre alla community della pagina Facebook Rosapercaso, da cui arrivano questi esempi.

Le mamme dei maschi

miniature-1802333_960_720Le madri dei maschi sono un capolavoro di ottimismo.

Dove c’è uno spintone vedono un gesto amichevole. Dove c’è un pugno vedono una manifestazione di esuberanza. Dove c’è violenza vedono un bambino troppo sicuro del proprio corpo. Quanto testosterone, esclamano ammirate, mentre il pargolo distribuisce cazzotti agli amici, e quanta maleducazione, esclamano scandalizzate, quando il pargolo riceve cazzotti dagli amici.

Le madri dei maschi sono un capolavoro di fantasia.

Dove c’è uno scarabocchio vedono il futuro Picasso. Dove c’è un paio di scarpette da calcio vedono il futuro Messi. Dove c’è un nove in pagella vedono un futuro premio Nobel. Non so da chi ha preso, eclamano con finta modestia, a cinque anni è già più intelligente di me.

Le madri dei maschi gridano allo scandalo se qualcuno infastidisce il figlio ma non riescono a reprimere un sorrisetto divertito quando raccontano che il figlio a sei anni ha toccato le tette della compagna di banco. Le madri dei maschi fanno secchi i mariti al primo segno di autorità nei confronti della prole ma poi si lasciano prendere a calci dal figlio di cinque anni perché poverino è un po’ stanco. Le madri dei maschi sbandierano il proprio femminismo ma poi trovano così tenero che se lei esce con le amiche il figlio la tempesti di messaggi per chiederle di tornare altrimenti non dorme.

Da grande voglio vedere il mondo con gli occhi delle madri dei maschi. Dev’essere un mondo meraviglioso, in cui gli insulti sono emozioni trattenute, la disobbedienza un eccesso di vitalità, la maleducazione un segno di virilità. Non c’è spazio per gli errori, nel mondo delle madri dei maschi. Non c’è spazio per la debolezza. Non c’è spazio per i rimproveri. Non c’è spazio per i difetti.

È proprio un maschio, è la formula magica, che cura ogni sbaglio e guarisce ogni colpa.

E poi i figli crescono e sono sempre ragazzi che ogni tanto si divertono un po’ ed esagerano e non c’è niente di male e qualcosa dovranno pur fare con tutta quell’energia. Del resto guarda le ragazze come vanno in giro, anche loro come fanno poveretti, a resistere. E poi i figli crescono e scoprono che non sono Messi e non sono Picasso e non prendono neanche il premio Nobel e l’unica cosa di cui avrebbero davvero bisogno è aver imparato a sbagliare e a convivere con le proprie debolezze. A convivere con i rifiuti, soprattutto quelli delle donne.

Io guardo le madri dei maschi e non posso fare a meno di pensare che avremmo degli uomini molto migliori se qualcuna di loro tenesse a bada l’orgoglio materno e magari anche il pargolo, ogni tanto. Se qualcuna avesse insegnato ai figli a tenere a posto le mani e a cambiare tono di voce e che una donna ha il diritto di uscire con le amiche senza che nessuno le rompa le scatole, che le donne non si toccano neanche con un fiore, che le frustrazioni sono una gran brutta cosa ma sono anche un problema tutto loro. Se avessero insegnato ai figli a chiedere il permesso, ad accettare un no come risposta e che essere maschi non è una scusa, ma una responsabilità.

Anche perché una volta adulti, non ci saranno più scuse e mamme che tengano. Non importa se hanno sempre pensato che la virilità fosse quella cosa lì. La colpa di quello che faranno sarà soltanto loro.