Manuali di scrittura creativa: da dove cominciare?

books-1655783_960_720

Non aprite quella porta!

La porta in questione è quella del mondo editoriale e della scrittura creativa. Una volta aperta, infatti, ci si trova irrimediabilmente sperduti. Si scrive, si sogna, ci si ritrova soli con le proprie frustrazioni, non si capisce più dove stia il problema, si cade nella tentazione del “tanto pubblicano solo i figli di qualcuno” “il mio è un libro troppo raffinato per le regole del marketing editoriale” “non lo mando a nessuno si sa mai che me lo copino” “non ci sono più gli editori di una volta”.

Non è vero, in realtà. I buoni libri possono trovare la strada della pubblicazione. Non è facile, bisogna adattarsi, imparare, accettare consigli e cambiamenti, ma è una strada percorribile, a patto di percorrerla con gli strumenti giusti. Ma quali sono questi strumenti?

Come orientarsi nella giungla di manuali di scrittura creativa? È utile una scheda di valutazione? A che cosa serve esattamente? Per stendere un breve elenco di testi che possano aiutare gli scrittori esordienti mi sono rivolta a una delle agenzie migliori di Italia, la Grandi & Associati, che ha un servizio di valutazione inediti che funziona ormai da più di trent’anni, e ho chiesto consiglio a loro.

D: In cosa consiste esattamente un servizio di lettura e valutazione?

R: Valutiamo gli esiti, i pregi e i limiti di un testo, oltre che le potenzialità di un’eventuale revisione. La scheda di lettura analizza tutti gli aspetti del lavoro, sia quelli letterari e formali (analisi dei temi, struttura, stile, lingua), sia quelli legati al possibile accoglimento dell’opera da parte del mercato editoriale (valutazione commerciale). Discute pregi e difetti del testo e, se opportuno, contribuisce con consigli e suggerimenti a un’eventuale revisione da parte dell’autore.

D: A chi è rivolto il servizio?

R: A chi ha “un libro nel cassetto” e vuole capire se può aspirare alla pubblicazione, a chi avverte la necessità di una valutazione professionale di quanto ha scritto, a chi ha difficoltà a ottenere risposta dagli editori cui ha inviato il libro in lettura, ma anche a chi vuole migliorare la propria scrittura e avere un riscontro sulla validità letteraria e editoriale del proprio testo.

D: I manuali di scrittura servono? Da quale cominciare?

R: Com’è noto esistono svariati manuali di scrittura creativa ma il nostro consiglio è di partire dai classici più collaudati. Eccovi qualche titolo, per cominciare, a cui potete aggiungere qualunque testo, romanzo o saggio, di Alberto Arbasino, che tratta in più occasioni di come si costruisce un romanzo contemporaneo.

Il mestiere di scrivere, di Raymond Carver

download (1)

Esercizi di scrittura creativa, lezioni, istruzioni per la composizione di una short-story, note sull’arte della concisione. L’insegnamento della scrittura creativa è stato per Raymond Carver qualcosa di piú che un modo per guadagnarsi da vivere: cominciò negli anni ’70 a tenere le sue memorabili lezioni di Creative Writing – in un periodo segnato dalla devastazione dell’alcolismo – e quelle lezioni oltre a dare origine a una vera e propria tendenza letteraria furono per Carver un modo per riflettere sul senso del narrare e per confrontarsi con i grandi scrittori suoi maestri – da Checov a Hemingway -, in particolare sulla forma della short-story. (Dalla quarta di copertina)

Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato, di Francis Scott Fitzgerald34449958

