Le principesse possono essere femministe?

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Si può essere principessa e femminista? Si può essere principessa e femminista senza aprire un ristorante, senza partire per la guerra al posto di tuo padre, senza avere sempre il naso nei libri, senza essere la migliore con arco e frecce, senza rinchiudersi in un castello di ghiaccio, senza tuffarsi da scogliere di cinquanta metri, insomma, senza rischiare ogni giorno la vita o di rovinarsi lo smalto?

Si può essere romantica e femminista? Si può essere pigra, debole, fragile, un po’ svampita, e femminista? Per essere femminista devo per forza prendere in mano il mio futuro e rimpinzarlo di grandi progetti o posso anche vivermelo un giorno alla volta, senza pretendere troppo da me stessa? Posso essere femminista e aspettare lo stesso che un uomo venga a salvarmi su un cavallo bianco? Posso essere femminista e pensare che il senso della mia vita inizi e finisca con la coppia?

Tutte le donne dovrebbero essere femministe. Perché tutte le donne hanno un sogno da realizzare e diritti da far rispettare. Se escludiamo la coppia dal femminismo, se tracciamo linee invisibili ma insuperabili fra un mondo e l’altro, finiamo inevitabilmente per escludere anche il femminismo dalla coppia, con le conseguenze pericolose che vanno a ingrossare le statistiche ufficiali e i drammi segreti dentro casa.

I diritti della donna sono un po’ come il pisello della fiaba di Andersen. Meno materassi hai sotto il sedere più sarà facile ricordarsi che esistono, ma la vera sfida del femminismo in questa notte di tempesta dovrebbe essere riuscire a turbare il sonno anche della principessa in cima a venti materassi. Un materasso per chi non si sente forte abbastanza. Un materasso per chi non vuole rinunciare a essere romantica. Un materasso per chi vuole dedicare la propria vita ad accudire marito e figli. Un materasso per chi non resiste davanti a un paio di spalle larghe e a un gesto cavalleresco. Un materasso per chi non lavora e non ha intenzione di farlo. Un materasso per chi non è coraggiosa o non sa di esserlo. Un materasso per chi si rifiuta di andare dal meccanico al posto di suo marito. Un materasso per chi ama vestirsi e atteggiarsi in modo provocante. Un materasso per chi si sente più geisha che samurai. Un materasso per chi non sopporta gli slogan e le grandi adunate. Un materasso per chi non vuole etichette. Un materasso per chi vuole ricevere cioccolatini e mazzi di fiori. Un materasso per chi non ha intenzione di essere indipendente. Un materasso per chi adora il rosa e i complimenti maschili.

Il femminismo dovrebbe arrivare anche lì, fin lassù, sopra tutti quei materassi, perché tutte le donne indistintamente sappiano che nessuno ha il diritto di alzare le mani su di loro, di controllarle, di sminuirle, di toccarle come non vogliono essere toccate o di considerarle una proprietà. Nessuno. Neanche il maschio alfa con le spalle larghe e il cavallo bianco e il castello più bello di tutti. Neanche l’uomo che paga le bollette e il cibo che c’è in tavola. Neanche l’uomo che dice di essere tanto fragile e avere tanto bisogno di te. Una donna non dovrebbe mai sentirsi costretta a scegliere fra essere romantica ed essere femminista. Così come non dovrebbe mai confondere l’essere succube con l’essere romantica. La passione con la prevaricazione. La violenza con la forza dei sentimenti.

Il femminismo dovrebbe arrivare fino al ventesimo materasso e dare fastidio quel tanto che basta per ricordare alle donne che hanno diritto di essere felici e di realizzarsi, qualunque cosa significhi per loro. Fosse anche solo andare in giro a gorgheggiare nei pozzi come quell’insopportabile di Biancaneve. Perché altrimenti, se togliamo tutti i materassi, annidata nel cuore del femminismo resterà sempre l’ombra del messaggio più pericoloso: che quando nasci donna, in qualche modo, devi farti perdonare e scontare la tua colpa a suon di muscoli e aspirazioni. O che per sentirti libera e usare il tuo potere devi costruirti un castello di ghiaccio e chiudertici dentro.

 

Se non sono principi non li vogliamo

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Non ho mai capito come si possa sostenere che le favole Disney, soprattutto quelle di un tempo, siano maschiliste.

Per cominciare, non c’è una sola protagonista che sappia fare i lavori di casa in modo decente. Biancaneve fa soltanto finta mentre dirige i poveri animaletti del bosco (fateci caso, lei non muove un dito), le fatine della Bella addormentata quando provano a mettere insieme una torta e a cucire un vestito combinano disastri di dimensioni epiche. E Cenerentola, be’, sui lavori domestici niente da dire, ma come sarta anche lei non era proprio un granché.

L’unica cosa che riesce bene un po’ a tutte è cantare. Più che aspiranti casalinghe, insomma, sembrano aspiranti cantanti pop.

Ma i principi… La parte migliore sono i principi. Guardateli bene. Dove li trovate degli uomini così realistici? Che prima ti baciano e poi ti chiedono come ti chiami, da soli non ne combinano una giusta e finché non arriva una donna (o tre fatine) non trovano manco le armi prima di uscire di casa. Le favole hanno preparato generazioni di bambine alla cruda realtà del lato inutile dell’universo maschile, diciamocelo. Per fortuna c’erano Peter Pan e Robin Hood a risollevare un po’ le sorti del sesso forte.

Chi sostiene che le favole Disney siano maschiliste cade in un equivoco molto simile a quello di chi dice altrettanto del rosa. Un equivoco molto maschile, peraltro. Ossia la convizione che tutto giri intorno agli uomini, solo perché ogni tanto si parla di loro e ce li si ritrova, più o meno abusivamente, in qualche sospiro.

Del resto, qualcuno ha mai creduto davvero che le donne vadano dal parrucchiere per piacere agli uomini? Quando è scientificamente dimostrato che non se ne accorgono e che le poche volte in cui lo fanno non ci capiscono niente? Nossignori, le donne vanno dal parrucchiere per piacere alle altre donne. Proprio come leggono rosa per sognare e dettare le proprie regole. Quindi che cosa cambia se la principessa in questione vuole aprire un ristorante o tirare con l’arco o andare a una festa con il principe? L’importante è che abbia un sogno e che non smetta di provare a realizzarlo finché non c’è riuscita.

Con il rosa non è molto diverso. Gli uomini del rosa sono pura fantasia. Nessuno crederà mai che da qualche parte si aggirino adoni romantici, intelligenti, tartarugati, sensibili, premurosi, coraggiosi e già che ci siamo anche bravi in cucina. Roba che una alza gli occhi dall’ereader e guarda l’altra metà del letto e si chiede dove ha sbagliato. No. Gli uomini del rosa non esistono, sono solo sogni travestiti. Meno realistici ancora dei principi delle favole. Quindi che cosa c’è di male a inseguirli, quando in realtà quello che stiamo inseguendo sono i nostri sogni. Quello che vuole davvero chi legge rosa è diventare protagonista della propria vita.

E ditemi voi se esiste un argomento più femminista di questo.