Non dire niente

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Non dire niente.

Se il medico ti tocca un po’ troppo a lungo le tette durante una visita, tu non dire niente.

Se a scuola il maestro di ginnastica ti dà una pacca sul culo e una palpatina e poi ti strizza l’occhio, tu non dire niente.

Se sull’autobus noti il cazzo duro del tizio dietro di te incollato al sedere e lo senti gemere, tu non dire niente.

Se l’amico di tuo padre ti dice che sei proprio graziosa e ti tocca sopra la camicetta per sentire quanto sei cresciuta, tu non dire niente.

Non dire niente perché dopo ti sentirai ancora più sporca.

Non dire niente perché daranno la colpa a te.

Non dire niente perché resterai sola.

Non dire niente perché in cambio riceverai sorrisetti paternalisti che ti faranno sentire piccola  e stupida.

Non dire niente perché ti risponderanno che non sai stare agli scherzi.

Non dire niente perché perfino tua madre ti guarderà con sospetto.

Non dire niente perché il tuo compito è capire e perdonare, non accusare.

Non dire niente perché se non ti hanno spezzato un paio di ossa non ci crederà nessuno che un po’ non ti è piaciuto.

Non dire niente perché non hai sofferto abbastanza. Perché le vere donne non si lamentano, le vere donne sono quelle che lasciano fare, che comprendono le esigenze degli uomini, le vere donne sanno che la colpa è loro, che sono sporche come il desiderio che accendono nelle mani e nella bocca degli uomini, che qualcosa hanno fatto e qualcosa devono scontare. Le vere donne sanno come si accontenta un uomo, sanno renderlo felice.

Le vere donne sanno quando è il momento di tenere la bocca chiusa. E non dire niente. Non è proprio questa la misura del nostro valore? Non è forse il silenzio delle donne, la nostra capacità di tacere, a fare la differenza fra una brava ragazza e una puttana?

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L’assoluzione delle risate

 

042317_1320_Amicischerz1Ci sono uomini, e forse anche qualche donna, convinti che una palpatina al culo sia un po’ come lo scodinzolio di un cane. Chi può resistere? Quale donna sana di mente e nel pieno possesso delle sue facoltà fisiche e mentali non prova almeno un brivido di piacere a ritrovarsi le cinque dita di un estraneo sul sedere, ogni tanto? Escluse, le femministe, ovviamente, che si sa sono tutte un po’ frigide e non sanno divertirsi.

Dev’essere questo che avevano in mente ad Amici quando hanno imbastito quello spettacolino abbastanza vomitevole, in cui le molestie sessuali venivano spacciate per divertimento, ridotte a un numeretto di avanspettacolo di cattivo gusto, certo, ma era pur solo per farsi due risate. “Io l’ho trovato divertente”, ha detto più di una donna nei commenti sui social, del resto non erano poche le donne in trasmissione che ridevano.

Ma allora su, ridiamoci sopra, ridiamoci sopra un po’ tutte quante. Anche quando sei un’adolescente intimidita e qualcuno ti si struscia addosso in un autobus affollato, non vorrai mica voltarti e dargli del porco? Che poi qualcuno penserà pure che ti è piaciuto e che ti vergogni. Vergognarmi mi vergogno, ed è anche per questo che è più facile farci una risata sopra, per nascondere la vergogna, non fosse che insieme alla nostra nascondiamo anche quella di chi invece dovrebbe soffocarcisi. E invece no, a vergognarsi è sempre la vittima, prima dell’aggressore. Ci si vergogna perché ci si sente un oggetto, perché si è deboli, umiliate, perché le mani di un estraneo addosso ti spogliano di qualcosa di così intimo e privato che riderci sopra sembra l’unico modo per proteggersi un po’, per sentirsi meno nude.

A non ridere ci vuole una gran forza e ci si sente sole. La solitudine del resto è spesso il prezzo da pagare per fare la cosa giusta e avvicinarci un po’ di più a noi stesse. Ridere invece è tanto più facile, ridere e passare oltre. È l’assoluzione più facile e più imbecille di tutte, quella delle risate. Da una risata però non si torna indietro tanto facilmente.

Il confine fra lo scherzo e la violenza è un confine sottile, che spesso si trasforma in arma. Lo sanno bene le vittime del bullismo. Dove finisce lo scherzo e dove inizia la prevaricazione? Quanta umiliazione costa al chilo il divertimento altrui? Nel caso delle molestie sessuali credevamo che almeno il confine fosse chiaro, per fortuna la televisione ci è venuta in aiuto e ci ha spiegato che non è chiaro per niente. Che ancora non abbiamo il diritto di lamentarci quando ci fischiano dietro, quando ci toccano senza il nostro permesso, quando il primo arrivato si sente in diritto di allungare le mani. E se può farlo un ballerino davanti alle telecamere, vuoi che non possa farlo un capoufficio dietro l’intimità di una porta chiusa?

Forse anche in questo caso il femminismo rosa ci può venire in aiuto. Perché è dietro le nostre emozioni, sul fondo di quella vergogna che ci sforziamo di nascondere, di quella debolezza solo apparente, che si nasconde il potere di raccontare la storia dal nostro punto di vista, di diventare protagoniste. Solo diventando protagoniste saremo noi a decidere quando è il momento di ridere. E di spegnere i bollori altrui e una televisione appiattita su modelli maschilisti, che continua a tradurre il desiderio con le forme più svariate e becere di degradazione del femminile.