Questo volume raccoglie le riflessioni e i giudizi espressi dal grande scrittore americano, lungo tutta la sua vita, sul tema dello scrivere: cos’è lo scrittore e che cosa fa, cosa vuol dire scrivere, come si gestiscono i personaggi di un romanzo, qual è il rapporto tra lo scrittore e il mondo dell’editoria e della critica. L’autore simbolo dei Roaring Twenties fornisce suggerimenti assai vari, assecondando la sua naturale tendenza a insegnare, a comunicare la propria esperienza. In tempi in cui tutto sembra procedere verso lo smascheramento dell’apparenza, Fitzgerald va nella direzione opposta, lontano dalle certezze che ostacolano il cammino verso l’illusione della bellezza. «Scrivere bene», dice, «è sempre nuotare sott’acqua e trattenere il fiato». (Dalla quarta di copertina)

Variazioni sulla scrittura – Il piacere del testo, di Roland Barthes

BARTHES_scrittura1

Di che cosa tratta Il piacere del testo? Delle emozioni che il testo suscita nel lettore. Osserva giustamente Barthes che se alla domanda « cosa conosciamo del/dal testo ?» la semiologia è riuscita a dare risposte convincenti, la stessa cosa non è però accaduta per l’altra domanda fondamentale: «che cosa godiamo nel testo ?» Si tratta dunque, nelle parole dello stesso Barthes, di «riaffermare il piacere del testo contro l’indifferenza scientifica e il puritanesimo dell’analisi sociologica, contro l’appiattimento della letteratura a un suo semplice apprezzamento». Ma come rispondere, concretamente, a quest’ultima domanda ? poiché il piacere è, per sua stessa natura, inesprimibile, un testo sul piacere del leggere non potrà che assumere la forma di una successione di frammenti, in una sorta di messa in scena del problema che rigetta dal principio la scientificità dell’analisi testuale. Contemporanee al Piacere del testo, le Variazioni sulla scrittura, originariamente commissionate per un volume dell’Istituto Accademico di Roma, rivelano una perfetta solidarietà di concezione e struttura con quel saggio. Come sottolinea Carlo Ossola, ciò che Barthes aveva felicemente concepito «era un unico saggio, una sola movenza», che va dal lavoro di incisione della materia attraverso lo scrivere alla libera fruizione del testo. (Dalla quarta di copertina)

 

Per chi volesse saperne di più sul servizio di valutazione inediti dell’Agenzia, trovate tutte le informazioni qui.

Per chi volesse mettere alla prova il proprio testo con una serie di domande divertenti, invece, qui nel blog trovate il Manuale di NON scrittura creativa.

Cercasi maggiordomo per posizione vacante nell’editoria

 

102401350_a2b8daea76_b
Foto Matt Stratton (CC)

La colpa è dei troppi libri. Dei pochi lettori. Delle multinazionali. Della letteratura di qualità mediocre. Dei libri dei calciatori. Dei libri dei premi Strega che non ci capisce un accidenti nessuno. La colpa è dei libri di Volo. La colpa è degli editori. Dei videogiochi. Della scuola. Dei social. La colpa è delle offerte a tappeto. Dell’Unlimited. Dei libri piratati.

Che sollievo sarebbe avere un maggiordomo anche nell’editoria, a cui affibbiare la colpa una volta per tutte. Sono certa che si assumerebbe la colpa con stoicismo e aplomb, salvo poi sussurrare che in quella casa non si leggeva abbastanza da molto prima che lui arrivasse.

Mio figlio non mi legge abbastanza. Come quelle mamme all’uscita di scuola, che quando entrano in biblioteca minacciano il figlio di scegliere un “libro vero”, niente fumetti, per favore. Mio figlio non mi legge abbastanza, ti dicono, con lo stesso tono preoccupato con cui misuravano i grammi di spinaci e carote assunti dal virgulto. Carote biologiche, ovviamente, non importa se costano un occhio della testa, tanto le compro solo per mio figlio. Io mi scaldo una pizza mentre controllo il cellulare. Sono troppo stanca.

Ecco, dimenticavo. La colpa è del cattivo esempio. La colpa è della mamma. Non è sempre colpa della mamma, quando il maggiordomo è irreperibile? La mamma che compra i libri, ma con moderazione, che costano un occhio della testa e in un’ora ha già finito di leggerlo, e non è che le si possa dare torto. Ha già speso tutto per le carote biologiche. E poi è pieno di libri gratis sul Kindle, anche per ragazzi, che cominci a leggersi un po’ quelli.

