Una femminista alle prese con il Natale

gingerbread-men-3918049_1280

“Sicura?”

“Sicurissima, mamma.”

“Non preferisci Il laboratorio di meccanica? Il libro sulle bambine ribelli? Un completo da calcio?”

“Io non gioco a calcio.”

“Ma potresti! Lo sai vero che potresti?”

“…”

“La biografia di Frida Kahlo?”

“Ce l’ho già, mamma.”

“Davvero?”

“Era in Donne forti e ribelli che tua figlia dovrebbe conoscere se non vuoi che faccia la tua fine.”

“E dov’è finita?”

“L’ho usata per costruire un letto a baldacchino all’orsetto.”

“…”

“…”

“Tuo fratello ha chiesto un fucile, un robot distruggitutto e una macchina telecomandata. Tu vuoi la bambola da truccare e pettinare, lo smalto per le unghie, la cagnolina con il fiocco rosa e il kit per le collanine. Dove ho sbagliato? È colpa delle cattive compagnie? L’avevo detto che dovevamo fare il presepe femminista quest’anno.”

“Se vuoi puoi metterci il fiocco azzurro alla cagnolina, mamma, se ti fa stare meglio.”

Se le mamme femministe ricevessero la pagella, arriverebbe a dicembre, sotto forma di letterina a Babbo Natale dei figli. E in poche, confessiamolo, avremmo la sufficienza. Fra fiocchetti, pistole, confezioni regalo più esplicite del cartello sulla porta di un bagno pubblico (fucsia, rosa e bianco verginale da una parte; blu, arancione e rosso sterminatore dall’altro), tutti i nostri sforzi si disperdono come lo zucchero a velo del pandoro su un maglione nero. Noi possiamo anche ignorare sprezzanti i cataloghi divisi stile spogliatoio, Giochi per femmine e Giochi per maschi, ma i nostri figli no. Loro non hanno neanche bisogno di leggerle, le indicazioni. Aprono il catalogo a caso e puntano il dito. E sarebbero capaci di trovarla a occhi chiusi quella Barbie anoressica vestita da velina o quel fucile combat a canne mozze che farebbe scappare Rambo a gambe levate.

Poi per fortuna arrivano gli esami di riparazione. Ed è quando li vedi giocare e scopri che tua figlia ha fatto la cresta punk verde alla bambola e ha usato lo smalto viola per tatuarle il simbolo femminista sulla guancia e che tuo figlio ha messo al robot distruggitutto una delle collanine rosa che gli ha regalato sua sorella e ne porta un’altra al collo, che puoi tirare un sospiro di sollievo.

Non hanno vinto i cataloghi, non abbiamo vinto neanche noi, hanno vinto loro. Per fortuna. E sono pronta a scommettere che a furia di dormire sopra la biografia di Frida Kahlo, anche l’orsetto abbia dato il suo contributo.