Chi ha detto menopausa?

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Foto Daniel Lobo (CC)

Sorrisi imbarazzati, espressioni sorprese o infastidite, silenzi improvvisi.

Le prime volte mi sono data dell’inopportuna, mi sono detta che certe cose non si buttano lì in una conversazione come se niente fosse, dovrei essere più discreta, non puoi mica chiacchierare del più e del meno e all’improvviso dire che stai attraversando una fase della vita che riguarda la stragrande maggioranza delle donne e che è scandalosa più o meno come le foglie che cadono d’autunno.

Eppure non ci riesco, è più forte di me. Continuo a dirlo. Me-no-pau-sa. Come se fosse una parola magica. Me-no-pau-sa. Soprattutto davanti agli uomini. Me-no-pau-sa. E più  reagiscono scioccati e infastiditi, più mi rendo conto della necessità di parlarne. Perché dovrei viverla in segreto? Dovrei vergognarmene? Dovrei esserne imbarazzata? Perché? Prima o poi arriva e non ci rende meno donne, non ci rende meno attraenti. Non ci rende meno intelligenti, meno creative, meno divertenti, meno interessanti. Ci rende solo meno fertili.

Se nessuno si fa scrupoli a parlare del seno e del sedere delle donne, perché il nostro utero e le nostre ovaie dovrebbero restare un segreto? Perché a furia di raccontare le donne all’interno dei confini tracciati dal desiderio e delle esigenze maschili, ci siamo lasciate convincere che fossero davvero solo “cose da donne”. E quindi inopportune, minoritarie, di interesse relativo e vagamente fastidiose. Tutto questo femminile che non esiste, che nessuno vuole vedere, che nessuno vuole ascoltare. Il sesso nell’immaginario collettivo è al maschile, l’eccitazione e il desiderio sono declinati al maschile, e le donne che non ci stanno vengono etichettate come eccezioni volgari che rasentano la patologia.

In questo racconto del sesso, gli spermatozoi scompaiono magicamente dopo aver abbandonato l’organo che tutto può e tutto decide ed essere entrati nel corpo femminile. Ragion per cui quel che succede da quel momento in poi sono solo affari della donna. In questo racconto del sesso, gli ormoni non esistono, sono un impiccio, un contrattempo, perfino un rivale imbarazzante (quante volte più della virilità maschile poté il periodo fertile del ciclo, costringendo il desiderio femminile a seguire il ritmo della sopravvivenza della specie). Ma tutto questo succede sul lato oscuro del sesso, quello femminile, il dietro le quinte che non interessa a nessuno nel gran teatro della virilità.

E se non esiste un utero, se non esistono le mestruazioni, se abbiamo creduto finora che tutto girasse intorno all’obelisco del piacere, se le donne hanno finto orgasmi per anni per non incrinare questo racconto del desiderio, che bisogno c’è di venire a rovinare tutto proprio sul finale? Con quella parola così sgradevole. Menopausa. Che ne ricorda un’altra ancora peggiore. Mestruazioni.

Dall’inizio però non posso ricominciare, quindi partirò dalla fine. E continuerò a ripeterlo, proprio come se fosse la cosa naturale che è, con la speranza che arrivi presto il giorno in cui parlare di quello che riguarda le donne e le donne soltanto smetta di essere rivoluzionario.

 

Donna femminile cercasi

E adesso chi glielo spiega?
Chi glielo spiega a certi uomini che la Donna Femminile è come Babbo Natale, la proiezione dei loro desideri e delle loro fantasie? È quello che volevano vedere e pensare mentre scartavano il pacchetto, ma in realtà la Donna Femminile così come l’hanno sempre immaginata non esiste.

Se ci avete creduto finora è perché volevate crederci, perché vi abbiamo permesso di crederci. Siamo scese dal camino cariche di doni ogni 24 dicembre, abbiamo finto che le mestruazioni non esistessero, la menopausa neanche, abbiamo indossato il costume rosso dell’eterna fertilità, ventenni a qualunque età anagrafica, perché lo sguardo altrui non notasse la barba finta di un corpo, femminile, questo sì, che scandisce il ritmo della vita e della procreazione in modo impietoso e chiaro come un disegnino su un libro di testo delle elementari.

Ma noi abbiamo sempre finto di no, vi abbiamo graziosamente risparmiato l’unica vera definizione possibile di femminilità e vi abbiamo permesso di sostituirla con i vostri sogni fatti di taglie di reggiseno e natiche e voci flautate, o con altri sogni più sofisticati ed eleganti o con qualche richiamo materno di infantile memoria. E condiscendenza. Condiscendenza come se piovesse, come la neve finta sull’albero di Natale, perché l’illusione fosse completa.

Abbiamo lasciato che seppelliste dietro battutine esasperate le nostre rare apparizioni senza costume, occhi al cielo e battute grevi e rassegnate. Uomini incastrati e trascinati all’altare, tormentati da donne “rompipalle” – ahi, povera mascolinità, schiacciata sotto il tacco 12 di uno sbalzo umorale – abbiamo lasciato che sogghignaste del nostro premestruo, che vi godeste il regalo di una femminilità ben incartata e luccicante.

E voi ci avete creduto, anche quando la barba si staccava, anche quando spuntava l’orlo del nostro esaurimento e della nostra infelicità sotto la giubba rossa, avete continuato a crederci, sempre.

E adesso che il costume ci sta stretto e ci siamo stufate di passare dal camino e farci ammazzare e di avere le vostre mani sul culo e gli occhi sulle tette, adesso venite a dirci che no, che ci stiamo sbagliando, che la femminilità è un’altra cosa, ascolta me, che sono un uomo, vieni che ti spiego che cosa significa essere donna.

Be’, signori, reggetevi forte, abbiamo una notizia terribile da darvi. I regali ve li portavano i nostri ormoni, non gli elfi, sotto il costume c’è un utero, un corpo che invecchia e perfino un cervello. Tutto femminile al cento per cento. Lo sappiamo, si stava meglio prima, ma che vi piaccia o no, adesso Natale è finito. E la donna femminile è quella che avete davanti. Comunque sia.