Non è vero che il libro è troppo caro. Hanno speso di più quando sono andati a fare colazione fuori, quel mattino. O per la cioccolata del pomeriggio. Il problema è che per un certo tipo di intrattenimento non si spende più, non ci si sente più autorizzati a spendere. Libri. Musica. Film. L’accessibilità  ha la meglio sulla qualità e non è neanche questione di prezzo, non cambia poi tanto che un libro costi 16 euro o 2,99, l’unica discriminante che conta è fra quello che si paga e quello che è gratis, e se possibile anche legale. Con un po’ di fortuna, probabilmente, fra qualche anno conosceremo tutti i classici a menadito.

Quale sia la strada da seguire, non lo so. Probabilmente la strategia vincente resta quella di Ryanair: il volo è quasi gratis, ma se vuoi anche salire a bordo devi pagare un extra. Sarà questa la logica dietro il grande annuncio del Salone del Libro di Torino? Patti Smith varrà bene un posto extralarge e uno speedy boarding. Parola di maggiordomo.

 

Note sul Noir/3

stairs-863132_640

di Maria Masella

Riassunto della puntata precedente. Avete realizzato lo schema, anzi lo SCHEMA. Tutto torna, al millimetro.

Siete a posto?

No. Purtroppo c’è sempre ancora qualcosa da approfondire. Uno SCHEMA impeccabile non vi mette al riparo da uno dei guai peggiori, quello che il vostro noir sia soltanto un rebus travestito da romanzo.

Affrontiamo uno dei passi che trasformeranno il rebus in romanzo.

Movente

Parola stuzzicante. Per uno chef (categoria molto di moda) alcuni ingredienti stimolano la fantasia, la creatività. Per i pittori alcuni colori sono ricorrenti (il rosso di Carpaccio è quasi una firma).

Per uno scrittore le parole sono i veri ingredienti ed è normale che una parola possa giocare un ruolo importante, sia di stimolo per la costruzione di una storia.

Per me, movente è una parola guida.

Sul fedele Zingarelli movente è sia sostantivo sia participio presente del verbo muovere. Ed è proprio questa duplicità a sedurmi. Da una parte la staticità del sostantivo e dall’altra il movimento allo stato puro, presente, in atto e non in potenza.

Un noirista almeno discreto vive con la parola movente appollaiata sulla spalla, è la sua scimmia.

Un noirista almeno decente sa d’istinto che è il movente a muovere la storia, è il movente a dare profondità al colpevole e insieme alla vittima e all’investigatore.

Perché qualsiasi noir è giocato su tre persone: assassino, vittima, investigatore. Ed è il movente a dare inizio alla storia e fin quando l’investigatore non trova il movente il caso non è risolto! E la vittima? Sembra la più estranea al movente… Sembra.

Cercate di vedere la scena. L’assassino muove verso la vittima armato del movente. La vittima è la sua meta, ma perché ha scelto quella e non un’altra? Questo è il punto su cui in noirista deve lavorare: chi legge deve capire perché è stata scelta quella vittima e, almeno in parte, essere accanto all’assassino in una specie di condivisione del movente.

Il movente perfetto ha alcuni requisiti:

  1. Comprensibile al lettore medio. Odio, amore, vendetta, gelosia, invidia, interesse… Sì, funzionano sempre, perché tutti noi li conosciamo.
  2. Condivisibile dal lettore medio. Non ci saremo vendicati uccidendo, forse neppure ci saremo vendicati, ma l’impulso alla vendetta l’abbiamo provato tutti.
  3. In movimento. Non basta dire “ha ucciso per gelosia” bisogna far sentire come è nata la gelosia, come si è sviluppata tanto da diventare padrona dell’assassino.
  4. Vado pazza per i moventi ibridi: non soltanto la gelosia, ma forse un pizzico di interesse. Perché neppure l’assassino sia monolitico.
  5. Anticipato con tocchi leggeri. Questo, come sempre quando si parla di anticipi, è difficile. Seminare una parola, una frase che a romanzo concluso faccia dire al lettore “Sì, un cenno c’era!”. La leggerezza di tocco è essenziale. Un trucco da banale mestierante? Inserirlo in un diverso contesto. Esempio. In Celtique si scopre che un senegalese viene ucciso perché scambiato per un altro. Un personaggio commenta, molte pagine prima, che per alcuni tutti i neri sono uguali.

