Cercasi maggiordomo per posizione vacante nell’editoria

 

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Foto Matt Stratton (CC)

La colpa è dei troppi libri. Dei pochi lettori. Delle multinazionali. Della letteratura di qualità mediocre. Dei libri dei calciatori. Dei libri dei premi Strega che non ci capisce un accidenti nessuno. La colpa è dei libri di Volo. La colpa è degli editori. Dei videogiochi. Della scuola. Dei social. La colpa è delle offerte a tappeto. Dell’Unlimited. Dei libri piratati.

Che sollievo sarebbe avere un maggiordomo anche nell’editoria, a cui affibbiare la colpa una volta per tutte. Sono certa che si assumerebbe la colpa con stoicismo e aplomb, salvo poi sussurrare che in quella casa non si leggeva abbastanza da molto prima che lui arrivasse.

Mio figlio non mi legge abbastanza. Come quelle mamme all’uscita di scuola, che quando entrano in biblioteca minacciano il figlio di scegliere un “libro vero”, niente fumetti, per favore. Mio figlio non mi legge abbastanza, ti dicono, con lo stesso tono preoccupato con cui misuravano i grammi di spinaci e carote assunti dal virgulto. Carote biologiche, ovviamente, non importa se costano un occhio della testa, tanto le compro solo per mio figlio. Io mi scaldo una pizza mentre controllo il cellulare. Sono troppo stanca.

Ecco, dimenticavo. La colpa è del cattivo esempio. La colpa è della mamma. Non è sempre colpa della mamma, quando il maggiordomo è irreperibile? La mamma che compra i libri, ma con moderazione, che costano un occhio della testa e in un’ora ha già finito di leggerlo, e non è che le si possa dare torto. Ha già speso tutto per le carote biologiche. E poi è pieno di libri gratis sul Kindle, anche per ragazzi, che cominci a leggersi un po’ quelli.

Non è vero che il libro è troppo caro. Hanno speso di più quando sono andati a fare colazione fuori, quel mattino. O per la cioccolata del pomeriggio. Il problema è che per un certo tipo di intrattenimento non si spende più, non ci si sente più autorizzati a spendere. Libri. Musica. Film. L’accessibilità  ha la meglio sulla qualità e non è neanche questione di prezzo, non cambia poi tanto che un libro costi 16 euro o 2,99, l’unica discriminante che conta è fra quello che si paga e quello che è gratis, e se possibile anche legale. Con un po’ di fortuna, probabilmente, fra qualche anno conosceremo tutti i classici a menadito.

Quale sia la strada da seguire, non lo so. Probabilmente la strategia vincente resta quella di Ryanair: il volo è quasi gratis, ma se vuoi anche salire a bordo devi pagare un extra. Sarà questa la logica dietro il grande annuncio del Salone del Libro di Torino? Patti Smith varrà bene un posto extralarge e uno speedy boarding. Parola di maggiordomo.

 

Tu sei l’unico libro per me

Photo by Alexandre Duret-Lutz, CC
Photo by Alexandre Duret-Lutz, CC

Uno degli equivoci in cui si può cadere parlando dei social è affermare che siano “spersonalizzanti”. Forse era vero un tempo, ma adesso i social fanno esattamente il contrario, ossia rendono tutto estremamente personale, senza neanche bisogno di conoscersi.

Provate a postare la foto di una spiaggia esotica e poi ripostate quella stessa foto scrivendo che lì avete trascorso la migliore vacanza della vostra vita (o se volete giocare un po’ sporco, che lì avete fatto il sesso più sfrenato della vostra vita). E poi contate i like e i commenti. Se scrivete che a colazione avete mangiato una brioche fantastica e vi siete macchiate con la marmellata avrete più like che se scrivete che qualche famoso uomo d’affari si è macchiato di un crimine che è costato la vita a decine di persone.

I social sono personali, eccome. Sono personali quando ficcano il naso nella vita altrui e lo sono, ancora di più, quando affondano il dito nelle nostre emozioni come un amo nella pancia di un pesce. E fin qui, direte voi, sai che scoperta. E soprattutto, che cosa c’entrano i libri?

C’entrano. Nei dati sull’editoria forniti al Salone del Libro fra i settori in crescita c’erano il mercato online, i libri per ragazzi e le librerie indipendenti. E a questo punto qualcuno ha levato grida di giubilo per l’auspicato ritorno dei libri di qualità.

Auspicato è auspicato, non c’è dubbio. Ma secondo me con la crescita delle librerie indipendenti c’entra fino a un certo punto. I dati Nielsen sull’editoria svelano in realtà uno scenario non molto diverso dalla tendenza alla customization che impazza nei settori più disparati (si veda il nome sul barattolo della Nutella a cui ho accennato in questo post). Non a caso si registra anche una crescita della letteratura “di nicchia” e il calo del libro generalista.

Il lettore vuole libri che siano fatti per lui, che gli diano del tu, o meglio, a cui poter dare del tu. Il legame con il libro non può più aspettare il momento in cui inizieremo a leggerlo. Deve scattare prima dell’acquisto.

I lettori che entrano nelle piccole librerie non lo fanno solo perché cercano libri di qualità, lo fanno soprattutto perché vogliono che il libro che stanno per comprare si rivolga a lui, abbia qualcosa a che vedere con lui. Proprio come la Nutella personalizzata, la cover dell’iPad o la bacheca di Facebook, in un certo senso.

Lunga vita alle librerie indipendenti e ai libri di qualità, non c’è neanche bisogno di dirlo. Ma se puntare su testi di qualità è difficile, sarà ancora più difficile trovare il modo di dare voce ai libri prima ancora che siano aperti, non confondere le strizzatine d’occhio del marketing con le pacche sulle spalle di un libro che, volente o nolente, con buona pace dei più conservatori, quando arriva sugli scaffali della libreria ha già avuto più vite dei gattini di Facebook e sa già quali lettori lo degneranno di una seconda occhiata e quali no.