Ma, come dico a ogni incontro con il pubblico, per un romanzo di più di duecento pagine un omicidio non basta e ne sono necessari almeno due.

Si aprono numerose possibilità:

  1. i due omicidi non hanno alcun collegamento, in questo caso l’autore deve sapere quale dei due è il più importante: sarà risolto per ultimo! Spesso il caso meno importante viene inserito per necessità temporali. Cito nuovamente Celtique. L’omicidio del senegalese mi è servito per riempire i molti giorni in cui non accadeva nulla relativamente al caso “Celtique” e per costringere il protagonista a lavorare su due fronti. I due casi devono essere incastrati al millimetro, doppio SCHEMA! E SCHEMONE di confronto. Attenzione: i due moventi sono probabilmente diversi e questo rischia di frammentare il romanzo. Trucchi? Conosco quello usato in Celtique. Due delitti completamente diversi, ma sia il senegalese ucciso sia l’investigatore devono fare i conti con una doppia fedeltà: il primo alle sue due patrie e il secondo alla legge e a un vecchio amico latitante.
  2. I due omicidi sono collegati: il secondo è di copertura. Situazione semplice che può essere, anzi deve essere arricchita, dando molta profondità al movente del primo omicidio.
  3. I due, o più, omicidi sono collegati e tutti preludono all’ultimo, quello che per l’assassino è il più importante. Usato in Morte a domicilio. È molto coinvolgente se ben gestito. È necessario che il lettore si identifichi con l’investigatore, ma… Ma sul filo di lana provi pena e compassione per l’assassino. Usato anche in Giorni contati, ovviamente modificando i moventi.
  4. Serial killer. Molto diverso dal precedente. Per l’assassino tutti gli ammazzati sono di pari importanza. No, non è vero. Uno antico, il primo deve essere quello fondamentale, gli altri sono “per ricordare”. Usato con gran soddisfazione in Caso irrisolto.

Si nota facilmente che non amo i romanzi di mafia, camorra e criminalità organizzata. Neppure gli intrighi internazionali. I miei sono assassini della porta accanto. E i moventi sono quelli che potrebbero spingermi a uccidere. Persona avvisata, mezza salvata! Ora sapete che cosa mi spingerebbe a uccidere.

Se volete saperne di più su Maria Masella e sui suoi libri, trovate tutto qui.

Se volete leggere le Note sul noir precedenti, le trovate qui qui

Cinque tipologie di scrittori che ho conosciuto a Bookcity

bookcity

  1. Quelli che danno per scontato di interessare, piacere, essere simpatici, come se fosse una sorta di diritto acquisito. Non sono necessariamente altezzosi, anzi, molti erano alla mano, ma ogni loro sguardo era una richiesta di conferma un po’ rabbiosa alla domanda inespressa “Vero che ti piaccio? Ma quanto ti piaccio?”
  2. Quelli che si parlano fra loro, che scrivono per farsi leggere da altri scrittori e che guardano al lettore con una sorta di sarcasmo malcelato in qualche caso, in altri con una sorta di paternalistica condiscendenza. Sono gli scrittori che scrivono per farsi recensire, prima che per farsi leggere.
  3. Quelli che si guardano dentro, che scrivono per sé, per caso, per divertirsi, per piacere. Che si raccontano sempre un po’ stupiti, forse dal fatto di essere dove sono, forse per quello che hanno scoperto scrivendo, non lo sapremo mai, ma da loro si impara sempre qualcosa.
  4. Quelli che ti guardano dentro, che conoscono davvero i propri lettori, li chiamano per nome, quando li guardano li vedono, non vedono copie vendute e neanche il riflesso della propria fama, vedono un’altra persona. O un altro personaggio.
  5. Quelli che parlano di storie e non di libri, che amano narrare, che trasformano la presentazione in un lungo racconto che si perde per strade impreviste e poi torna sui suoi passi, dopo averti ricordato quanto è prezioso il piacere delle storie. Senza bisogno di dirlo. Ponendosi al servizio della parola mentre la usano con maestria.

CORSO SPRINT DI SCRITTURA CREATIVA

SONY DSC

di Olivia Crosio

Prima lezione. Non lasciarti prendere la mano da progetti assurdi. Comincia semplicemente dall’inizio, e alla fine tornaci.

Seconda lezione. Tutto quello che scrivi oggi, domani ti farà orrore, perché sai di essere capace di fare molto meglio, anche se PER IL MOMENTO non ci riesci, chissà come mai. Se non piace a te, figurati agli altri. Ricomincia.

Terza lezione. Tema: il blocco. Il blocco… Sì, il blocco. Certo, non è facile. No, vero? Eh, be’, già. Mmm… aspetta un attimo…

Quarta lezione. Una volta superato in qualche modo il famigerato blocco da pagina bianca, rileggerai tutto quello che hai scritto prima e lo butterai via perché il blocco ti avrà fatto maturare. Ricomincia. A questo punto, dovresti avere un paio di paragrafi di cui non ti vergogni davanti a te stesso. Consolati con il fatto che questo corso è gratuito.

Quinta lezione. Sei un falegname. Sega, pialla, incolla, inchioda, vernicia. Ti sporcherai. E in fondo alla giornata sarai stanco come un falegname, ma stai creando un piccolo pezzo unico, non un Ikea.

Sesta lezione. Cercare di imitare l’ultimo libro che ti è piaciuto non paga! Non sei quello scrittore lì, sei qualcun altro! Per scoprire chi (sei), e per avere qualcosa da raccontare, esci dal guscio e vivi un po’, a costo di fracassarti le corna contro un muro. Niente paura, poi ricrescono.

Settima lezione. Mentre sei fuori a sbattere le corna di qua e di là, non perdere tempo a parlare ma ascolta gli altri. Loro sono la farina, le uova e il burro con cui confezionerai la tua storia. Non dimenticare il pizzico di sale. La ciliegina è il tuo stile personale.

Ottava lezione. Se pensi di scrivere per le donne, mira al cuore e alla mente. Se pensi di scrivere per i ragazzi (maschi e femmine), mira ancora al cuore e alla mente. Se pensi di scrivere per gli uomini, mira alla mente e basta, perché loro il cuore ce l’hanno, ma lo tengono rinchiuso.

Nona lezione. Punti, virgole e altri segni non sono come le zanzare, cioè apparentemente inutili: sono i respiri della frase. Gli a capo sono respiri un po’ più lunghi e servono per prendere ossigeno.
In fondo, anche le zanzare sono cibo per insettivori.

Decima (e ultima!) lezione. Sei arrivato alla fine. Hai scritto la tua opera. Finora ti sei divertito, hai dato sfogo al vero te stesso. Ma il lavoro inizia adesso: rileggi e ti metterai le mani nei capelli. E se per caso dopo la terza o quarta stesura qualcuno ti comprerà, allora entrerai in un vero e proprio incubo, perché la tua opera non sarà più tua, tutti ci ficcheranno il naso e le mani e vorranno dire la loro, ti costringeranno a cambiare questo e quello, ognuno ne darà una interpretazione personale lontanissima dalle tue intenzioni, eccetera eccetera.

Se volete seguire Olivia Crosio e saperne di più sui suoi romanzi, trovate tutto qui.

la_felicita_cop_piatto (1)

Note sul Noir/2

Foto Lea Lonza
Foto Lea Lonza (CC)

di Maria Masella

Due parole guida per chi scrive (e legge) noir (e non solo).

Se dico due intendo due: coerenza e movente.

La mancanza di coerenza allontanerà chi legge noir e un buon approfondimento sul movente inviterà ad acquistarne altri tuoi.

Spesso la lettrice e il lettore leggono velocemente, a spizzichi, ma di solito chi legge noir ha buona memoria e un buon allenamento a riesaminare mentalmente i fatti narrati, disponendoli in ordine cronologico anche se li ha incontrati in ordine diverso. Mi spiego meglio: in una storia è normale fare riferimento a eventi precedenti, anzi a più eventi precedenti, e non sempre si cita prima il più antico. Spesso c’è un lavorio di scavo a ritroso nel tempo. Ecco, parlando con chi legge noir, ho riscontrato la tendenza o la capacità a risistemare gli eventi e in modo cronologicamente corretto.

Quindi chi legge noir trova abbastanza facilmente incongruenze temporali e spaziali.

Come risolvere il problema di fornire un romanzo impeccabile (si spera)?

Che siate “da scaletta” o “all’arrembaggio” (come me) è opportuno, dopo aver scritto la parola fine (che scriverete molte volte!), aprirsi un file nuovo e scrivere la storia del delitto. Un chiaro elenco puntato e numerato in cui non compare il romanzo, ma proprio il delitto.

Esempio? Il mio primo Mariani, Morte a domicilio.

  • anni prima Mariani, durante un’indagine sull’omicidio di una prostituta (X), commette l’errore di rendere pubblico l’agendina della vittima, in cui compare anche il nome di una donna (Y) che ha abbandonato il mestiere, si è sposata, ha una figlia e continua a frequentare la prostituta X perché le “fa i capelli”
  • la leggerezza di Mariani distrugge la vita di Y: il marito si uccide per la vergogna, uccidendo anche la bambina
  • Y, anni dopo, tenta il suicidio buttandosi dal balcone. Non muore ma trascorre molto tempo in ortopedia dove conosce la madre di Mariani (volontaria AVO). Comincia a pensare alla vendetta.

Non procedo oltre perché è già chiaro che non ho lavorato al meglio. Riprovo. (Chiaro perché ho consigliato PC e non carta e penna?)

  • una donna (Y) abbandona il mestiere di prostituta, si sposa, ha una figlia. Continua a frequentare una ex collega (X) soltanto perché le “fa i capelli”
  • qualche anno dopo X viene uccisa.
  • Mariani, durante le indagini, commette l’errore di rendere pubblico l’agendina della vittima, in cui compare anche il nome di Y
  • la leggerezza di Mariani distrugge la vita di Y: il marito si uccide per la vergogna, uccidendo anche la bambina
  • Y, anni dopo, tenta il suicidio buttandosi dal balcone. Non muore ma trascorre molto tempo in ortopedia dove conosce la madre di Mariani (volontaria AVO). Comincia a pensare alla vendetta.

In pratica questo è l’antefatto che Mariani e chi legge scopriranno poco per volta.

Lo stesso lavoro deve essere realizzato per ogni delitto, mettendo ordine nei passi dell’assassino che scopriremo poco alla volta e non sempre nella sequenza in cui li ha fatti. Soltanto rileggendoli si possono trovare incongruenze temporali o spaziali.

Ora si rilegge il romanzo e accanto a ogni punto di quello che fra me chiamo SCHEMA (sì, lo penso maiuscolo) indico in quale pagina del romanzo si scopre quello che lì è detto. Quante volte mi sono accorta di non aver mai scritto nel romanzo un passo importante importantissimo dell’assassino! O di averlo scritto più di una volta (le azioni dell’assassino sempre una volta, non di più per non confondere. Se è qualcosa che riguarda il movente, la ripetizione aiuta). Lo conoscevo ma avevo dimenticato di inserirlo a forza di dire “lo metto dopo che è meglio”.

Quando dico che la revisione di un noir è laboriosa, esagero?

Il movente alla prossima puntata, se interesserà.

In attesa della prossima puntata, se volete leggere le prime Note sul noir di Maria Masella, le trovate qui.

morte a domicilio

I consigli di scrittura di Sara Rattaro

sara-rattaro-gallery-12

Ogni tanto qui nel blog arrivano ospiti speciali e questa è una di quelle volte. Sara Rattaro, vincitrice del Premio Bancarella di quest’anno con Niente è come te, è una delle autrici italiane che amo di più – l’ho già detto in altre occasioni – per la sua capacità di descrivere il quotidiano, i legami familiari, ma soprattutto per la delicatezza con cui il suo sguardo passa sulle debolezze umane, con una discrezione e una pietà così intense che sembra perdonarle nell’istante esatto in cui le mette a fuoco. Ed è anche una donna di una cortesia e disponibilità davvero rare. Qualche tempo fa le chiesi alcuni consigli di scrittura per il gruppo che gestivo all’epoca su Facebook, Verde bianco e rosa, e lei mi regalò le righe che seguono, che mi ha permesso di pubblicare anche nel blog e che valgono un intero corso di scrittura creativa. C’è da fare tesoro di ogni riga. Buona lettura! 

di Sara Rattaro

Ecco i miei consigli di scrittura. Per condurre il lettore nel mondo fittizio bisogna offrire informazioni per tutti e cinque sensi. Non bisogna concentrarsi solo sulla vista. I lettori devono percepire che ha smesso di piovere, devono sentire l’odore del caffè, arrossire per l’imbarazzo, accarezzare il velluto e sentire la musica in sottofondo.

Siate selettivi. Dovete mostrare solo i dettagli giusti, quelli che rendono vivo un luogo. Siate precisi. I dettagli precisi danno l’impressione che i fatti siano accaduti realmente. Siate ladri e collezionisti di parole. Se sapete distinguere i colori, le piante, i modelli delle auto e il sapore delle spezie darete maggiore precisione ai vostri racconti.

Raccontare le emozioni. Se dichiaro di essere arrabbiata perché non ottengo quello che voglio, esprimo un pensiero chiaro alla comprensione ma l’emozione della mia rabbia non arriva a nessuno. Le emozioni sono fisiche, vengono espresse con sensazioni ed azioni e come per tutte le altre descrizioni, devono essere descritte con chiarezza e precisione attraverso i sensi. Ci sono molti modi per descrivere la mia rabbia. Forse faccio fatica a respirare, sono diventata rossa e la mia voce è diventata roca e gutturale oppure si è spezzata in due dal nervoso. Il segreto è quello di far vivere al lettore le stesse emozioni che sta vivendo il vostro protagonista, elencando una serie di dettagli che creino empatia.

Dialogo. Le scene clou si prestano maggiormente a essere raccontate con il dialogo. I dialoghi attirano l’attenzione e spesso è difficile interromperli. I dialoghi efficaci sono difficili da scrivere. Per farli sembrare autentici dobbiamo ascoltare le persone parlare. Usate i termini colloquiali. Ad uno scrittore è vietato usate cliché ma ai personaggi no. A differenza della vita reale un dialogo narrato deve aggiungere qualcosa alla storia e portarla avanti. Arrivate al punto.

La trama. Non ci sono regole su come trovare una storia. Possono scaturire da un personaggio, un nome, una situazione, un dialogo ascoltato per caso, un luogo, un bacio o un sentimento. Probabilmente il posto migliore in cui cercare ispirazione è la propria vita. Pensate al vostro passato, alle cose che volevate, alle cose che avete dimenticato o perso. Non siate troppo egocentrici. Un bravo scrittore deve osservare le cose dall’esterno e intuire quelle nascoste alla vista. Parlate di ciò che conoscete o diventate esperti di ciò che non conoscete ancora.

Se cercate altre informazioni sull’autrice, le trovate sul suo sito, www.sararattaro.it.